Sabato 17 Novembre 2018
MarketingPersonal branding su Twitter: vale ancora la pena pensare a una strategia?

Personal branding su Twitter: vale ancora la pena pensare a una strategia?

C'è chi lo dà per morto, quindi perché vale ancora la pena fare personal branding su Twitter? Le strategie migliori e i consigli degli esperti.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
Personal branding su Twitter: vale ancora la pena pensare a una strategia?

C’era una volta un social in cui il limite, tassativo, per la lunghezza dei post era 140 caratteri: gli iscritti lo amavano soprattutto per questo e lo usavano per commentare in tempo reale quello che stavano guardando in TV (in gergo per fare second screen, ndr), scambiarsi link e informazioni interessanti, interagire sugli hot topic del giorno, ecc. Negli anni quel social sembra aver perso popolarità, superato da piattaforme più moderne e d’appeal soprattutto per i giovani come Snapchat o Instagram, nonostante comunque, secondo Statista, gli utenti attivi di Twitter siano ancora oltre 330 milioni (su base mensile e con dati riferiti al primo trimestre 2018). Oggi insomma è davvero un social morto o si può fare ancora, per esempio, personal branding su Twitter?

Personal branding e networking su Twitter: cosa c’è da sapere

La risposta a una domanda come questa è meno scontata di quanto si immagini. Nonostante la presunta crisi, infatti, Twitter è ancora un social vivo e ben frequentato e che può aiutare non solo a far conoscere e rafforzare il proprio brand personale, ma anche e soprattutto a fare networking.

Lo dimostra quella che è diventata ormai una prassi per gli eventi di settore, del marketing e della comunicazione ma non solo. C’è un hashtag ufficiale scelto dagli organizzatori per stimolare la partecipazione anche online. Attorno a quell’hashtag convergono post e contenuti prodotti da chi partecipa fisicamente all’evento, vuole condividere questa sua partecipazione con i propri follower e le proprie cerchie e per questo si dedica a un costante live tweeting. Non solo: spesso l’hashtag ufficiale è usato per arricchire le sessioni di Q&A, raccogliendo spunti, riflessioni e domande per gli eventuali relatori non solo in sala. Il risultato è che lo spazio di interazione tra chi partecipa all’evento – senza contare chi avrebbe voluto partecipare ma non ha potuto – è aumentato, come aumentate sono le possibilità di fare Rete.

Un esempio come questo dimostra insomma che, nonostante il presunto rallentamento nella crescita del social, oggi c’è ancora spazio per fare personal branding su Twitter. Certo, come per ogni piattaforma ci sono se non delle regole almeno dei consigli degli esperti per provare a farlo al meglio. Del resto sembra valere quel mantra secondo cui in Rete – come del resto anche nella vita – si è, o si diventa, ciò che si decide di mostrare di se stessi. Per questo, soprattutto se si decide di essere presenti su più piattaforme diverse, bisognerebbe puntare a un’immagine coerente e consistente.

creare un buon profilo Twitter e seguire le persone giuste

Non a caso la propria strategia di personal branding sul social del cinguettii dovrebbe partire proprio dal creare un buon profilo. Scegliere una foto di profilo che risulti attraente e facile da memorizzare e che, soprattutto, veicoli la giusta immagine è un buon punto di partenza. Esattamente come lo è scrivere una bio sintetica ma efficace, in cui vengano utilizzati #hashtag e @menzioni giusti per rendersi più facilmente trovabili tra gli addetti al settore.

Ci sono poi metriche di vanità, come il numero di follower, che potrebbero sembrare – e non completamente a torto – un segno di successo della propria strategia di social personal branding. Chi è impegnato a costruire il suo brand personal, dentro e fuori la Rete, potrebbe ritrovarsi così a investire fin troppo tempo ed energie in uno sforzo per acquisire nuovi follower, spesso non considerando che il modo migliore per attrarre utenti verso il proprio profilo è cominciare a seguirne di nuovi, soprattutto se si sceglie di seguire professionisti, esperti e figure ben note o di riferimento del settore in cui si opera. Una buona idea potrebbe essere anche creare delle liste tematiche: non è solo un modo pratico per non perdersi niente (o quasi) nel mare magnum di tweet che vengono pubblicati ogni giorno; dal momento che si può settare a piacere la privacy delle proprie liste, e cioè si possono creare delle liste pubbliche, è anche un buon modo per fare rete, entrare in contatto con chi opera nel proprio stesso campo, trovare nuove figure di riferimento o essere d’ispirazione per altri utenti.

L’importanza dei contenuti quando si fa personal branding su Twitter

La parola chiave, anche quando si fa personal branding su Twitter, è infatti valore. Bisogna creare valore per i propri follower e, nella maggior parte dei casi, il modo migliore per farlo è una (buona) strategia di contenuti. Sia che siano contenuti propri, originali e creati e differenziati ad hoc per il social, sia che invece si faccia solo content curation è importante tenere conto della propria audience: più appariranno personalizzati, su misura, in target e più i propri contenuti saranno percepiti come rilevanti, cosa che non può che avere effetti positivi a cascata sul proprio brand personale. Non si può dimenticare, del resto, che la maggior parte degli utenti usa Twitter proprio alla ricerca di fonti e risorse utili per il proprio lavoro, il proprio percorso di crescita personale e professionale, ecc.

Nonostante modifiche all’algoritmo originale che, come avviene sugli altri social, sembrano premiare soprattutto le interazioni più frequenti e le preferenze dei singoli, tra l’altro, Twitter sembra essere ancora il social che meno penalizza la condivisione diretta di link esterni. Ci sono tip pratiche, però, che si possono sfruttare per massimizzare la copertura dei propri contenuti. Si potrebbe, per esempio, «creare un gruppo Twitter ristretto, fatto di poche persone con cui si scambia una conversazione costante, e inviare al suo interno solo alcuni tweet selezionati durante una  giornata o un evento e che risultano di sicuro interesse», come ha suggerito il blogger Luca Rallo durante un’intervista ai nostri microfoni al Mashable Social Media Day + Digital Innovation Days 2018. La parola d’ordine comunque, ha proseguito l’esperto, non può che essere integrazione: significa sfruttare contemporaneamente e in maniera organica tutte le possibilità che vengono anche da canali diversi, come Telegram per esempio.

Interazione, coinvolgimento e analisi: come rendere vivo il proprio brand su Twitter

Chi voglia fortificare o costruire un brand personale su Twitter, comunque, non può fare a meno di altre due componenti: interazione e coinvolgimento. Si tratta, nel primo caso, di prendere parte attiva alle conversazioni e agli scambi che riguardano il proprio settore di riferimento: è, sì, soprattutto un modo per rendere visibile il proprio brand ma, se fatto bene, si tratta anche in questo caso di creare valore per la comunità, per le proprie reti. Quanto al coinvolgimento, non si tratta solo della partecipazione attiva di cui si è detto, ma si tratta anche e soprattutto di mostrarsi responsabili e impegnati in cause che stanno a cuore, per esempio. Se c’è una cosa che insegnano le grandi aziende, infatti, è quanto conti la dimensione valoriale nella costruzione del brand.

Quando si prova a fare personal branding su Twitter, infine, non si può dimenticare l’importanza di testare a priori la propria strategia – si possono creare, per esempio, diverse versioni dello stesso contenuto o si può giocare con gli orari del social sharing, ecc. – e di analizzare a posteriori i risultati, grazie a tool adatti o ai semplici analytics messi a disposizione dalla piattaforma.

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