Giovedì 14 Novembre 2019
MacroambienteProfessioni ICT e non solo: come le competenze digitali sono diventate pervasive

Professioni ICT e non solo: come le competenze digitali sono diventate pervasive

Non solo per le professioni ICT, l'Osservatorio Assintel mostra come le competenze digitali siano ormai essenziali in molti settori diversi.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Professioni ICT e non solo: come le competenze digitali sono diventate pervasive

Le trasformazioni nel mercato dell’ICT non cambieranno solo asset produttivi e organizzativi, ma stanno già rivoluzionando anche il mondo delle HR. La quarta edizione dell’Osservatorio delle competenze digitali 2018 di Assintel, così, prova a monitorare come stanno cambiando la domanda e l’offerta nel mondo delle professioni digitali e, più in generale, che cosa significa investire oggi in competenze digitali di lavoratori e dipendenti.

Il dato più macroscopico ha a che vedere con l’aumento, già evidenziato in diverse occasioni in questi anni, delle offerte di lavoro nel campo dell’ICT: solo nel 2017 ci sarebbero stati oltre 64 mila annunci che riguardavano il vasto mondo delle professioni digitali, almeno un 7% in più rispetto all’anno precedente e oltre il doppio del 2013, quando si cominciò a parlare di carriere digitali. Sono cifre significative e giustificate dal fatto che anche le piccole e medie imprese che rappresentano il grosso del tessuto produttivo italiano hanno ormai iniziato, seppure con velocità diverse, il cammino della digitalizzazione.

Professioni ICT: quali le più richieste?

Non a caso, nel tempo, non solo è aumentata la richiesta di professioni ICT ma è notevolmente cambiato anche il profilo dei lavoratori più ricercati. Secondo Assintel, tra i professionisti digitali per cui esiste oggi una maggiore domanda c’è lo sviluppatore: il 49% di vacancy nel mondo dell’ICT riguarderebbe questa figura e la percentuale è in crescita di quasi un quinto rispetto al 2016. Per un’azienda che si confronta con asset e processi digitali, infatti, è essenziale poter contare su un professionista che abbia cura di applicazioni e piattaforme di front-end, back-end, ecc. Un annuncio su sei riguarderebbe, invece, i cosiddetti ICT consultant: un consulente digitale – per quanto l’espressione possa sembrare vaga e inconsistente – è l’alleato fondamentale di un’impresa alla propria svolta digitale. Tra i professionisti ICT oggi più richiesti ci sarebbero, comunque, anche

  • il service development manager, che è una figura manageriale e di raccordo tra le altre aree aziendali, il cui compito specifico è di incentivare la creazione di servizi – digitali e non – di valore per i clienti;
  • il big data specialist, che ha il compito di rendere profittevole per l’azienda la grande quantità di dati oggi in suo possesso;
  • il cyber security officer, la cui presenza dovrebbe mettere l’azienda al sicuro da attacchi informatici e da altre querelle legali, legate per esempio ancora allo scorretto utilizzo dei dati personali.
Per approfondimenti su: "Due professionisti ICT specializzati in cura dei dati"
Data scientist: una professione orientata ai big data
Data protection officer: chi è e quali sono le sue mansioni?

Se le competenze digitali sono irrinunciabili anche fuori dal mercato ICT

Quello che l’Osservatorio competenze digitali mostra quest’anno in maniera più evidente, comunque, è che non è più il solo mercato dell’ICT a generare domanda di nuovi professionisti digitali. È vero, infatti, che da qui provengono sei annunci di lavoro su dieci, ma anche altri macro-settori per nulla attigui, come quello dei Servizi e dell’Industria (rispettivamente in percentuali del 20% e del 14%), sembrano avere un crescente bisogno di professionisti dell’ICT. «Le competenze digitali sono un insieme di conoscenze hard e soft che un professionista deve co-possedere, indipendentemente da quello che fa», ha sottolineato infatti Andrea Ardizzone di Assintel durante un’intervista rilasciataci in occasione di SMAU Napoli 2018, ricordando quanto importante sia oggi il cosiddetto Digital Skill Rate, e cioè una misura percentuale delle competenze digitali attribuibile a tutti i professionisti in tutti i settori merceologici. A cambiare è, naturalmente, il profilo richiesto: mentre nel settore dei Servizi si ricercano per lo più ICT consultant o digital media specialist, nell’Industria le opportunità di lavoro riguardano soprattutto l’ICT operation manager o l’enterprise architect.

Perché domanda e offerta di professioni ICT non sono allineate: il ritardo formativo e gli aspetti retributivi

Come e più che in altri campi delle HR, l’Osservatorio di Assintel sottolinea però che anche per i professionisti ICT quello dello skill mismatch è un problema tutt’altro che secondario: il mercato cioè, come si è visto, ha bisogno di nuovi professionisti digitali ma non sempre l’offerta riesce a soddisfare la domanda, sia numericamente sia qualitativamente.

Se si guarda alle stime per il 2018 per esempio, e approssimando per difetto, in Italia si potrebbe aver bisogno di 12.8mila laureati e 7.9mila diplomati ICT, mentre il mondo della formazione superiore e universitaria vedrà 2.5mila laureati e 16mila diplomati. Facendo i dovuti confronti, si tratta di un surplus di oltre 8mila unità di lavoro per quanto riguarda i diplomati e di un deficit, invece, di 4.3mila unità per quanto riguarda i laureati: una situazione tutt’altro che sostenibile per il mercato.

Se si volesse andare alla ricerca delle cause di questo disallineamento di mercato – e l’Osservatorio lo fa dedicando un focus a diplomati, immatricolati e laureati ICT – sarebbero da ricercare soprattutto nelle carenze del sistema di educazione superiore e universitario italiano. Se è vero, infatti, che il numero generale di diplomati ICT – formula che comprende i diplomati in informatica, in amministrazione, finanza e marketing, sistemi informativi aziendali, ecc. – è in aumento di oltre l’11% è vero anche che, soprattutto al centro-sud, circa due terzi di chi conferisce un diploma in indirizzi come questi non continua gli studi con percorsi di formazione universitaria. Per pareggiare il gap? Occorre lo sforzo congiunto di «istituzioni, scuola, fondi inter-professionali, aziende stesse», ha sostenuto ancora Ardizzone. Possono servire percorsi e progetti formativi finalizzati, per esempio, a rivalorizzare e ricollocare le risorse già esistenti in azienda. Così come serve l’aggiornamento permanente delle risorse. Del resto «il mercato va veloce e la responsabilità non è mai di un solo soggetto», ha continuato l’esperto.

Non meno interessante, infine, è la sezione dell’Osservatorio dedicata all’analisi degli aspetti retributivi. Coerentemente con la crescita della domanda, è aumentato in quest’anno anche il budget destinato ai professionisti dell’ICT. Ci sono dinamiche generali secondo cui, per esempio, Consulenze e Servizi ICT rimangono ancora meno remunerativi di quanto non sia invece l’ICT industriale e dinamiche più di comparto che evidenziano invece, ancora solo per fare un esempio, come nell’Informatica ed Elettronica a crescere sia stata soprattutto la retribuzione di quadri e dirigenti e cioè di chi occupa posizioni più in alto nell’organigramma aziendale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA E' vietata la ripubblicazione integrale dei contenuti

Iscriviti alla newsletter! Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e recensione libri
Potrai anche usufruire di offerte esclusive per libri, eventi e corsi.

Iscriviti

Altre notizie

© Inside Marketing 2013 - 2019 è un marchio registrato ® P.iva 07142251219
×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

loading
MOSTRA ALTRI