Mercoledi 17 Luglio 2019
MacroambienteProdotti e packaging senza plastica: le proposte dei brand contro l’inquinamento

Prodotti e packaging senza plastica: le proposte dei brand contro l'inquinamento

Dal packaging senza plastica alle bolle di acqua potabile che si sciolgono in bocca: cosa fanno le aziende per combattere l'inquinamento?


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
Prodotti e packaging senza plastica: le proposte dei brand contro l'inquinamento

Packaging senza plastica e prodotti fatti con materiali biodegradabili o addirittura commestibili: sono molte le soluzioni innovative proposte da grandi e piccole aziende per combattere l’inquinamento e cercare di ridurre la quantità di plastica presente nell’oceano.

Si stima però che siano 8 milioni le tonnellate di plastica che finiscono annualmente negli oceani, per cui la sfida è dura. Se però questo tendenza non viene invertita nel breve periodo, nel 2050 potremmo avere più plastica che pesci negli oceani, secondo un report della fondazione Ellen Mac Arthur: attualmente sarebbero presenti addirittura 150 milioni di tonnellate di plastica. Sono numeri preoccupanti che dovrebbero portare tutti (e in particolar modo le aziende) a riflettere sul contributo che ognuno può fornire alla lotta contro questo tipo di inquinamento che sta distruggendo fauna e flora acquatiche.

Annualmente vengono prodotte circa 50 milioni di tonnellate di plastica; di queste, soltanto il 7% viene riciclato: una percentuale assurda se si riflette sulle gravi conseguenze che ciò può avere sul pianeta. Alcuni brand, però, sembra si stiano davvero impegnando in questa causa, proponendo diverse soluzioni e cambiamenti all’interno del proprio sistema produttivo, proprio per combattere l’inquinamento prodotto dall’eccesso di plastica.

PACKAGING SENZA PLASTICA E ALTRE SOLUZIONI INNOVATIVE ANTI-INQUINAMENTO

Nella top 10 dei packaging senza plastica più innovativi c’è sicuramente quello sviluppato da una startup di Londra che ha cercato di ridurre al minimo possibile gli sprechi di plastica dovuti alle tante bottiglie di acqua che si acquistano ogni giorno in tutto il mondo. La soluzione proposta da Skipping Rocks Lab si chiama “Ooho” e consiste in una bolla trasparente contenente acqua potabile e formata da una membrana commestibile, ottenuta dall’estratto di alghe naturali. Si tratta, in sostanza, di piccoli contenitori dalla forma sferica che consentono di bere l’acqua presente al loro interno facendo un piccolo buco oppure mettendo questo involucro, naturale, commestibile e insapore, interamente in bocca. La “Ooho” è totalmente biodegradabile e dovrebbe riuscire a decomporsi, nel caso in cui non venga consumata, nell’arco di quattro-sei settimane.

Spesso sono le piccole aziende a fare da esempio alle grandi multinazionali. È il caso della marca di birra artigianale Saltwater Brewery, che ha creato una soluzione per ridurre l’ingestione di plastica da parte degli animali marini, come le tartarughe, che finiscono per mangiare questi rifiuti, scambiandoli per cibo.

Tra i rifiuti altamente pericolosi per questi animali vi sono gli anelli di plastica delle confezioni da sei bevande, come quelle della birra per esempio. L’azienda, che ha sede in Florida, ha creato degli anelli resistenti proprio come quelli di plastica, ma realizzati con materiali naturali e commestibili, non essendo dannosi per gli animali che eventualmente potrebbero ingerirli.

Ci sono poi altre soluzioni che possono sembrare molto semplici, ma che in realtà potrebbero fare la differenza, considerando anche la tipologia di prodotto: si pensi, per esempio, agli spazzolini da denti, da anni realizzati principalmente in plastica. Si tratta di un bene essenziale, usa e getta, che va cambiato con molta frequenza, motivo per cui si intuisce l’impatto che potrebbe avere la sostituzione della plastica con un materiale diverso, come il legno di bambù: è il caso degli spazzolini creati da Brush with Bambooazienda che dal 2008 propone questa alternativa biodegradabile.

Lo stesso vale per un altro bene di prima necessità come la pasta, spesso venduta in packaging fatti al 100% di plastica oppure in involucri di cartone ma con delle piccole aperture in plastica trasparente per far vedere il prodotto e quindi non del tutto riciclabile: insomma, un dettaglio di design sicuramente evitabile.

Dalle confezioni dei prodotti che mangiamo a ciò che usiamo per conservarli, tutto viene fatto con la plastica. Si pensi, a tal proposito, alla pellicola trasparente che utilizziamo per coprire contenitori o avvolgere alimenti. L’azienda Etee ha creato un’alternativa eco-friendly: un tipo di packaging senza plastica, un involucro fatto con materiali biodegradabili che consente comunque di conservare perfettamente gli alimenti.

Ad Amsterdam, invece, è stato creato il primo supermercato in Europa con un corridoio “libero dalla plastica”: lo stabilimento commerciale, che fa parte della catena Ekoplaza, ha messo in vendita oltre 700 prodotti di largo consumo con packaging senza plastica. Guardando gli scaffali però non si direbbe: in effetti, sembra un corridoio come tutti gli altri, apparentemente pieno di imballaggi di plastica, con la differenza che questi ultimi vengono in realtà prodotti con altri materiali di origine vegetale, quindi facilmente biodegradabili.

Un altro concept interessante è quello alla base del modello di business portato avanti da MIWA, startup vincitrice del premio The New Plastics Economy Innovation: l’idea è quella del precycling o pre-riciclo, riducendo cioè al minimo di scarti, evitando packaging di plastica o altri materiali dannosi per l’ambiente e usando invece contenitori riutilizzabili (come quelli in vetro, per esempio).

Il sistema proposto da MIWA consente così di ridurre al minimo l’utilizzo di imballaggi o involucri monouso per tutta la catena di fornitura, quindi dalla produzione allo stoccaggio, fino al consumo. L’azienda fa uso di contenitori riutilizzabili che vengono riempiti di volta in volta; i produttori riempiono questi contenitori con il loro prodotto, consegnandolo poi a negozi attrezzati, dove il consumatore può portare il proprio contenitore da casa o utilizzare dei contenitori appositi.

Dal settore fast-food a quello dei cosmetici: tutti possono dare un contributo

Certamente tutti abbiamo il dovere di contribuire a ridurre l’inquinamento e l’uso della plastica, quindi le iniziative devono partire da ogni consumatore, ogni volta che effettua un acquisto. Anche le aziende, però, hanno il dovere di ridurre al minimo il proprio impatto negativo sul pianeta. Partendo dalla crescente consapevolezza e dalla preoccupazione dei consumatori riguardo a problematiche ambientali, le aziende di ogni settore devono riuscire ad adeguare i propri modelli di business e i propri processi produttivi a tali problematiche, da considerare all’interno di ogni programma di corporate social responsibility.

Lush, azienda di cosmetici naturali, è una delle multinazionali più attive nella lotta contro l’uso della plastica. Da sempre l’azienda è nota per i prodotti venduti quasi esclusivamente senza packaging; negli ultimi anni, però, Lush si è impegnata ancora di più nel ridurli al minimo indispensabile. I packaging di plastica attualmente utilizzati sono realizzati con materiale riciclabile e tutte le bottigliette usate come contenitori vengono fatte con PET 100% riciclato; nonostante ciò, comunque, l’azienda cerca di rendere tutto il processo il più plastic-free possibile. Infatti, anche le forme utilizzate per fare le famose bombe da bagno Lush sono realizzate con il materiale menzionato in precedenza e vengono poi riusate e riciclate.

Un altro passo importante dell’azienda è stato aprire a Milano il primo Lush Naked Shop al mondo: un negozio «nel quale saranno in vendita solo prodotti solidi e “nudi”, per sensibilizzare sul futuro possibile della cosmesi totalmente senza di plastica», come si può leggere sul sito aziendale. Si tratta dunque di uno spazio in cui l’azienda mette in vendita esclusivamente dei prodotti privi di packaging. In un settore in cui il contenitore è praticamente fondamentale, Lush propone da tempo delle soluzioni innovative rispetto ai competitor: dallo shampoo al gel doccia, tutto solido e tutto privo di imballaggio.

Nonostante McDonald’s abbia ad oggi un lungo storico di critiche rivolte alle proprie pratiche di business, forse nel tentativo di dimostrare il proprio impegno verso il cambiamento l’azienda ha preso un’importante decisione: entro il 2025 tutti gli imballaggi McDonald’s dovranno provenire da fonti 100% rinnovabili, riciclate o certificate. Inoltre, l’azienda si è posta anche l’obiettivo, sempre per il 2025, di provvedere al riciclaggio autonomo (e dunque a prescindere delle norme e delle infrastrutture della città o del paese) del 100% delle confezioni buttate nel ristorante. Considerando la dimensione di questa catena – parliamo di circa 37mila ristoranti in oltre 100 paesi – si comprende come la decisione possa in effetti avere un impatto importante sulla riduzione del problema. Tenendo a mente questo obiettivo, la catena americana il 21 giugno 2019 ha annunciato il suo piano che prevede di sostituire il packaging del gelato McFlurry con uno senza tappo di plastica, almeno nei ristoranti del Regno Unito, a partire dal mese di settembre. Anche se i cucchiai continueranno a essere realizzati con questo materiale, adottando questa misura il brand riuscirà comunque a risparmiare circa 383 tonnellate di plastica. Poiché l’obiettivo però è raggiungere un risparmio pari a 500 tonnellate, McDonald’s sostituirà anche i contenitori di plastica usati per le insalate. La speranza è che tale novità venga estesa a tutti i punti vendita della catena e che possa riguardare anche i competitor, come per esempio Burger King.

Packaging senza plastica

Starbucks, la nota catena di caffè, ha annunciato che entro il 2020 eliminerà tutte le cannucce di plastica dai propri negozi. Proseguendo con le grandi multinazionali, Adidas invece ha proposto ai consumatori un’idea innovativa e ecologica: in collaborazione col gruppo Parley for the Oceans, l’azienda ha trasformato rifiuti di plastica raccolti negli oceani in abbigliamento sportivo. Nel 2018 l’azienda ha annunciato di aver venduto oltre un milione di paia di scarpe realizzate con un tessuto ottenuto grazie alla trasformazione dei rifiuti di plastica.

Packaging senza plastica

La cifra, considerando il numero complessivo di vendite di Adidas, può sembrare abbastanza irrisoria. Si tratta però sicuramente di un primo passo e di un buon esempio per altri player del mercato nel trovare soluzioni alternative all’uso della plastica.

Tutte le aziende, in tutti i settori, possono contribuire a ridurre questo problema: l’azienda Blue Planet Eyewear, per esempio, ha creato degli occhiali da sole realizzati con metalli e plastica riciclata oppure in legno o bambù.

Intanto, negli Stati Uniti e in Europa i vari governi stanno mettendo in atto e valutando l’applicazione di misure che consentirebbero di ridurre l’uso della plastica, per esempio attraverso divieti alla vendita di cannucce, posate e piatti di plastica. Anche i cittadini, comunque, hanno un peso importante nella lotta contro l’inquinamento: deve partire infatti da ognuno la scelta di acquistare prodotti con packaging senza plastica, beni realizzati con materiali biodegradabili e spingere le aziende a fare il possibile per ridurre il loro impatto sul pianeta.

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