MacroambienteLa pirateria registra ancora centinaia di miliardi di visite e genera danni ingenti per l’industria dei media

La pirateria registra ancora centinaia di miliardi di visite e genera danni ingenti per l'industria dei media

Dai settori con più incidenza ai contenuti più piratati e le modalità più diffuse per farlo: i dati di Akamai e MUSO sulla pirateria nel 2021

Akamai e MUSO hanno rilasciato un'edizione di "Stato di Internet - Security" da cui si evince che la pirateria nel 2021 è cresciuta così come sono cresciuti visite totali e utenti unici di siti pirata di musica, film, libri.

Ha provato ad analizzare lo scenario della pirateria nel 2021 la nuova edizione del rapporto Stato di Internet – Security (SOTI) realizzato da Akamai e MUSO il cui titolo è, non a caso, “Pirateria allo scoperto”.

Quello venuto fuori non è un quadro rassicurante. A settembre 2021, data a cui sono riferiti i dati raccolti, era aumentata di almeno il 16% rispetto ai nove mesi precedenti la richiesta di contenuti piratati e si trattava di un aumento generalizzato e riguardante, cioè, i più diversi settori: dalla televisione agli eventi live e di sport.

Perché e quanto è aumentata la pirateria nel 2021

Se non è ormai mistero che la pandemia, con una maggiore quantità di tempo che le persone sono state costrette a trascorrere in casa in quarantena, in isolamento o per rispettare le misure anticontagio stabilite dai governi, ha cambiato anche abitudini e diete mediatiche, più che nelle scorse rilevazioni Akamai ha registrato in questa occasione un aumento dei tentativi di piratare concerti, match sportivi ed eventi di ogni tipo spostati in streaming a causa dell’emergenza sanitaria e per cui era previsto il pagamento di un biglietto. Diversi sono stati i metodi utilizzati in questi casi dai malintenzionati: dall’uso di account autorizzati per la ritrasmissione su canali secondari come YouTube o Twitch allo spoofing e l’utilizzo di token di riproduzione, passando per l’uso di file APK modificati per accedere da app ai contenuti di proprio interesse.

Se a queste forme nuove di pirateria “di flusso” e volte ad hackerare lo svolgimento di eventi live se ne aggiungono di più tradizionali come le visite ai siti web che offrono l’accesso indiscriminato a film e programmi televisivi o l’uso di applicazioni che hanno lo stesso fine e il download di torrent, si ottengono numeri sulla pirateria nel 2021 come i 132 miliardi di visite effettuate in totale ai siti web pirata alla fine del terzo trimestre dell’anno e i 3.7 miliardi di visualizzazioni e download illegali.

Il record peggiore è in questo senso degli Stati Uniti: da soli gli utenti americani hanno effettuato oltre 13.5 miliardi di visite a siti pirata, quasi il doppio della seconda in classifica, la Russia, da cui provengono invece circa 7.2 miliardi di visite. Chiude il podio l’India con più di 6.5 miliardi di visite e portando il totale delle sole prime tre nazioni a oltre 27 miliardi di visite a siti pirata. Seguono immediatamente dopo Cina e Brasile.

paesi con più incidenza di pirateria nel 2021

Quali sono i paesi in cui era più forte, alla fine del terzo trimestre 2021, l’incidenza della pirateria. Fonte: Akamai/MUSO

Uno dei dati più interessanti nell’analisi di Akamai/MUSO sulla pirateria nel 2021 ha a che vedere con il modo in cui gli utenti accedono ai contenuti piratati: nella maggior parte dei casi (il 61.5%) lo fanno ormai per accesso diretto ai siti o alle app pirata; più raramente (nel 28.6% dei casi) cercano i contenuti a cui sono interessati, sui motori di ricerca per esempio; in una minoranza di occasioni sono rimandati ai contenuti piratati dai social media , da altri siti web, da sponsorizzate e annunci pubblicitari o notifiche push o ricevute via email.

come avviene l'accesso ai contenuti pirata nel 2021

Come gli utenti accedono più comunemente ai contenuti piratati. Fonte: Akamai/MUSO

Quali sono stati i settori maggiormente vittime di pirateria nel 2021

Quanto ai settori che sono stati più vittime di pirateria nel 2021, il primato sarebbe della televisione con oltre 67 miliardi di visite totali ai siti pirata e più di 20 visite per singolo utente nell’arco di tempo preso in considerazione. La spiegazione sembra semplice in questo caso: secondo gli autori dello Stato di Internet – Security (SOTI), la maggior parte di chi prova a guardare in streaming e su siti pirata i contenuti televisivi lo fa perché si trova in zone geografiche in cui gli stessi non sono accessibili diversamente.

Akamai e MUSO sono arrivati a stilare, così, una top ten delle serie TV più piratate che fa il pari con quella dei film più piratati nel corso dello scorso anno.

film e serie tv più piratati nel 2021

Fonte: Akamai/MUSO

Nonostante sia il primo settore a cui è spontaneo pensare quando si parla di pirateria, comunque, il cinema sembrerebbe oggi solo terzo per incidenza del fenomeno: alla fine del terzo trimestre 2021 aveva fatto registrare in totale 14.5 miliardi di visite ai siti web pirata, per una media di poco più di 4.3 visite per singolo utente e con paesi come l’India, la Turchia e gli Stati Uniti che guidavano la classifica di quelli dove più massiccio è il consumo di film piratati.

Prima del cinema verrebbe oggi l’editoria: con i suoi oltre 30 miliardi di visite totali ai siti pirata e una media di oltre 9 visite per singolo utente, è seconda subito dopo la televisione. I manga sembrerebbero essere i contenuti in assoluto più piratati, prima ancora di libri e giornali.

Fuori dal podio dei settori dell’ industria culturale su cui più è gravata la pirateria nel 2021, con “appena” 10.8 miliardi di visite totali ai siti pirata e una media di 3.2 visite a utente nel periodo considerato, non si può non citare però anche la musica, soprattutto per come dall’industria discografica sono venute nel tempo alcune soluzioni contro la pirateria e i danni economici di cui è responsabile.

Così la pirateria mina soprattutto la sostenibilità finanziaria delle media industry

È la stessa Akamai, nel presentare in un comunicato stampa i dati dello Stato di Internet – Security (SOTI), a ricordare come nel 2019 un’apposita sottocommissione della camera di commercio statunitense avesse stimato a 29.2 miliardi di dollari le perdite in ricavi annui[1] generate dalla pirateria.

L’impatto potrebbe risultare ancora più significativo oggi che le media company, di qualsiasi natura esse siano, devono fare i conti con abitudini e disponibilità di spesa per i consumi culturali profondamente cambiate.

Come ha commentato Steve Ragan, security researcher di Akamai e autore del report,

«l’impatto della pirateria va ben oltre il furto di film e altri contenuti. Il vero costo è nascosto dietro le quinte e sta causando la perdita dei mezzi di sussistenza di chi si occupa della creazione di serie tv e pellicole cinematografiche, libri e software che tutti consumiamo».

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