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MacroambienteUn napoletano su due teme gli attacchi informatici secondo Unipol

Un napoletano su due teme gli attacchi informatici secondo Unipol

Uno studio di Changes Unipol indaga il rapporto tra napoletani e cybersecurity, individuando i rischi percepiti come più concreti e le soluzioni adottate.

Changes Unipol ha indagato le abitudini dei napoletani quanto a cybersecurity, notando che uno su quattro è stato vittima di attacchi informatici e uno su due oggi li teme e adotta soluzioni ad hoc, per quanto artigianali.

Che la sicurezza digitale è questione di buone abitudini individuali non è ormai un mistero. Changes Unipol ha effettuato così, affiancata da Ipsos, una ricerca su napoletani e cybersecurity analizzando percezioni, paure, esperienze personali, misure adottate per evitare di essere vittime di attacchi informatici e confermando i risultati di già altri studi e ricerche che vogliono i rischi informatici aumentati durante la pandemia da COVID-19 e diventati nel tempo decisamente più trasversali tra individui, aziende e soggetti di diversa natura.

Oggi un napoletano su quattro avrebbe subito violazioni digitali personalmente o ai danni di un membro della propria famiglia. Secondo Changes Unipol sono soprattutto i giovanissimi della generazione z a essere esposti ai più diversi rischi informatici, mentre il pericolo scema man mano che si va avanti con l’età e si fa minimo per i baby boomers , forse anche in virtù dell’uso limitato nel tempo e nelle attività che fanno della Rete.

Se ci si sposta ad analizzare le percezioni, lo studio su napoletani e cybersecurity mostra invece come più di un napoletano su due (il 53% del campione per l’esattezza) si sente minacciato da possibili violazioni digitali. Solo per il 31% del campione i rischi informatici non appaiono un pericolo concreto e c’è un 16% degli intervistati che semplicemente non è in grado di valutare i pericoli a cui va incontro e che conseguenze ad ampio spettro possono avere gli attacchi informatici in cui rischia di incappare in Rete. Poca consapevolezza vuol dire però, in una sorta di circolo vizioso, anche più vulnerabilità.

Dalla clonazione delle carte di credito alla violazione della privacy: cosa preoccupa di più i napoletani in Rete

A voler stilare una sorta di “classifica” di quelli che appaiono agli occhi dei napoletani i rischi informatici più gravi e più concreti, il primo posto sarebbe del furto di identità (citato come tale dal 69% del campione Changes Unipol), il  secondo della clonazione della carta di credito (60%) e il terzo e il quarto rispettivamente dell’utilizzo di dati personali per scopi diversi da quelli per cui sono stati raccolti (45%) e delle più generiche violazioni della privacy (43%). Più di un napoletano su quattro si dice preoccupato, però, anche della possibilità che quelle che ha scelto come immagini del profilo per i propri account social possano essere utilizzate malevolmente e per altri scopi.

La sostituzione di persona, a volte finalizzata a rivelare tramite profili fake all’apparenza riconducibili alla vittima dettagli intimi della sua vita, è del resto una delle modalità tipiche d’azione del bullo digitale e l’indagine di Changes Unipol/Ipsos conferma come ci sia effettivamente una buona fetta di napoletani (il 41% del campione) preoccupata dal cyberbullismo e dalle conseguenze che  esserne vittime potrebbe avere sulla vita dei più piccoli.

Sembrano invece decisamente meno preoccupati i napoletani dal fare acquisti online e pagare tramite metodi di pagamento digitale: il 69% dei napoletani ritiene, infatti, ecommerce e digital payment «sicuri» o addirittura «molto sicuri» (nel 6% dei casi).

Napoletani e cybersecurity: nella maggior parte dei casi i rimedi sono «fai da te»

L’indagine di Changes Unipol e Ipsos su napoletani e cybersecurity prova, infine, ad approfondire come i primi provano a difendersi dai rischi digitali di diversa natura a cui sono esposti. Per una buona fetta del campione, il 59%, il necessario punto di partenza è limitarsi a fornire solo dati personali obbligatori e indispensabili. C’è anche un 32% del campione, però, che ritiene condizione necessaria e sufficiente per la sicurezza digitale propria e dei propri cari non divulgare in Rete foto di minori per evitare di esporre i bambini ai rischi della Rete. Tutte contromisure, insomma, che la stessa Changes Unipol definisce decisamente «fai da te».

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