Pmi e Social Media: L’importanza di raccontarsi (bene)

Le piccole imprese sono una realtà importante dell'economia del nostro paese, eppure il rapporto tra PMI e social media è ancora difficile.

Pmi e Social Media: L’importanza di raccontarsi (bene)

Il Marketing oggi, secondo Seth Godin, non è più basato sulle cose che produci, ma sulle storie che racconti. Ma anche la storia più bella di tutte, bisogna saperla raccontare.

Nel caso delle grandi aziende, a partire dalla Coca–Cola, questo concetto è più che assodato. Ormai non ci troviamo più davanti a monolitiche corporation ma a agglomerati di senso, che trasmettono un immaginario sempre più preciso. Un mondo fatato dal quale non si esce, e non si vuol uscire, e che grazie ai social ha moltiplicato le sue possibilità.

Questa capacità, questa forza narrativa spesso scompare, o quasi, quando parliamo di piccole imprese. Piccole realtà con storie molto più belle, storie d’impresa e di territorio, che meriterebbero di essere raccontate nel modo migliore dove la cura dell’immaginario e della comunicazione social è lasciato in secondo piano, con il rischio concreto che l’impresa non raggiunga gli obiettivi che si era prefissata.

I numeri di questo rapporto difficile tra social e PMI è stato sintetizzato da uno dell’azienda Spidwit impegnata nella produzione di tool a supporto del marketing digitale che risponde con uno studio basato su un campione di piccole aziende e professionisti italiani.

Il primo dato che salta all’occhio, e c’era d’aspettarselo, è il numero di pagine Facebook a supporto e promozione di un’attività commerciale o professionale, che cresce ogni giorno a gran ritmo: dalle poche decine di migliaia di pagine dall’introduzione nel 2007 fino ad arrivare all’ultimo conteggio che mostra più di 40,000,000 di pagine attive di PMI su Facebook.
L’Italia non fa eccezione in questo processo. Tra gli addetti al settore spesso ci si chiede, al di là dei grossi brand che dispongono di considerevoli budget per il social marketing, come le piccole aziende si muovano su queste nuove opportunità, e come ne sfruttino il potenziale.
Le aziende monitorate lavorano principalmente nel: turismo, moda, food, wellness, assicurazioni.
Tra i professionisti l’analisi si è invece concentrata su commercialisti, avvocati, fotografi e consulenti aziendali. Sono state prese in considerazione alcune migliaia di pagine aziendali italiane sulle quali è stato pubblicato almeno un post tra maggio e novembre 2015.

Analizzando i post si scopre che le foto vincono a mani basse la gara del tipo di contenuto maggiormente condiviso. La categoria di aziende che vince il titolo di maggior numero di post/mese è quella del turismo che mediamente pubblica circa 30 post al mese di cui il 76% immagini, ma le pagine che, in generale, hanno mantenuto una media di almeno un post al giorno rappresentano solo lo 0,1% del totale. Spidwit aggiunge dati da parte di chi utilizza le pagine business. Se a questo si aggiunge la mancanza di tempo e di competenze su come utilizzare i social network in maniera appropriata, lo scenario evidenziato non è per nulla sorprendente.
Per colmare il gap tra la situazione attuale e un adeguato sfruttamento del potenziale offerto dai social bisognerebbe auspicare un maggiore coinvolgimento, da parte del settore delle PMI, dei professionisti e del microbusiness italiano, di agenzie e professionisti del settore. Una tendenza consolidata è quella di prevedere all’interno del proprio staff delle risorse ben formate che possano dedicarsi con costanza alla cura dei social network, coadiuvati dagli strumenti disponibili su internet per la ricerca dei contenuti e gestione dei post.
Un’altra ricerca condotta a febbraio da Clutch, sempre sul rapporto tra social e piccole imprese, ha fatto emergere che le PMI ancora devono entrare davvero nell’ottica di utilizzo di strategie promozionali online per le proprie attività e finché non lo faranno non potranno constatare che il web può essere una fonte di guadagno e di visibilità, un mezzo attraverso cui trovare nuovi clienti e fidelizzare quelli esistenti. Il problema è che non c’è una vera cultura dell’utilizzo dei social come mezzi di promozione. Questa visione impedisce ai piccoli imprenditori di credere davvero nel potere che questi strumenti possono avere e del ritorno che possono portare alla loro azienda. Oggi più di ieri la fiducia del cliente è fondamentale per incrementare il ROI di una piccola impresa. La fidelizzazione passa sopratutto attraverso la capacità di raccontare e di raccontarSi, e di costruire un universo amico e confortevole per il cliente, tanto nel punto vendita quanto nella comunicazione social. E trasformare i proprio clienti in ambasciatori del brand. Una pmi, un negozio e una micro impresa deve trovare il proprio approccio per fornire strumenti adatti agli Ambassador affinché si sentano a proprio agio e supportati nell’effettuare questa azione. Social e canali digitali consentono in questo senso di amplificare queste forme di marketing, facilitando il meccanismo di Brand Advocacy, facendo in modo che ogni singolo canale social concorra nella sua realizzazione.

Un’iniziativa nate per colmare questo gap è DigitalforItaly, un progetto per migliorare le prestazioni delle piccole e medie imprese grazie al supporto dell’industria digitale, con l’aiuto di 85 personalità italiane del digital e social marketing.

Probabilmente il lavoro da fare è ancora tanto e le maggiori resistenze sono ancora di tipo culturale. La verità è che in tutti i settori, dalla moda alla gastronomia all’artigianato, le PMI sono l’ossatura economica del nostro Paese. Tra di loro si trova l’eccellenza, la tradizione e la vitalità della nostra cultura imprenditoriale e rispondere a questo ritardo, a questo “digital divide” in salsa social, è vitale per dare nuova linfa (e nuovi guadagni) un settore così vitale per l’Italia.

Pmi e Social Media: L'importanza di raccontarsi (bene)

Le piccole imprese sono una realtà importante dell’economia del nostro paese, eppure il rapporto tra PMI e social media è ancora difficile.


A firma di: Domenico Garofalo Contributor
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