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Online dating: numeri, insight e trend su chi cerca l’amore e lo cerca in Rete

L'online dating è una pratica sempre più diffusa: qual è l’utente tipo dei siti d’incontri e perché trovare in Rete l’amore non fa più paura?

Online dating: numeri, insight e trend su chi cerca l’amore e lo cerca in Rete

Il mercato degli incontri di coppia vale, solo negli Stati Uniti, oltre due milioni e mezzo di dollari. E una percentuale consistente di questi ricavi – almeno il 70%, secondo chi ha provato ad analizzare il quadro – sarebbe da attribuire ormai all’online dating: app di incontri e community dedicate a chi cerca l’amore in Rete, infatti, si sono sostituite alle più tradizionali agenzie matrimoniali e per single, nonostante ci sia ancora abbastanza spazio per love coach e professionisti specializzati nelle problematiche relazionali e amorose.

I numeri dell’online dating…

Qualche numero serve a inquadrare meglio il fenomeno. Ogni settimana oltre un milione e mezzo di incontri di coppia nascono da uno swipe sulle app di dating e ogni giorno ci sarebbero, invece, approssimativamente ventisei milioni di match. Sembra evidente, allora, che quello che hanno già fatto i servizi di online dating è stato cambiare la grammatica dell’amore e dare spazio a una sessualità 2.0, virtuale e sempre più smaterializzata. I grandi e piccoli dati che ogni utente dissemina in Rete permettono a servizi come questi di abbinare – matchare, appunto – il proprio profilo con quello di altri iscritti potenzialmente affini quanto a carattere, gusti, provenienza soprattutto (la maggior parte di queste applicazioni si basa, infatti, su geolocalizzazione, ndr). Poi fare selezione – “come nella vita reale, anzi meglio”, ci tiene a precisare il payoff di una delle app di online dating più popolari – tocca al diretto interessato e poco importa che la scelta si basi su un paio di foto, lo spazio limitato e patinato di una bio, un doppio tap sullo schermo per dire di sì o uno swipe verso sinistra per passare invece alla prossima persona.

…e la sua demografia: chi cerca l’amore in Rete e come lo fa?

A proposito di swipe: sarebbero oltre un milione e mezzo ogni giorno su una sola app, come svelano alcuni dati sull’uso di Tinder. Solo un passatempo? Un modo come un altro per incontrare nuove persone? Oppure un sintomo di più profondi e gravi disagi relazionali? Il fenomeno dell’online dating si è dimostrato essere uno dei più mutevoli, cambiando nel tempo per andare incontro a gusti e abitudini di chi sta in Rete. Per questo serve fare un passo indietro.

Secondo uno studio del Pew Research Center su come gli incontri online stanno cambiando le relazioni di coppia, nel 2013 almeno un americano su dieci era iscritto a un’app di incontri. Nel 2015 Tinder, una delle app più popolari e per molto tempo leader del settore, aveva 50 milioni di iscritti e 10 milioni di utenti attivi su base giornaliera. È facile immaginare che nel frattempo numeri e percentuali siano cresciuti, ma con ogni probabilità rimane valido il ritratto dell’utente medio dei servizi di appuntamenti online realizzato da Global Web Index. La maggior parte degli iscritti sono uomini tra i 25 e i 34 anni, single e che vivono in città.

C’è addirittura chi ha provato a stilare una lista di professioni più apprezzate su Tinder, città per città: così a New York, per esempio, gli uomini che attraggono di più l’altro sesso sono ingegneri, imprenditori e infermieri professionisti; mentre tra le donne colpiscono soprattutto insegnanti, stiliste e PR o professioniste della comunicazione.

Una top list delle professioni più apprezzate dagli utenti Tinder di New York.

Un dato interessante che fornisce ancora il Global Web Index ha a che vedere con la “stickiness” delle app per l’online dating: in parte a sorpresa chi cerca l’amore e lo cerca in Rete non si affida a un’unica app, 7 utenti di Tinder su 10 per esempio hanno dichiarato di aver visitato anche altri siti e aver utilizzato altre app. Solo gli italiani sembrano fare accezione in questo senso: un’indagine di Ogury sull’uso in Italia delle app di dating sottolinea come solo il 19% di utenti uomini e il 13% di utenti donne abbia istallato due applicazioni per fare incontri online e la percentuale scende a picco all’aumentare del numero di app (solo l’1%, per esempio, ne avrebbe istallate 5 o più).

Uno dei più interessanti trend sugli incontri online, sempre a proposito di app e siti più visitati, è comunque il recente successo delle piattaformedi nicchia”. Il mondo dell’online dating ha molti più protagonisti rispetto ai “soliti” Badoo (pare la più scaricata, ndr), Tinder e Meetic. Come in molti altri settori, la logica vincente sembra essere il micro-targeting e la specializzazione dei servizi: questo spiega perché il futuro sarà forse sempre più di app rivolte a un pubblico di nicchia come le donne a cui piace l’uomo con la barba un po’ hipster (per loro c’è Bristlr) o i poliamorosi (che oggi possono incontrarsi su Feeld) e persino chi è un po’ asociale e odia tutti (come gli utenti di Hater).

La grande varietà di servizi di online dating – secondo delle stime ne esisterebbero oltre 1500 diversi – suggerisce, insomma, una riflessione: chi cerca su Internet l’amore di una vita o l’incontro piacevole di una sera sembra essere sempre meno oggetto di stigma sociale. Ancora il Pew Research offre interessanti insight a proposito: nel 2005 il 29% degli americani si diceva d’accordo con l’affermazione secondo cui le persone che utilizzavano i siti per gli incontri online fossero «disperati»; nell’ultima rilevazione (riferita al 2013) la percentuale era già scesa di 8 punti percentuali. Non solo, quasi il 60% degli utenti reputa che le app per il dating siano dei buoni posti dove incontrare le persone e a loro si aggiunge un 53% che crede addirittura che chi si affida all’online dating abbia maggiori probabilità di incontrare le persone giuste di chi invece cerchi l’amore ancora nei modi più tradizionali.

Che “ti ho visto su Tinder” non sia più una minaccia per (quasi) nessuno lo conferma un altro trend: un numero crescente di utenti sceglie ormai di usare il social login anche sulle app di incontri, che è un po’ come dire che velocità e praticità hanno la meglio su sicurezza e cura per i propri dati personali e sensibili per esempio.

L’online dating mette a rischio i nostri dati personali e la nostra sicurezza online?

Proprio i dati personali più o meno legittimamente raccolti e trattati dalle app di incontri sono entrati nell’occhio del ciclone quando, a settembre 2017, The Guardian ha pubblicato un articolo dal titolo “I asked Tinder for my data. It sent me 800 page of my deepest, darkest secrets”. Da qualche tempo app e social network permettono agli utenti di verificare, su richiesta, quanti e quali dati che li riguardano siano conservati dalla piattaforma. Si può chiedere, cioè, a Facebook l’archivio delle proprie informazioni personali – e in parte è merito delle ultime pronunce comunitarie in materia di privacy e tutela dei dati personali – e lo stesso si può fare con Tinder e co.

Quello che forse non ci si aspetta è che le app di dating conoscano alla precisione i luoghi che si è frequentato, la propria educazione, i propri gusti ovviamente e le proprie abitudini di consumo, il tipo di partner a cui si è interessati e così via. Informazioni come queste servono a chi gestisce l’app per garantire una user experience migliore possibile e, secondo gli esperti interpellati dal quotidiano, non è da escludere neanche che Tinder – o chi per lui – analizzi addirittura le ricorrenze linguistiche per creare un profilo quanto più completo possibile dei suoi utenti; di qualche cosa dovranno essere pur fatte, del resto, le ottocento pagine di report che, secondo l’articolo, riceverebbe l’utente medio.

Tutto avverrebbe, comunque, in maniera abbastanza trasparente: la policy che si accetta al momento dell’iscrizione a Tinder riporta chiaramente che le informazioni e i dati personali verranno utilizzati per pubblicità e comunicazioni mirate e precisa che la piattaforma non si impegna ad assicurare che quegli stessi dati restino sempre al sicuro. L’attenzione andrebbe spostata, insomma, alla reale consapevolezza degli utenti quando accettano le policy dei diversi servizi online: non si tratta di capire in quanti le leggano realmente, né di risolvere l’annosa questione dell’opt out vs opt in (in breve: il consenso dell’utente al trattamento dei dati personali, anche a da parte di terzi, andrebbe dato per scontato lasciando che si tolga consapevolmente la spunta dall’apposita casella nel caso in cui non fosse così? O va chiesto nella maniera più esplicita possibile?, ndr).

Un sociologo chiamato in causa da The Guardian sottolinea in questo senso come le app di dating giochino soprattutto su «un fenomeno emotivo molto semplice. Non si possono “sentire” i dati: solo quando li vediamo stampati, la grande mole ci turba. Siamo creature fisiche. Abbiamo bisogno di materialità». Tradotto: non siamo così attenti come dovremmo essere alla nostra sicurezza su Internet e assumiamo spesso comportamenti a rischio cybersecurity. È spontaneo, così, chiedersi se davvero lo “scambio” sia vantaggioso e cioè: l’online dating funziona davvero? La già citata ricerca di Ogury rivela come il 40% di chi scarica un’app di incontri la disinstalla il giorno stesso in cui l’ha installata e un ulteriore 20% lo fa dopo una settimana.

Il dato sembra comunque in linea con un mercato delle app che sembra lentamente perdere piede a favore di chatbot e simili.

Gli effetti dell’online dating sui singoli e non solo

E se si è assistito negli anni a una sorta di “normalizzazione” dell’online dating, che è diventato un modo come un altro per conoscere nuove persone, a qualcosa gli incontri in Rete sembrano già essere serviti. Due studiosi dell’Università di Vienna e dell’Università dell’Essex hanno provato a dimostrare come gli appuntamenti online stiano cambiando la società, in direzione di una maggiore integrazione razziale nello specifico.

L’ipotesi di base è, infatti, che da sempre il matrimonio abbia sfruttato il capitale di bridging: le relazioni amorose sono condotte, in altre parole, nella cerchia ristretta di conoscenti, amici di amici e ciò non può che tradursi in una sorta di “isolamento” sociale dei diversi gruppi etnici. Da quando Internet è diventato il secondo “luogo” più comune in cui si incontrano possibili partner, le persone si conoscono e costruiscono delle relazioni di coppia con perfetti sconosciuti, dal momento che molto raramente si hanno con il potenziale partner contatti in comune. Agli occhi degli studiosi questo significa inserire «collegamenti random» tra gruppi sociali diversi e prima distanti. Non dovrebbe sorprendere, così, che il numero dei matrimoni interrazziali sia aumentato con la popolarità dei servizi di online dating: nel 2014, due anni dopo il lancio di Tinder, in particolare si è avuto un picco di unioni tra persone di provenienza diversa e, sebbene sia impossibile inferire una correlazione diretta tra i due fenomeni, con ogni probabilità gli incontri online hanno reso anche i rapporti di coppia più eterogenei.

Quando l’online dating incontra il markerting

Quello che non sempre si tiene in considerazione, comunque, è che app e siti d’incontro online si sono già dimostrati un successo in una prospettiva di marketing. Sarà che i loro utenti “tipo” sono Millennial, un target considerato strategico dai marketer. Sarà perché, sempre secondo il Global Web Index, immediatamente dopo la volontà di curare la loro immagine, gli iscritti a Tinder e co. sono interessati a scoprire prodotti nuovi.

Molti brand, così, hanno considerato anche app e siti come questi canali interessanti per la loro strategia digitale. C’è chi ci ha fatto promozione musicale: Jason Derulo, per esempio, in occasione dell’uscita di “Want to Want Me” ha creato un profilo Tinder ad hoc in modo che, chi esprimesse l’interesse per il suo profilo, potesse ascoltare direttamente su YouTube il nuovo singolo.

La costante ricerca di nuove strategie di promozione cinematografica spiega invece un’operazione come quella che ha accompagnato l’uscita di “Ex-Machina”: il film di fantascienza aveva come protagonista Ava, un androide che assunse presto le sembianze molto umane di una ragazza su Tinder, con cui decine di utenti uomini chattarono fino a scoprire, solo perché rimandati sull’account Instagram ufficiale del film, che si trattasse di una campagna promozionale.

I finti profili Tinder di Ava, la protagonista androide del fim “Ex-Machina”, interpretata da Alicia Vikander.

Operazioni come queste rischiano di violare, se non gli standard di comunità, per lo meno le regole implicite stabilite dall’uso quotidiano che ne fanno gli iscritti. Le stesse critiche sono state fatte a GAP quando, per il lancio della collezione primaverile 2015, ha creato una serie di profili fake, con cui si poteva interagire con la “normale” grammatica di swipe e match e che invitavano a un fantomatico pants party, cioè una vendita promozionale dei nuovi jeans del brand.

Prima di pensare a usare Tinder per il marketing, insomma, si dovrebbero tenere in considerazione alcuni fattori:

  • mantenere un tono di voce che sia quanto più in linea possibile con il proprio brand, la propria storia, la propria proposta di valore e considerare soprattutto se app e siti d’incontro siano effettivamente il luogo giusto dove incontrare il proprio target;
  • non essere invadenti: se più in generale ci sono vari comportamenti che rischiano di fare sembrare noiosi i brand sui social network, quando si vuole “stare” in luoghi come questi dalle logiche tutte proprie è importante calibrare la propria strategia e non risultare “eccessivi”;
  • puntare sul coinvolgimento, allora, è tutto. Una buona idea potrebbe essere, in questo senso, giocare sul fatto che chi scarica app per gli incontri o visita siti di dating ha bisogno di compagnia: strategie più integrate che rappresentano un pretesto per incontrarsi realmente possono risultare così molto efficaci.

Per finire, una curiosità. Improntare una strategia digitale per il terzo settore non è mai semplice, con un pizzico di creatività però persino le app per l’online dating possono essere utilizzate tutte le volte in cui l’obiettivo sia sensibilizzare su tematiche specifiche.

È quello che ha fatto Amnesty International Australia per la sua campagna contro i matrimoni combinati: l’organizzazione utilizzò delle grafiche molto forti, la maggior parte delle quali conteneva dati e statistiche sul fenomeno e che avrebbero dovuto funzionare soprattutto “per contrasto”, sottolineando cioè la condizione impari tra chi poteva tranquillamente scorrere tra decine e decine di profili maschili al secondo e decidere chi frequentare e chi invece era costretto dalla famiglia a sposare uno sconosciuto.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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