Lunedi 19 Novembre 2018
MacroambienteOttimismo crescente nei confronti della tecnologia: un trend per il futuro

Ottimismo crescente nei confronti della tecnologia: un trend per il futuro

I consumatori internazionali sono sfiduciati nei confronti della politica e dei mercati, ma mostrano ottimismo per un futuro hi-tech e smart.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
Ottimismo crescente nei confronti della tecnologia: un trend per il futuro

Da un lato c’è la cronaca che dipinge una cornice tutt’altro che rassicurante a cui si aggiungono dati economici-finanziari che parlano di tutto tranne che di ripresa, dall’altro i cittadini hanno “fame di eroi”, cercano modelli positivi e ispirazionali a cui guardare, vogliono essere ottimisti e sperare in un futuro migliore. Anche, perché no, popolato da tecnologie innovative, creature digitali, oggetti connessi, a patto però di ritrovare il meritato tempo “offline”. È questo quello che viene fuori da “Looking Further with Ford”, il rapporto annuale dedicato dalla casa automobilistica ai maggiori trend dell’anno in campo sociale, economico e culturale.

Se la sfiducia fa notizia (ma non è condivisa)

Il filo conduttore? Sembra essere la sfiducia dei cittadini nei confronti dell’establishment politico, economico, sociale. Sfiducia che si concretizza, per esempio, in un 68% di adulti che si dice deluso dai leader politici e che cerca nuovi “eroi” sul lavoro, nella propria comunità, nei rappresentanti governativi. Giornali e media sembrano marciare sull’insoddisfazione dei cittadini, riempiendo i loro palinsesti di cattive notizie (anche per il giornalismo digitale vale il vecchio mantra del bad news are good news). Quello che non sembrano tenere in considerazione è che, invece, i lettori desidererebbero notizie positive e sarebbero più propensi a condividerle, proprio come ha dichiarato il 73% degli intervistati nello studio di Ford. Non è un caso, del resto, che tra i pezzi del New York Times più condivisi via mail, per esempio, ci siano per lo più storie positive, come indica uno studio.

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Fonte: Looking Further with Ford.

Che futuro per il retail?

Ben più interessante, però, è la parte del “Looking Further with Ford” dedicata ai consumi. I ricercatori hanno provato, infatti, a individuare i driver che guidano le persone all’acquisto anche in questi anni di crisi. Qualità, versatilità e durata sembrano essere, così, le caratteristiche che spingono a preferire un prodotto/servizio a un altro. Un esempio? Per restare nell’ambito dell’elettronica di consumo, il 37% degli intervistati dice di utilizzare meno device single purpose come e-reader, lettori DVD, etc., da quando ha acquistato un tablet. L’elemento più caratteristico dei consumi oggi è, però, il valore dell’esperienza: il viaggio è più importante della destinazione, recita infatti un mantra ben noto a chi si occupa di pensare a livello strategico il consumer journey. Non a caso, per esempio, un cliente su tre considera una buona vetrina uno stimolo fondamentale per iniziare un’esperienza di acquisto in store, l’81% si dice disposto a pagare di più per una migliore esperienza in negozio e il 48% dei consumatori americani apprezza e compra di più se c’è possibilità di personalizzare il prodotto/servizio. Inutile sottolineare, poi, l’importanza del mobile commerce, tanto che lo studio in questione prevede che almeno la metà dei ricavi commerciali americani per il 2017 verranno proprio dal mobile.

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Fonte: Looking Further with Ford.

Il lavoro del futuro

Anche il mondo del lavoro, però, si è trovato ad affrontare in questi anni la rivoluzione del digitale. I modelli di business vincenti si sono rivelati quelli in grado di massimizzare i benefici delle risorse a disposizione, garantendo allo stesso tempo flessibilità e soddisfazione dei lavoratori. Non si tratta, insomma, di valutare solo l’impatto di giganti della sharing economy come Uber, ma di mostrare anche come si stiano affermando forme alternative di lavoro. Nel 2015, per esempio, sono stati 9milioni i freelance iscritti su una delle più importanti piattaforme globali per freelance, appunto: si tratta di giovani professionisti che, nella maggior parte dei casi, hanno tra i 26 e i 35 anni e il valore del loro lavoro è stato stimato in almeno un miliardo di dollari.

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Fonte: Looking Further with Ford.

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Fonte: Looking Further with Ford.

Perché dipendiamo dalla tecnologia e abbiamo fame di tempo?

Sono proprio loro, i professionisti più giovani, a lamentare però quella che lo studio Ford chiama una “povertà di tempo”. Maggiore facilità di connessione significa, infatti, anche essere costantemente online, tanto che c’è chi ha proposto di risolvere la dicotomia onlineoffline con l’imperativo dell’onlife, anche se ciò vuol dire (ma non è la prima volta che accade, si pensi all’avvento dei telefoni cellulari) nessuna distinzione tra lavoro e tempo libero. Stare online, del resto, ha già assunto le caratteristiche di un lavoro a tempo pieno. Il tempo speso sullo smartphone supera abbondantemente le 4 ore e mezza negli Stati Uniti e il 74% dei brasiliani, il 70% dei cinesi, il 66% degli indiani, ad esempio, considerano “stare sui maggiori social network come un lavoro full time”, come viene riportato nel report. Il risvolto oscuro di questa “fame di tempo”? È che, complici spunte blu e meccanismi che ci fanno sapere se il nostro destinatario ha visualizzato il messaggio o meno, siamo sempre più impazienti quando aspettiamo una risposta (il 79% degli intervistati da Ford si dice d’accordo nel ritenere sempre più breve il tempo di risposta accettabile) e, soprattutto, gli under 35 si sentono costretti a controllare le e-mail di lavoro persino in orari diversi da quelli d’ufficio.

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Fonte: Looking Further with Ford.

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Fonte: Looking Further with Ford.

Il rapporto con la tecnologia, insomma, è diventato un rapporto di vera e propria dipendenza. Stando ai dati mostrati dal “Looking Further with Ford”, il 65% degli adulti ritiene che era più facile vivere in un mondo meno connesso, tra gli under 35, invece, è almeno doppia la percentuale di chi ammette di sentire un senso di smarrimento e ansia quando è lontano dai suoi device (si tratta della cosiddetta FOMO, Fear Of Missis Out, da poco classificata tra i disturbi della personalità, ndr) e almeno il 58% degli inglesi dice di dover fare degli sforzi anche considerevoli per staccarsi da smartphone e simili.

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Fonte: Looking Further with Ford.

Qualche curiosità sulla tecnologia pervasiva del futuro

Una nota curiosa? Gli utenti digitali sembrano pronti a cimentarsi con la tecnologia ubiquitous” del futuro. O, almeno, così dicono. C’è chi si vede a bordo di una self-driving machine (l’84% degli indiani) e chi pensa che i benefici di droni, intelligenza artificiale e simili saranno notevolmente maggiori dei rischi a essi connessi. Grandi anche le aspettative per le smart city: non solo gli smart building dovrebbero aumentare del 30% entro il 2020, ma il numero di città intelligenti dovrebbe essere triplicato entro lo stesso anno, almeno in paesi come il Giappone.

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Fonte: Looking Further with Ford.

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Fonte: Looking Further with Ford.

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