Lunedì 09 Dicembre 2019
MacroambienteSei stato vittima di hate speech o commenti offensivi sui social? Con “Odiare ti costa” puoi ottenere un risarcimento

Sei stato vittima di hate speech o commenti offensivi sui social? Con "Odiare ti costa" puoi ottenere un risarcimento

"Odiare ti costa" è la prima iniziativa contro l'hate speech che promette di seguire le vittime nell'iter per ottenere un risarcimento.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Sei stato vittima di hate speech o commenti offensivi sui social? Con

Fin qui, contrastare commenti offensivi e linguaggio dell’odio sui social era stato soprattutto questione di sensibilizzare a una cultura dell’inclusione o di proporre a media, professionisti dell’informazione, politici, community manager e via di questo passo netiquette, linee guida e regolamenti per dissuadere hater e troll. Ora invece odiare ti costa: è questo, infatti, il nome dell’iniziativa di Tlon e dello studio legale Wildside Human First che, prima nel suo genere, prova a portare in sede civile gli autori di hate speech e chiunque si sia provato in commenti offensivi online, perché la vittima possa essere adeguatamente risarcita.

Cos’è e come funziona Odiare ti costa, la prima iniziativa in sede civile contro l’hate speech

Una cosa infatti è il diritto di critica che è «sacro e inviolabile», scrivono Cathy La Torre e Maura Gancitano nel post di presentazione di #Odiareticosta, esattamente come lo sono la libertà di opinione o la libertà di dissenso anche «aspro, duro, netto, schietto». Un’altra cosa, completamente diversa, sono invece la diffamazione, l’ingiuria, l’offesa, la calunnia, la minaccia: per troppo tempo il presunto anonimato del web e il grigio legislativo che grava su quello che avviene in Rete hanno portato a sottovalutare reati come questi. Che però sono appunto reati e, in quanto tali, «arrecano danni e quei danni vanno risarciti», continuano le ideatrici dell’iniziativa.

#odiareticosta

Da oggi #odiareticosta!L’ODIO HA I GIORNI CONTATIFATE GIRARE AMICIDa ORA ODIARE TI COSTA!Da oggi non vi consentiremo più di danneggiare impunemente gli altri col vostro odio.Di offendere, diffamare, calunniare, minacciare, impunemente.Da oggi i danni arrecati alle vittime di odio su Facebook, Messenger, Instagram, Youtube, vi costeranno.E non vi costeranno una condanna penale di pochi mesi che vi appunterete al petto come una medaglia. No.Vi costeranno denaro, perché agiremo in sede civile. E sarà un giudice a stabilire con quanto denaro dovrete risarcire la vittima delle vostre azioni.Perché se il diritto di critica è sacro e inviolabile,se la libertà di opinione è sacra e inviolabile,se la libertà di dissenso, anche aspro, duro, netto, schietto, è un diritto sacro e inviolabile, la diffamazione no, l'ingiuria no, la calunnia no, l'offesa no, la minaccia no.Quelli sono delitti. Anche e soprattutto sui Social. E arrecano danni. E quei danni vanno risarciti.Criticare una donna per le sue posizioni politiche è un sacro diritto. Augurarle lo stupro è invece un delitto. Criticare una persona perché solidarizza con i migranti è un sacro diritto. Insultarla, accusarla senza prove di qualche crimine, calunniarla è invece un delitto. Criticare un omosessuale per le sue idee è un sacro diritto: insultarlo, offenderlo, ingiuriarlo, augurargli o promettergli violenza no. Quello è un delitto. È un danno.E si paga.Fino a oggi le vittime di questi delitti sono state lasciate sole.Adesso basta.Se avete il dubbio di essere vittime d’odio in rete, se volete avere informazioni sui vostri diritti o segnalarci dell’odio in rete, potete inviare il link (non lo screenshot, ma il link) del post al seguente indirizzo:odiareticosta@gmail.comVi orienteremo su quali strumenti di tutela ognuno di noi già possiede.Vi spiegheremo che il danno d'immagine e di reputazione che avete subito vi può essere economicamente risarcito.È il momento di cambiare il modo di vivere i Social.Facciamolo tutti insieme.Da oggi #odiareticostaCathy La Torre

Pubblicato da Odiare ti costa su Lunedì 22 luglio 2019

Odiare ti costa si occuperà proprio di questo, di offrire innanzitutto assistenza legale a chi è stato vittima di hate speech , cyberbullismo o qualsiasi altra forma di abuso online. Basta segnalare all’indirizzo email ufficiale dell’iniziativa il link della conversazione incriminata, quella dove ci siano commenti offensivi, calunniosi, lesivi della propria reputazione (il link, ci tengono a sottolineare le responsabili, e non un semplice screenshot per questioni di procedibilità e assumibilità della prova). A questo punto sarà un team interdisciplinare a seguire chi ha fatto la segnalazione o la vittima passo passo e finché non sarà economicamente risarcito.

Impegno collettivo o deterrente economico per combattere linguaggio dell’odio e commenti offensivi?

Nel lanciare #Odiareticosta, del resto, Tlon e Wildside hanno chiamato alle armi filosofi, comunicatori, esperti forensi, «hacker etici» che fossero disposti e pronti a fare propria la battaglia contro l’hate speech: l’obiettivo macro dell’iniziativa, del resto, non potrebbe non essere rendere più inclusivi e rispettosi il clima e la conversazione online e, nella pratica, ciò richiede l’impegno di tutti, anche di chi non sia direttamente persona lesa. Detto in altri termini? Non sarà solo la vittima a poter segnalare a Odiare ti costa atteggiamenti e contenuti online lesivi della propria immagine o della propria reputazione, ma l’intera rete di attivisti. Che del resto si sarebbe già mossa, per esempio, in difesa di Carola Rackete: la capitana della Sea Watch è stata vittima, nelle ultime settimane, di numerosi attacchi personali, spesso basati semplicemente sul suo aspetto fisico e culminati con un titolo di “Libero” che ne biasimava le scelte di vestiario.

Non è certo il solo personaggio pubblico a essere stato vittima di hate speech. Anzi: soprattutto nelle pagine e nei post dei politici italiani piovono spesso commenti offensivi, irrispettosi, al limite appunto della calunnia e dell’ingiuria. Per questo chi ha pensato all’iniziativa ha pensato anche a chiedere il supporto proprio di politici – e politiche soprattutto, spesso tra le prime vittime di linguaggio dell’odio e abusi online – e figure istituzionali, personaggi pubblici, influencer , facendo attenzione a sottolineare che Odiare ti costa è per tutti e rivolta a tutti, non avendo insegne partitiche. In pochi giorni, così, oltre al successo sul web, l’iniziativa ha raccolto adesioni e sostegno di volti noti come Michela Murgia per esempio.

Il passaparola e il movimento che si sono creati intorno a #Odiareticosta e, soprattutto, la «strategia giudiziaria» che c’è dietro l’iniziativa, non sembra avere dubbi Cathy La Torre, porteranno a cambiare in pochi mesi, in meglio s’intende, il nostro modo di stare online. Come a dire che, se si sa di dover pagare per ogni insulto postato o per ogni commento lasciato sui social e che risulti non pertinente e irrispettoso, ci si penserà due volte prima di farlo: il deterrente economico insomma, sembra l’unica – o la più potente, almeno – arma che funzioni nel renderci più rispettosi dell’altro dentro e fuori la Rete.

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