Giovedi 21 Marzo 2019
MacroambienteNuovi stili alimentari degli italiani: tra salutismo e consumi fuori casa

Nuovi stili alimentari degli italiani: tra salutismo e consumi fuori casa

Il rapporto annuale 2018 sulla ristorazione studia i nuovi stili alimentari degli italiani e fa il punto su come la relazione tra uomo e cibo si modifica adattandosi ai tempi moderni.


Simona Rossi
A cura di: Simona Rossi Autore Inside Marketing
Nuovi stili alimentari degli italiani: tra salutismo e consumi fuori casa

«L’uomo è ciò che mangia» diceva il noto filosofo tedesco Ludwig Andreas Feuerbach. Identità, relazione, tradizione, passione: il cibo per gli italiani è qualcosa di più di un semplice modo per soddisfare un bisogno primario. Il cibo è parte fondamentale della nostra cultura, una storia d’amore quotidiana e identitaria che cambia e si evolve a livello generazionale. Il cambiamento dei ritmi quotidiani e del lifestyle, tuttavia, sta modificando sensibilmente la nostra relazione con il cibo e per questo si stanno facendo strada nuovi stili alimentari  degli italiani. Aumenta la consapevolezza dell’alimentazione come fonte di salute, calano i consumi alimentari domestici, cresce sempre più il settore dei consumi fuori casa e si accorcia sensibilmente il tempo dedicato dagli italiani a cucinare e a mangiare. È ciò che emerge dall’ultimo rapporto Ristorazione” della FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) 2018 che ha cercato di far luce su come stanno cambiando le abitudini di acquisto e di consumo degli alimenti, focalizzandosi in particolar modo sui trend e i nuovi stili alimentari degli italiani.

CONSUMI FUORI CASA: AUMENTANO GLI HEAVY CONSUMERS

Tra i punti di maggiore interesse del rapporto vi è la crescita dei consumi fuori casa, fenomeno analizzato attraverso una serie di interviste effettuate su un campione di 1.576 casi, statisticamente rappresentativo dell’universo dei cittadini italiani di età̀ superiore ai 18 anni. Secondo il rapporto, l’ICEO (ovvero l’indice dei consumi fuori casa) è aumentato dello 0,6% rispetto al 2017, passando dal 42,1% al 42,7%.

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Ciò evidenzia una forte crescita della tendenza a consumare i pasti fuori dalle mura domestiche. Nel dettaglio è risultata in crescita del +0,4% la percentuale degli heavy e average consumer, ovvero di coloro che consumano dai due agli oltre cinque pasti a settimana fuori casa con particolare incidenza della componente femminile. I dati raccolti sono stati suddivisi per le diverse occasioni di consumo: colazione, pranzo e cena:

  • colazione: il 65,7% degli italiani intervistati consuma la colazione fuori casa almeno una o due volte al mese. Il luogo per eccellenza della colazione è il bar/caffè per una spesa media di 2,50 €;
  • pranzo: le caratteristiche del pranzo fuori casa dipendono dai giorni della settimana. Generalmente il 66,7% dei consumatori intervistati ha dichiarato di consumare il pranzo fuori casa, al bar o in trattoria, almeno una o due volte al mese, mentre il 66% del campione consuma il pranzo fuori casa nel weekend una volta al mese. La spesa media è di circa 11 € nei giorni feriali e di 26 € nel weekend;
  • cena: quanto alla cena, il 62,4% dei consumatori intervistati ha dichiarato di cenare fuori casa almeno una o due volte al mese, recandosi in trattoria/osteria/ristorante o in pizzeria, con una spesa media di 10-20 € a persona.

ITALIANI A TAVOLA: SEMPRE MENO TEMPO DEDICATO ALLA CUCINA E AL CONSUMO CASALINGO

Gli italiani hanno da sempre un rapporto stretto con la cucina e il cibo in generale. Tuttavia, con il diffondersi di nuovi stili alimentari dettati da orari frenetici, lavoro e impegni si sta perdendo l’abitudine a dedicare tempo – risorsa sempre più scarsa – alla cucina e alla tavola. Secondo i dati raccolti dagli analisti FIPE, gli italiani hanno poco tempo non solo per cucinare, ma anche per mangiare. Solo il 32,7% degli intervistati ha dichiarato di cucinare a pranzo tutti i giorni, percentuale che sale al 53% per la cena, che si conferma il pasto principale della giornata. Di questi, il 79,6% mangia alla giornata, prepara i pasti giorno per giorno, e dedica in media appena 37 minuti per cucinare in casa, sedendosi a tavola per circa mezz’ora al giorno.

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Poco tempo dedicato anche alla spesa: il 48,6% dei consumatori intervistati dichiara di dedicare da una a due ore settimanali agli acquisti.

FOOD DELIVERY IN ITALIA: UN SETTORE DA 350 MILIONI DI EURO

La scarsità di tempo a disposizione e l’abitudine a cucinare sempre meno si riflettono anche nell’aumento dell’utilizzo di piattaforme di food delivery. Se il sistema di consegna di cibo a domicilio non è una novità nel panorama della ristorazione italiana, è lo sviluppo di piattaforme che permettono di scegliere e ordinare il cibo online la vera innovazione. A dirlo sono i numeri. Secondo i dati raccolti dagli analisti FIPE, il 2018 ha segnato per il settore dell’online food delivery un fatturato di ben 350 milioni di euro, in crescita del 69% rispetto all’anno precedente.

Nel 2018 circa un terzo degli italiani ha avuto occasione di ordinare il pranzo o la cena da piattaforme online, motivati dalla poca voglia di uscire (37,1%) o cucinare (31,5%) o dalla mancanza di prodotti in casa (35,6%).

Dal punto di vista anagrafico, i principali utilizzatori di piattaforme di food delivery sono giovani, senza differenze significative tra uomini e donne, provenienti prevalentemente dal nord Italia e con una forte propensione ai cibi etnici e alle nuove tecnologie.

Fra i cibi preferiti da chi ordina a domicilio emerge una particolare attenzione alle pietanze sane e salutari. Nello specifico, tra i piatti più ordinati del 2018 ci sono i poke bowl, specialità̀ hawaiana a base di riso e pesce crudo, seguiti dai classici hamburger, pizza, sushi e ravioli asiatici. Il 2019 mostra già aspetti di continuità con l’anno precedente, non senza qualche innovazione. Tra le nuove tendenze, infatti, ci sono la cucina birmana e filippina, ma anche la “veg meat” (carne vegetariana) ed una maggiore attenzione alla frutta, in particolare cocco e dragon fruit.

SPRECO ALMENTARE: UN RISTORATORE SU TRE È SENSIBILE AL PROBLEMA

E i ristoranti? In un quadro del genere, i ristoranti sono considerati un importante strumento di salvaguardia dell’identità culturale e alimentare. Mangiare fuori casa diventa quindi un’occasione per riscoprire il valore del tempo e della convivialità, rilassarsi e godersi il pasto più di quanto non si riesca a farlo tra le mura domestiche.

La ristorazione, dunque, assume ancora oggi un ruolo importante nei consumi pur non essendo esente dalle influenze dei nuovi stili alimentari degli italiani, caratterizzati da una rinnovata attenzione, non solo alla salute, ma anche alla lotta agli sprechi alimentari. Secondo i dati raccolti dalla FIPE, infatti, gli italiani sono sempre più sensibili al problema. Cresce la percentuale di chi congela i cibi (91%), quella di chi consuma cibo anche se scaduto da qualche giorno (62%) e quella di chi porta a casa il cibo avanzato al ristorante (18,8%). In particolare, riguardo allo spreco di cibo in ristorante, il rapporto evidenza che un ristoratore su due è molto sensibile al problema, percentuale che arriva all’80% considerando anche i ristoratori che ritengono lo spreco abbastanza rilevante.

I NUOVI STILI ALIMENTARI DEGLI ITALIANI: TRA SALUTISMO ED ETICA

«Mens sana in corpore sano» recitava Giovenale nelle sue Satire. Il salutismo è entrato ormai a pieno titolo tra i nuovi stili alimentari degli italiani, sempre più attenti alla provenienza, alla stagionalità e alla qualità dei prodotti acquistati e consumati. Secondo i dati raccolti dagli analisti FIPE, è in aumento la consapevolezza dei consumatori circa lo stretto rapporto tra cibo, salute e benessere. I numeri parlano chiaro: il 97,1% degli intervistati ha dichiarato di essere consapevole del fatto che la propria salute dipende da ciò che si mangia, consapevolezza che si riflette nelle scelte quotidiane di acquisto e di consumo. Il 71,8% dei consumatori, infatti, si informa regolarmente sulla provenienza e sulla qualità dei prodotti acquistati, mentre l’89,1% ritiene che anche ristoranti ed esercizi commerciali siano più attenti ad offrire alla clientela alternative di piatti salutistici.

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Altro trend in ascesa è la crescente richiesta di cibi prodotti in modo etico. Il 41,6% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di aver acquistato nel corso dello scorso anno prodotti alimentari per motivazioni di carattere etico e sociale. Percentuale che sarebbe disposta a pagare un prezzo superiore alla media per acquistare prodotti del genere.

In conclusione, come sottolinea il presidente FIPE Lino Enrico Stoppani, il cambiamento degli stili di vita, dei ritmi quotidiani e delle abitudini di acquisto e di consumo degli italiani sta modificando sensibilmente la nostra relazione con il cibo, determinando così la nascita di nuovi stili alimentari che impongono alle imprese un supplemento di responsabilità, necessario per garantire qualità, sicurezza e salute.

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