Non è tutta colpa del web: la crisi della stampa

Grazie ad un' inchiesta condotta recentemente, sono venute a galla informazioni riguardo la crisi della stampa. Diverse iconografie illustrano la situazione

Non è tutta colpa del web: la crisi della stampa

Nei giorni scorsi, una nuova inchiesta sul mondo dell’editoria ha attirato l’attenzione di molti: “Non solo il web uccide i giornali”, questo è il titolo. È stata scritta a quattro mani da Pier Luca Santoro, project manager del sito DataMediaHub e da Paolo Pozzi, coordinatore della testata, lunga 27 pagine, accompagna l’uscita dell’ultimo numero cartaceo di ‘New Tabloid’, il trimestrale dell’Odg di Lombardia.

L’ analisi racconta, attraverso diverse iconografie, la crisi della stampa in Italia e come spiega Santoro sul suo sito, “analizza anche tutti gli aspetti, dalle inefficienze della filiera distributiva tradizionale al crollo delle copie, passando per inconsistenza degli abbonamenti e copie digitali multiple”. Le varie tabelle mostrano dati davvero interessanti che ci fanno capire la difficile realtà che il mondo dell’editoria sta affrontando e le cause di questa ondata di fallimenti. Gli indicatori chiave mostrano come la lettura dei quotidiani dal 2012 ad oggi sia diminuita del 12%; la diffusione delle copie digitali è aumentata più del doppio in un solo anno (2012-2013) passando da 229.625 a 537.775. I dati ricavati da quest’ inchiesta sono davvero sconcertanti e ci portano a riflettere sul fatto che il web ha cambiato le dinamiche di un tempo, impadronendosi di vari settori, fra cui quello dell’ editoria, ma che non è stato    l’unico concorrente a partecipare alla crisi della stampa.

Sul mercato pubblicitario, ad esempio la televisione copre il 56% rispetto al 16% dei quotidiani; la filiera distributiva in Italia è totalmente inefficiente, basta confrontare il nostro paese con la Francia e ci rendiamo conto di quanto sia critica la situazione: in Italia c’è un 16% di abbonamenti a quotidiani e un 31% di rese, in Francia il 46% sono abbonati e abbiamo solo il 14% di rese. La rete produttiva, visti i risultati, è cambiata radicalmente e si è dovuta adeguare alla crisi, basti pensare che nel 2011 in Italia erano presenti 92 stabilimenti di stampa, ora ne abbiamo solo 66. I dati racchiusi nella tabella del “Com’ eravamo vent’ anni fa” lascerebbero chiunque meravigliati, sorpresi negativamente, costringendoci quasi a riflettere su quanto sta accadendo. Quotidiani come il Corriere della sera avevano una diffusione media di circa 740.000 copie oppure Il Sole 24Ore che ne stampava circa 350.000; numeri che oggi non si verificano più. Le vendite digitali non compensano la crisi e la mancanza del cartaceo e anche il mercato pubblicitario non contribuisce ad una rinascita.

Per maggiori informazioni ecco l’ inchiesta integrale.


A firma di: Martina Eboli Contributor
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