Martedi 18 Dicembre 2018
ComunicazioneProfilo LinkedIn: quali sono le parole da evitare maggiormente?

Profilo LinkedIn: quali sono le parole da evitare maggiormente?

Un profilo LinkedIn ben scritto può aiutare a trovare nuove opportunità lavorative. Ecco, allora, alcune parole da evitare.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
Profilo LinkedIn: quali sono le parole da evitare maggiormente?

Un buon profilo LinkedIn fa, oggi, coppia con un curriculum aggiornato e ben curato. Spesso sottovalutato o «frainteso» soprattutto in Italia – come hanno raccontato due esperti in materia, Marco Vigini e Ale Agostini, in un’intervista ai nostri microfoni – LinkedIn, infatti, non è solo il posto in cui fare bella mostra dei traguardi professionali già raggiunti; al contrario, dovrebbe essere utilizzato soprattutto come uno strumento per cercare o farsi trovare da opportunità lavorative nuove, massimizzare il proprio capitale di bridging e approfittare delle inedite possibilità per il networking professionale. Se opportunamente curato, insomma, un profilo su questa piattaforma diviene il posto migliore per fare personal branding se si è alla ricerca di una nuova occupazione oppure se, nonostante si abbia già una posizione soddisfacente, non ci si vuole perdere nessuna opportunità di carriera.

Profilo LinkedIn: cosa scrivere?

Esattamente come per un curriculum, così, ogni volta che si vuole aggiornare il profilo LinkedIn – perché una delle cose peggiori e meno funzionali sarebbe lasciarlo al proprio destino dopo averlo creato e riempito di dati iniziali – ci si potrebbe ritrovare a chiedersi cosa scrivere. Ovviamente non esiste una scienza esatta, nonostante numerose guide sul web abbiano cercato nel tempo di scovare le regole d’oro per un profilo LinkedIn vincente.

Molto dipende dal settore in cui si lavora: come sa bene chi si occupa di risorse umane e di scouting per le aziende, infatti, le skill e il modo di valorizzarle, sia su un CV che in sede di colloquio, di un nuovo lavoratore digitale e quelli di un profilo più tecnico, per esempio, possono essere lontani anni luce.

Per tutti vale il principio, però, che un profilo LinkedIn ben scritto è il primo, minimo, requisito. Inutile dire che refusi, errori di grammatica da matita blu ma anche piccole imprecisioni linguistiche o espressioni colloquiali e dialettali andrebbero evitati il più possibile. Nel 2015 proprio la società aveva, infatti, comunicato che l’originalità è assolutamente un punto a favore: «se sei noioso, pigro e poco originale in come scrivi, come puoi pensare che qualcuno alzi il telefono e ti chiami per un colloquio?».

Meglio, poi, evitare alcuni termini abusati e che, spesso, hanno tanti significati diversi da finire per non averne nessuno. Ad esempio, la parola “sviluppare” (in lingua inglese “develop”, ndr) in un profilo LinkedIn medio compare almeno quattro volte, ognuna con un significato e una connotazione diversa. Meglio provare a essere specifici, allora, e sforzarsi di trovare sinonimi più calzanti. Creatività e precisione potrebbero in tal senso essere fondamentali se si sta provando a trovare un nuovo lavoro.

Perché ci si adagia, allora, su termini abusati quando si potrebbe e si saprebbe – sicuramente – fare di più solo applicandosi, come sembrano suggerire proprio da LinkedIn con il loro «You’re better than buzzwords»? Perché si è pigri innanzitutto e perché è più facile ricorre a parole di uso comune anche se ce ne sono altre che renderebbero meglio giustizia alle proprie capacità professionali, inoltre probabilmente perché sono state lette sul profilo LinkedIn di qualcun altro, magari qualcuno che si considera più esperto o d’ispirazione oppure che ricopre già la posizione cui si ambisce. Non si tratta semplicemente di copiare: guardando a driver psicologici ed emotivi, si tratta della necessità di sentirsi parte di una categoria, di un settore professionale ben definito. A questo si aggiunge il desiderio di apparire professionali già dalle scelte linguistiche, falso mito che spesso sacrifica la creatività a formule ingessate, tecnicismi spesso incomprensibili ai più, ecc.

Ogni anno, così, LinkedIn stila una lista di termini da evitare se non si vuole che il proprio profilo appaia come uno dei tanti. In quella di quest’anno ci sono, nell’ordine,

  • specializzato
  • leadership
  • appassionato
  • strategico
  • con esperienza
  • concentrato
  • esperto
  • certificato
  • creativo
  • eccellente

La top ten di quest’anno mostra, insomma, delle novità rispetto a quelle degli ultimi tempi. Per la prima volta, infatti, la parola più usata (e quindi da evitare) nei profili LinkedIn di tutto il mondo è “specializzato” e non più “leadership”, per esempio, come nel 2016, nonostante conservi comunque un buon secondo posto.

Gli italiani, poi, sembrano aver smesso di vantarsi della loro creatività sul profilo LinkedIn: guardando alla top ten paese per paese, infatti, la parola “creativo” esce per la prima volta dalla classifica da quando l’azienda prova a suggerire le parole da evitare. Segno forse che anche i lavoratori nostrani hanno cominciato a considerare il mercato del lavoro per quello che è e in maniera disincantata, rendendosi conto che accanto alle soft skill per essere competitivi servono capacità tecniche eccellenti e delle più all’avanguardia.

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