MacroambienteLa pandemia ha inciso negativamente sull’occupazione femminile, ma ci sono segni di ripresa secondo Unicusano

La pandemia ha inciso negativamente sull'occupazione femminile, ma ci sono segni di ripresa secondo Unicusano

Per la Giornata internazionale della donna Unicusano raccoglie i principali dati sull'occupazione femminile in Italia nel 2022.

Per l'8 marzo Unicusano ha raccolto in un'infografica i principali dati sull'occupazione femminile in Italia che mostrano gli effetti negativi della pandemia, ma anche segnali incoraggianti quanto a gender equality sul lavoro

In occasione della Giornata internazionale della donna, Unicusano ha riassunto in un’infografica gli ultimi dati disponibili sull’imprenditoria e l’occupazione femminile in Italia nel 2022. Lo scenario è più complesso di quanto si possa immaginare, nonostante altre analisi vogliano il bilancio sulla parità di genere decisamente migliore oggi rispetto a un tempo.

L’imprenditoria femminile italiana e la sfida del post-COVID

Parlando di donne e imprenditoria, per esempio, l’infografica mostra come in appena un’azienda italiana su sei il management sia femminile. Poco più di un’azienda su cinque (in numeri assoluti 1.3 milioni di aziende su un totale di 6 milioni di aziende attualmente operanti in Italia) ha una più generica “gestione femminile” e la percentuale scende in maniera evidente, al 2.6%, se si considerano le imprese gestite da giovani donne. Le realtà aziendali che hanno un tasso di femminilizzazione maggiore sarebbero quelle del comparto dei servizi (51%), dell’ospitalità e della ristorazione (29%) e dell’agricoltura e della pesca (28%). La vera nota positiva segnalata da Unicusano è che, dopo aver subito pesantemente gli effetti della pandemia da COVID-19, l’imprenditoria femminile è quella che sta reagendo meglio e crescendo più rapidamente.

Attualmente quasi un’impresa su quattro fondata da donne è una società di capitali e cioè è più forte e strutturata da un punto di vista organizzativo (non era così solo nel 2020, quando le società di capitali a guida femminile erano poco più del 22%).

Molto, però, c’è ancora da fare per raggiungere anche in Italia quella media globale del 31% di posizioni di vertice occupate da donne, media su cui influirebbero soprattutto i dati di Francia (dove il 33% delle posizioni apicali è occupato da donne) e Germania (32%).

Unicusano fotografa l’occupazione femminile in Italia nel 2022

L’infografica di Unicusano per la Festa della donna mostra un quadro decisamente meno incoraggiante per quanto riguarda l’occupazione femminile in Italia nel 2022. Durante la pandemia il tasso di occupazione femminile è sceso di oltre l’1%, passando dal 50.1% al 49% e contro una media europea del 62.4%. Due sono i dati più preoccupanti secondo l’Università. Il primo è che almeno tre regioni italiane hanno un tasso di occupazione femminile inferiore al 30%: sono Campania (28.7%), Calabria (29%) e Sicilia (29.3%). Il secondo è che nelle stesse regioni del Sud il tasso di occupazione femminile è basso, più basso della media europea almeno (48.8% contro il 79.8%), anche in una fascia d’età come quella delle 25-44enni che con più probabilità hanno all’attivo o hanno già completato un percorso formativo.

L’ultimo dato sull’occupazione femminile in Italia nel 2022 può essere letto come un segno che per le lavoratrici donne più che per i lavoratori uomini continua ad agire un meccanismo di skill mismatch, cioè di discrepanza tra conoscenze e competenze possedute e skill effettivamente richieste sul mercato del lavoro. Anche Unicusano registra, infatti, un maggior livello d’istruzione medio per le italiane rispetto ai loro coetanei uomini: oggi oltre il 65% delle donne italiane ha un diploma, contro il 60% degli uomini e se si guarda al possesso di un titolo di laurea le percentuali sono del 23% di donne laureate contro poco più del 19% di uomini laureati. A parità di istruzione, però, i tassi di occupazione non sono paragonabili: i risultati peggiori sono, forse, quelli delle donne diplomate, impiegate oggi solo nel 51.3% dei casi, contro una percentuale del 71.9% per gli uomini.

Dati come questi, a cui andrebbero sommati quelli sul gender pay gap in Italia per esempio o sulle differenze di genere nelle discipline STEM, spiegano perché l’Italia è solo quattordicesima in una classifica che misura la gender equality all’interno dei diversi paesi europei: prima ci sono paesi come Svezia, Danimarca, Francia, Finlandia e Paesi Bassi, dopo paesi come Malta, Portogallo, Lettonia, Estonia e Bulgaria.

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