Lunedi 15 Ottobre 2018
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Twitter Analytics: come monitorare i propri risultati su Twitter

Twitter Analytics permette a tutti gli iscritti al social di analizzare l’attività del proprio profilo. Come funziona e perché usare il tool?


Virginia Dara

A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

Twitter Analytics: come monitorare i propri risultati su Twitter

Il monitoraggio delle proprie attività online fa parte della routine quotidiana di ogni buon social media manager. Guardare per esempio alla copertura raggiunta dai propri contenuti per i social o al coinvolgimento della community ottenuto – per restare su insight e misurazioni macro – si può rivelare strategico infatti quando si tratta di valutare l’efficacia della propria strategia digitale o di rivederne le basi. Per questo, insomma, un buon tool di social media monitoring non dovrebbe mai mancare nella cassetta degli attrezzi di chi si occupa di strategie, piani editoriali per i social media. Per fortuna oggi ne esistono diversi, di diverso grado di complessità e accuratezza, gratuiti o in versione pro e che permettono di misurare aspetti in parte differenti. Persino le stesse piattaforme social, nella maggior parte dei casi, offrono tool di questo tipo: da Facebook for Business a Twitter Analytics, l’analisi e l’interpretazione dei dati è insomma oggi quanto mai a portata di mano, basta imparare come sfruttare al meglio anche gli strumenti native che si hanno a disposizione per ottenere spunti interessanti per la propria strategia.

Chi può utilizzare Twitter Analytics? Un po’ di storia

Nel caso di Twitter, lo strumento di analisi messo a disposizione di chiunque abbia un account può essere particolarmente utile per misurare impression e interazioni di ogni singolo cinguettio, oltre che per ricavare informazioni più bold sulla propria audience e i suoi interessi. Twitter Analytics, insomma, è un tool di monitoraggio generalista ma completo e versatile. Se prima del 2014 era disponibile, infatti, solo per chi avesse un account business e con i suoi risultati parlava soprattutto a marketer e pubblicitari, oggi lo può usare (quasi) qualsiasi utente registrato alla piattaforma di Stone&co, probabilmente nella convinzione che l’utente Twitter è, tra gli utenti social, il più interessato ad aumentare il proprio bacino d’ascolto con contenuti e strategie di posting pensate ad hoc.

Per usare Twitter Analytics basta collegarsi a analytics.twitter.com  (in questo caso verranno mostrati gli insight riguardanti l’account con cui si è loggati sul browser che si utilizza, ndr) o selezionare la voce “Analytics” dal menu a tendina che compare cliccando sulla propria immagine di profilo in alto a destra quando si usa Twitter da desktop. Nonostante, come si accennava, non venga fatta alcuna distinzione tra profili personali e profili business, la funzione è al momento (gennaio 2018, ndr) disponibile per

  • account che twittano in arabo, brasiliano, cinese, coreano, danese, tedesco, inglese, filippino, finlandese, francese, indonesiano, italiano, giapponese, norvegese, russo, spagnolo, svedese, tailandese e turco;
  • account aperti da almeno quattordici giorni
  • che non violino le policy della piattaforma
  • e che non siano stati cancellati, sospesi o chiusi.

Che informazioni si possono ottenere e come esse possono rivelarsi utili per la propria strategia digitale? A rispondere ci ha provato Buffer con una guida all’uso di Twitter Analytics, utile perché riassume in maniera agevole e semplice le principali funzionalità del tool di Twitter.

Una panoramica completa della propria attività su Twitter

La prima ragione per affidarsi alle analytics di Twitter è, così, poter avere una panoramica completa, su base mensile, delle proprie attività sulla piattaforma. Nella home page di Twitter Analytics, infatti, la prima cosa che viene fornita all’utente è una overview su quanto è successo sul proprio profilo nei ventotto giorni precedenti. Nello specifico vengono segnalati

  • il tweet più popolare, cioè quello che ha ricevuto il più alto numero di impression;
  • la top mention, ovvero il tweet, anche di altri, in cui si è @mezionati e che ha ricevuto ancora una volta il più alto numero di impression;
  • il follower più popolare, cioè l’account con più alto numero di follower che ha cominciato a seguire il proprio profilo nell’arco di tempo in considerazione;
  • il tweet con contenuti media più popolare;
  • nel caso in cui si usino le Twitter Card, quella che ha ricevuto ancora più impression durante il mese.

Insight come questi? Possono rivelarsi molto utili quando si tratta di (ri)organizzare il proprio calendario di pubblicazione o, più in generale, la propria strategia di contenuti social. Non solo infatti si può decidere di recuperare il tweet più popolare, per esempio, condividendolo una seconda volta identico o con le dovute modifiche, in una sorta di strategia di repurposing content. Avere delle informazioni sul tipo di contenuto più performante può essere utile anche in fase creativa e di stesura, per formulare tweet che abbiano tutti gli elementi di maggior appeal per la propria audience o il giusto apparato multimediale, per esempio. I dati sulle @mention e sui top follower possono essere utili, invece, quando si tratta di aumentare il coinvolgimento della propria fanbase: ci si può limitare in questo senso a rispondere alla menzione e retwittare i post in cui si è coinvolti o si può pensare a una strategia di coinvolgimento degli influencer più strutturata.

Tutti i trend che Twitter Analytics è in grado di mostrare

Twitter Analytics può essere molto utile, comunque, anche quando si tratta di analizzare i principali trend che riguardano l’account. Già nella homepage, il tool analitico di Twitter mostra infatti un riepilogo degli ultimi ventotto giorni d’attività e uno mese per mese, in cui vengono forniti insight su numeri e percentuali di tweet, visualizzazioni, visite al profilo, menzioni, nuovi follower guadagnati nell’arco di tempo preso in considerazione.

Nella sezione “Tweet” invece, oltre a poter vedere più nel dettaglio il trend delle visualizzazioni dei propri cinguettii, si hanno a disposizione altri dati interessanti come la variazione dei click sui link, i retweet, i like e le risposte ricevute negli ultimi ventotto giorni. Dati come questi sono essenziali per un social media strategist: servono da prova, infatti, alla tenuta della propria strategia di presenza su Twitter e a capire da un lato se sono stati raggiunti gli obiettivi che ci si era prefissati, dall’altro se è necessario invece stabilirne di nuovi. Come sempre, infatti, quando si fa digital analysis il primo modo utile per sfruttare la grande mole di informazioni che si ha a disposizione è utilizzarla in funzione valutativa e per eventualmente rivedere, in maniera prospettica, le proprie strategie.

Dall’engagement a un profilo della propria audience: come usare il tool di misurazione

Se si accennava alla completezza del tool messo a disposizione da Twitter, però, è soprattutto per le informazioni interessanti che sa dare rispetto all’engagement generato dai propri messaggi e presso la propria community. Non si tratta solo, come visto in precedenza, di poter visualizzare i trend e, cioè, di scoprire, per esempio, in che giorno il proprio profilo ha avuto più retweet o più risposte ai tweet da parte di chi segue l’account. Per ogni tweet, che sia il più popolare o quello con più interazioni, semplicemente cliccando su “Visualizza attività tweet” si possono avere diverse informazioni rilevanti, per lo più riguardo alle interazioni, sia che si tratti del numero di “mi piace” ricevuto, quello di click sugli eventuali link o hashtag presenti, sia che si tratti di quante volte gli utenti hanno usato la funzione “Espandi per maggiori dettagli” e di come hanno interagito con gli eventuali media. Sono, ancora una volta, dati preziosi che in mano alla persona giusta, al giusto social team possono aiutare a confezionare un contenuto quanto più su misura possibile per la propria audience.

A proposito di audience, infine, Twitter Analytics aiuta chi gestisce i profili social – ma anche il singolo utente Twitter – a farsi un’idea più precisa di come sia fatta la propria audience. Dalla sezione “Segmenti di pubblico” si può scegliere, infatti, tramite un menu a tendina, innanzitutto il tipo di insight a cui si è interessati (riguardo ai propri follower, al pubblico organico, ecc). Si avranno a disposizione, quindi, vari dati soci-demografici su età, sesso, lingua, paese e zona di provenienza di chi legge i propri tweet. Decisamente più interessanti, però, sono le informazioni che il tool riesce a ricavare quanto allo stile di vita e ai principali interessi degli stessi. In un contesto di overload informativo, in cui le comunicazioni indesiderate che si ricevono ogni giorno sono tante e, nella maggior parte dei casi, percepite come spam, riuscire a creare comunicazioni personalizzate e su misura è infatti una sfida importante non solo per i brand, ma per chiunque voglia riuscire a far sentire la sua voce negli ambienti digitali.

Non si può ignorare comunque che le statistiche di Twitter Analytics sono estremamente variabili: il loro aggiornamento è quasi istantaneo dal momento che procede di pari passo alla pubblicazione di un nuovo tweet, a un nuovo retweet, a un follower in più guadagnato. Nella maggior parte dei casi le variazioni non sono sensibili e, comunque, dati come questi per la loro stessa natura si rivelano molto utili per una valutazione e un monitoraggio day-by day dell’attività social. Ciò non toglie che per avere degli insight più robusti l’ideale sarebbe integrare il tool di Twitter con altri, più generici, di social media monitoring.

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