Sabato 17 Novembre 2018
ComunicazioneParole, cervello e azioni: come si influenzano?

Parole, cervello e azioni: come si influenzano?

Le parole, vocalizzando pensieri, emozioni e giudizi, modificano il cervello, guidano le azioni e i comportamenti e cambiano la vita.


Giuliana Maria Volpe
A cura di: Giuliana Maria Volpe Autore Inside Marketing
Parole, cervello e azioni: come si influenzano?

Le parole costituiscono la voce del cervello poiché esprimono pensieri, emozioni, opinioni e giudizi. Esse, però, non si limitano ad esplicitare l’impronunciabile, fanno molto di più: incidono, infatti, sulla percezione del contesto e del mondo. In che modo? Plasmano le strutture cerebrali (e la personalità), stimolando il rilascio di neurotrasmettitori specifici, e orientano le azioni.

Partiamo dalle origini: il rapporto tra le attività cognitive del pensiero e del linguaggio è stato sempre al centro del dibattito psicologico focalizzato sul controverso rapporto tra natura e cultura. Gli innatisti come Chomsky appoggiavano l’esistenza di un dispositivo di acquisizione del linguaggio – il LAD (Language Acquisition Device) – in grado di conferire la capacità di riconoscere la struttura sintattica della lingua di appartenenza e di far sviluppare prima la capacità di parlare, poi quella di pensare. Al contrario, i sostenitori della cultura, gli empiristi come Skinner, ritenevano che il linguaggio fosse il risultato dell’apprendimento e dell’esperienza, da far maturare nel rapporto con l’ambiente circostante.

Nel mezzo si colloca, poi, la posizione di Bruner che da un lato affermava l’esistenza del meccanismo innato chomskyano, mentre dall’altro, in linea con Skinner, riteneva fondamentale il contributo apportato dall’esperienza.

Dunque, in accordo con la posizione di Bruner, le parole sono influenzate dal cervello e dalla cultura e allo stesso tempo, il cervello e la cultura sono influenzate dalle parole che si dicono e che si ascoltano. Come è stato, infatti, dimostrato da diversi studi, il significato di una parola cambia a seconda della cultura di appartenenza e di riferimento. Come afferma il neurologo cognitivista e docente di neuropsicologia dell’Università San Raffaele di Milano Jubin Abutalebi “la parola che indica uno stesso oggetto in lingue diverse può acquistare sfumature differenti, che dipendono dal substrato culturale specifico”. Questo perché la cultura plasma il significato delle parole e queste modificano il pensiero circa lo stesso oggetto e, di conseguenza, come lo si percepisce e come ci si approccia ad esso.

In che modo le parole plasmano il cervello e orientano le azioni?

Le parole agiscono sul cervello in quanto stimolano la secrezione di ormoni. Lo studio condotto presso il Brookhaven National Laboratory ha mostrato che l’esposizione continua a un certo tipo di parola – prevalentemente a matrice negativa – causa un’alterazione dei livelli ormonali e dei neurotrasmettitori. Nello specifico, l’esperimento alla base dello studio ha rilevato che anche la semplice visualizzazione della parola no‘ per un solo secondo stimola il rilascio di cortisolo, l’ormone responsabile dello stress. In più, questi cambiamenti nella fisiologia del cervello si manifestano subito nella modifica di specifiche aree cerebrali come:

  • l’ippocampo (base della memoria);
  • le cortecce temporali e frontali (responsabili della comunicazione);
  • la corteccia parietale (responsabile delle attività di programmazione e pianificazione dei comportamenti, nonché di elaborazione delle informazioni).

Per cui l’esposizione prolungata a parole negative potrebbe compromettere seriamente le strutture critiche del cervello associate alla memoria, alla comunicazione e al controllo emotivo. Dal momento che le parole che potenzialmente hanno una semantica negativa attivano l’amigdala, base cerebrale del controllo emotivo sempre alla ricerca di associazioni con il passato per decidere come muoversi, ciò ha un effetto sia sul ricordo di tali parole, influenzando la memoria, sia sulle azioni da fare per prendere decisioni (comportamento di decision making).

Inoltre, grazie all’effetto priming, le parole guidano le azioni e orientano i comportamenti. L’effetto priminginfatti, è il fenomeno per cui l’esposizione a determinati stimoli guida l’uomo nei comportamenti successivi riferiti allo stesso dominio di quegli stimoli.

Un esperimento condotto presso l’Università Claude Bernard di Lione ha rivelato, ad esempio, che quando si ascoltano dei verbi connessi all’attività fisica subito dopo aumenta la forza con la quale si afferrano gli oggetti. Non solo, questo studio dimostra un altro aspetto rilevante: le parole riferite ad azioni che hanno una semantica positiva stimolano il meccanismo dell’attivazione e motivano le persone all’azione.

Infine, dal momento che l’esposizione alle parole plasma le strutture cerebrali, influenza le azioni e orienta i comportamenti, è lecito affermare che possono contribuire a uno strutturale e strategico cambiamento dell’umore e quindi allo stato recettivo con il quale ci si approccia alla vita. Difatti, se si sceglie di utilizzare parole positive, se si è perseveranti nel ripeterle costantemente a se stessi, si concretizza uno dei fenomeni più comuni della psicologia sociale: la profezia che si auto-avvera, per la quale se si crede fortemente in qualcosa alla fine accadrà.

È scientificamente provato, dunque, che bisogna essere particolarmente attenti a ciò che si dice ed è necessario cercare di tramutare i messaggi potenzialmente negativi in positivi per scuotere concretamente la propria vita.

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