Perché le persone smettono di seguire i brand sui social?

Secondo un studio, sono in aumento le persone che smettono di seguire un brand sui social: l'algoritmo di unfollow prova a spiegare cosa succede.

Perché le persone smettono di seguire i brand sui social?

Il coinvolgimento dei clienti è l’obiettivo principale di tutte le aziende che operano sui social media. Proponendo contenuti di alta qualità e trovando i giusti influencer, è possibile tenere sempre alta l’attenzione dei consumatori verso il proprio brand.

Circa il 43% delle persone che seguono un’azienda su un social sono dei consumatori che hanno già provato il prodotto o hanno usufruito del servizio, tuttavia c’è un però: prima o poi i clienti smetteranno di seguire i social e non sarà più possibile mirare a quella audience. Fractl e Buzzstream hanno creato un’infografica, intervistando circa 900 utenti per scoprire perché spesso si clicca su “unfollow” e quali comportamenti le aziende dovrebbero evitare per arginare questo fenomeno.

Ecco alcuni punti chiave: su facebook, circa il 25% degli intervistati ha dichiarato di aver smesso di seguire almeno una pagina aziendale da più di un mese; su twitter la percentuale scende al 12%. Il 49% ha, al contrario, affermato che non ha mai smesso di seguire un’azienda su LinkedIn.
Proviamo a capire, secondo questo sondaggio, perché avviene questo lento abbandono:

  • il 21% degli utenti abbandona un marchio perché diventa noioso e ripetitivo;
  • il 19% smette a causa dell’information overload, ossia se il brand pubblica più di 6 post al giorno;
  • il 22% ci svela una verità ormai consolidata da tempo: le foto sono il contenuto preferito dagli utenti.

I social sono indubbiamente un mezzo potentissimo, ma ci sono dei momenti in cui i brand diventano noncuranti delle esigenze di chi li sta ascoltando ed iniziano a perdere appeal sul mercato. Uno dei problemi maggiori, da evitare, è l’egocentrismo: spesso le aziende parlano solo di loro stesse, dimenticando di instaurare uno scambio comunicativo. Cosa fare? Smettere di bombardare gli utenti con i contenuti promozionali ed utilizzare i social con lo scopo per cui sono nati: l’interazione. L’altro lato della medaglia è rappresentato invece da quelle pagine che pensano di arrivare agli utenti pubblicando contenuti in modo quasi compulsivo. La cosa più fastidiosa per il pubblico è leggere troppi contenuti analoghi più volte al giorno. Il fatto che altre pagine di successo pubblichino molti post al giorno non implica che accadrà la stessa cosa al vostro brand. Ma fortunatamente c’è Analytics: usatelo.

Unfollow algorithm

Come è stato confermato dalla ricerca, altro errore da evitare è il diventare noiosi. Gli utenti vogliono contenuti divertenti e cercano empatia con il brand. La linea tra l’essere simpatici e l’essere offensivi è però molto sottile. Una banale battuta potrebbe offendere una parte del pubblico e causare una polemica con conseguente calo di seguaci. Molto spesso queste situazione si verificano quando si cerca di fare ironia su un caso di attualità. Ne vale veramente la pena?

Altra causa è quella contro cui nessuno può combattere: certe persone smettono di seguire un brand perché semplicemente non capiscono cosa siano i social. Queste persone vanno coccolate, quindi più che usare un megafono tramite i post, controllate la posta e rispondete ai loro messaggi.

Molto spesso capita che le persone smettano di utilizzare un marchio, con una conseguente rottura “social”. Quando gli utenti si rendono conto che è il momento di farla finita, allora forse va riconsiderata la strategia social: si potrebbe ad esempio chiedere un feedback al pubblico, cercando di capire da cosa deriva la loro frustrazione.

Alla fine, una unica ed inevitabile realtà che ci perseguita nella vita di tutti i giorni: prima o poi le persone se ne vanno.

Unfollow algorithm


A firma di: Annette Palmieri Contributor
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