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Cosa ci fanno i musei di Vienna su OnlyFans e perché può essere una buona strategia di promozione

L'account gestito dall'ufficio turistico condivide dettagli di nudo delle opere d'arte dei musei cittadini: agli abbonati su OnlyFans è garantito però anche un ingresso gratuito contro lo stillicidio di visitatori post-COVID.

musei di vienna su OnlyFans iniziativa

Diventano gratuiti per tutti, cioè fruibili anche senza abbonamento, i contenuti del profilo dei musei di Vienna su OnlyFans. Ad annunciarlo nei giorni scorsi è stato lo stesso team digitale dell’ufficio turistico viennese che non molto tempo fa aveva dato vita all’account, aggiungendo che è una scelta intesa a «dare qualcosa indietro» in segno di gratitudine a chi «ha aiutato ad alimentare una discussione globale» su un «problema che, comunque, non è per niente risolto», come si legge in un post.

musei di vienna su OnlyFans contenuti gratuiti

Sono da qualche giorno gratuiti e accessibili anche ai non abbonati i contenuti dei musei di Vienna su OnlyFans. Fonte: OnlyFans/@viennatouristboard

Gli algoritmi social continuano a censurare i nudi artistici ed è un problema per la promozione museale

Il «problema» a cui i gestori di Vienna’s 18+ content – così si chiama il profilo dei musei di Vienna su OnlyFans – alludono è la censura arbitraria che spesso le piattaforme digitali si ritrovano a operare nei confronti dei nudi artistici quando applicano pedissequamente e fin troppo alla lettera le proprie linee guida contro contenti espliciti e abusi sessuali.

È The Guardian a elencare alcuni “casi” famosi e passati alla cronaca di musei che hanno visto segnalati come pornografici i propri contenuti sui social o limitata l’attività dei propri account per ragioni simili, anche quando i nudi postati non erano che dettagli di dipinti, sculture, affreschi, oggetti di design e altre opere d’arte.

A luglio 2021, per esempio, il Museo Albertina ha dovuto aprire un nuovo profilo TikTok dopo che quello originario era stato sospeso per aver pubblicato dei particolari raffiguranti un seno femminile di un’opera del fotografo giapponese Nobuyoshi Araki. Qualche anno prima lo stesso museo aveva avuto un “incidente” simile su Instagram con un dipinto di Rubens. Più di recente, non a caso, chi si occupa della presenza digitale del museo si è ritrovato a chiedersi se dei ritratti di Modigliani a Vienna per un’esibizione dedicata all’artista italiano non fossero un po’ troppo espliciti per essere usati come materiale promozionale sui social.

Addirittura il Museo di Storia Naturale, non molto tempo fa, ha visto bollare da Facebook come pornografica l’immagine di una Venere di Willendorf risalente a 25mila anni fa. È il Leopold Museum, però, che sembra fare più difficoltà a promuoversi in Rete e attraverso i social network: quest’anno un video celebrativo del ventesimo anniversario dalla fondazione che raffigurava “Liebespaar”, un’opera di Moser, è stato rifiutato da Facebook e Instagram per le inserzioni perché considerato «potenzialmente pornografico»; una sorte simile è toccata spesso agli autoritratti erotici di Egon Schiele, pure così rappresentativi del patrimonio artistico-culturale della capitale austriaca.

dipinto moser bannato da facebook

È “Liebespaar” di Koloman Moser uno dei dipinti che il Leopold Museum di Vienna lamenta sia stato più volte bannato su Facebook e Instagram come “potenzialmente pornografico”. Fonte immagine: Wikimedia

È una lista lunga, quella di The Guardian, ma che riguarda i soli musei e luoghi d’arte viennese e a cui andrebbero aggiunti “casi” altrettanto celebri e che hanno visto coinvolti soggetti più disparati. Molta eco ebbe, per esempio, solo per citarne uno, la censura a opera di Facebook su “L’origine du monde” di Courbet[1].

Opere d’arte come queste «sono cruciali e importanti, tra le più iconiche [della cultura di un paese]», aveva sottolineato così, ai tempi dell’apertura del profilo dei musei di Vienna su OnlyFans, una portavoce dell’ufficio turistico della città. «Se non possono essere usate su mezzi di comunicazione così potenti come i social media è ingiusto e frustrante»[2]. Del resto, per continuare a parafrasare lo spirito che ha animato l’iniziativa, è davvero un algoritmo digitale il miglior modo per decidere cosa è scandaloso e offensivo del buon costume e cosa no?

I musei di Vienna su OnlyFans raccontano la città a suon di nudi artistici e lo fanno per provocazione

Al suon di «vogliamo dare a queste opere d’arte la libertà che meritano» – come si è letto per molto tempo tra le informazioni del profilo – i musei di Vienna su OnlyFans hanno preso a raccontare così la città, la sua storia e un momento cruciale come la Secessione attraverso diverse opere d’arte vietate ai minori di 18 anni”.

vienna's 18+ content onlyfans

Si intuisce già facilmente dalla bio quale sia la mission del profilo dei musei di Vienna su OnlyFans. Fonte: OnlyFans/@viennatouristboard

Lo hanno fatto approfittando del fatto che la piattaforma ha linee guida tra le più permissive per quanto riguarda i contenuti espliciti e che la casa madre ha dovuto, anzi, fronteggiare una piccola crisi reputazionale quando ha annunciato di volerle aggiornare in senso più restrittivo, tanto da essere stata alla fine costretta a un dietrofront[3] sull’ipotesi di bannare i contenuti sessualmente espliciti da OnlyFans.

È provocatoria, insomma, l’operazione Vienna’s 18+ content come provocatorie sono state nel tempo alcune campagne hashtag dedicate alla stessa questione. Con #FixTheAlgoritm nell’estate 2021 molti artisti, attivisti di genere e appassionati di cultura avevano già chiesto, infatti, alle big tech di aggiustare i propri algoritmi e “addestrarli” a distinguere una vera immagine pornografica da un nudo simbolo di creatività, fantasia, espressione artistica: l’allusione, tutt’altro che velata, era alla capacità che pure gli algoritmi digitali hanno di distinguere e trattare diversamente un nudo maschile da un nudo femminile e a quanto “distratti” sembrino a volte davanti a cyber flashing, revenge porn e altre forme di pornografia non consensuale.

campagna #fixthealgoritm

Già in passato, con hashtag come #fixthealgoritm, artisti e utenti comuni avevano mostrato quanto fossero incoerenti gli algoritmi dei social media a bannare nudi artistici. Fonte: Twitter/@HORSEIZONTAL

#ToArtItsFreedom fu usato come una sorta di branded hashtag dallo stesso Leopold Museum nel 2018 su dei manifesti per la metro che raffiguravano, pixellati nelle parti intime, i quadri di nudo di Schiele dopo che la stessa campagna di out-of-home advertising per la promozione all’estero della sua collezione gli aveva causato non pochi problemi con vari uffici turistici.

Negli ambienti digitali italiani ci fu un po’ di buzz attorno all’hashtag #FacebookCapra quando Vittorio Sgarbi minacciò di portare davanti a un tribunale la compagnia di Zuckerberg per aver censurato alcuni nudi di Canova[4]. Più di recente nel nostro Paese, il collettivo CHEAP con la campagna “TETTE FUORI” ha provato a far riflettere sull’incoerenza dei social network quando censurano capezzoli femminili soprattutto, ma anche altre zone classicamente considerate erogene, dalle opere d’arte.

Preparare un piano editoriale riservato agli abbonati e riempirlo, come hanno fatto i musei di Vienna su OnlyFans, di post dedicati a opere d’arte – come il “Ritratto di ragazza in pelliccia” di Tiziano o “Gli amanti” di Moser in cui il nudo e la tensione erotica sono elementi imprescindibili e per molti versi protagonisti – potrebbe rappresentare, però, anche una strategia per ricavarsi una nicchia di seguaci tra target diversi da quelli più che consueti per un museo o un luogo di cultura.

piano editoriale musei di vienna su onlyfans

I post, ancora riservati a chi si iscrive gratuitamente al canale OnlyFans dei musei di Vienna, giocano sulla curiosità e spiegando i dettagli più erotici di capolavori dell’arte come i quadri di Tiziano, di Moser, di Klimt. Fonte: OnlyFans/@viennatouristboard

Perché creare un canale OnlyFans con i nudi artistici di Vienna è una buona mossa anche da un punto di vista di marketing museale

Non è davvero una novità: da anni digitalizzazione e innovazione nei musei e un certo web marketing culturale sono mirati proprio a valorizzare il patrimonio artistico-culturale e a renderlo più accessibile a pubblici diversi, più giovani o abituati a un consumo allo stesso tempo più frammentato e più massivo e multicanale (snack culture) anche dei prodotti dell’ industria culturale .

Differenziare la propria proposta, rendendola più verticale per un pubblico di appassionati di erotismo, potrebbe essere in altre parole una leva strategica per attrarre in città e nei suoi luoghi d’arte anche chi mai avrebbe pensato di prenotare un weekend per poter vistare un museo della storia o un museo naturalistico.

Quello di cui si sono dimostrati particolarmente capaci i musei di Vienna su OnlyFans è stato, semmai, individuare una piattaforma perfettamente in target e cavalcare il momento di popolarità del fan funding (solo su OnlyFans sarebbero 200mila ogni giorno i nuovi utenti disposti a pagare i propri content creator preferiti per dei contenuti in esclusiva[5]).

L’intento promozionale era del resto visibilmente comprimario, nell’apertura di un canale OnlyFans con i nudi artistici dei musei di Vienna, all’attivismo contro la «censura rampante» degli algoritmi dei social network. Nel costo dell’abbonamento al profilo – 5 dollari al mese – era compresa, infatti, anche una speciale card che fungeva da biglietto per la visita di quegli stessi musei quando ci si trovava in città. Un modo per incentivare la ripresa degli ingressi dopo lo stop imposto da lockdown e quarantene[6], come hanno fatto notare molti commentatori: anche in questo senso, però, i luoghi d’arte della capitale austriaca non sono stati i soli a sfruttare il digitale per sopravvivere al coronavirus, né a usare le più sui generis tra le tattiche di marketing museale. C’è addirittura chi, con uno scopo simile, ha coinvolto P0rnHub in una guida interattiva ai capolavori dell’arte di tutti i tempi.

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