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ComunicazioneNel futuro della radio c’è sempre più radiovisione, di qualità e fatta da professionisti

Nel futuro della radio c'è sempre più radiovisione, di qualità e fatta da professionisti

Con il rapporto "La transizione verso la radiovisione" il CENSIS ha provato a rispondere a domande come: quanti sono gli italiani che seguono la radio in TV? Quali programmi preferiscono? Cosa apprezzano di più?

Radiovisione dati

Il futuro della radio è (anche) nella radiovisione? Dati CENSIS come quelli del secondo rapporto “La transizione verso la radiovisione”, presentato con un evento online il 12 ottobre 2021, sembrerebbero suggerire di sì; del resto, anche “guardare” la radio in TV è tra quelle abitudini che negli anni hanno permesso di definire sempre più crossmediale la dieta mediatica degli italiani.

Radiovisione: dati e insight CENSIS sugli italiani che seguono la radio su uno (o più) schermi

Oggi, per andare più nel dettaglio dei dati sulla radiovisione, oltre quattro milioni di italiani seguono ogni giorno la radio dagli schermi televisivi, il 4.7% in più rispetto al primo semestre del 2019, periodo della rilevazione precedente. A questi andrebbero aggiunti gli italiani che “guardano” la radio in TV più saltuariamente: così facendo cresce a oltre undici milioni (di cui cinque arrivati solo nell’ultimo anno e mezzo) il numero di fan nostrani della radiovisione.

Questi dati confluiscono in uno più macroscopico: ci sono almeno 19 milioni di ascoltatori radio italiani che utilizzano device diversi da quelli tradizionali e molteplici per il proprio ascolto quotidiano, convinti – almeno è così per quasi l’82% del campione CENSIS – che la radio sia il medium maggiormente in grado di combinare un gran numero di schermi su cui andare in onda con contenuti che rimangono di buona qualità.

È la fiducia a garantire il successo della radio, anche in TV

I dati sugli ascolti radiofonici durante l’emergenza coronavirus e quelli sull’engagement generato dalle emittenti italiane sui social network hanno già incoronato la radio uno dei media “più resilienti” ai cambiamenti di questo momento storico.

Ora, nel tracciare la transizione verso la radiovisione, dati come quelli dell’ultima rilevazione CENSIS confermano proprio che a garantire la sopravvivenza, anche se in forme in parte diverse dalle tradizionali, della radio siano state soprattutto la credibilità e l’affidabilità percepite dagli ascoltatori. Anche davanti all’ infodemia di notizie non sempre attendibili sull’andamento e sulla gestione dell’epidemia nell’ultimo anno e mezzo, infatti, la fiducia nei confronti della radio è rimasta invariata per quasi l’83% degli italiani, è cresciuta addirittura per oltre il 6% del campione e lo ha fatto, tra l’altro, mentre l’incremento di fiducia nei confronti di altri media tradizionali come la TV o la stampa era fermo a percentuali decisamente più basse.

Le notizie più seguite in radiovisione

Parlando soprattutto di news radiofoniche, però, quali ascoltano gli italiani in radiovisione? Dati più macroscopici vogliono le notizie di politica tra le più seguite dagli italiani che “guardano” la radio in TV (le ascolterebbe più del 40% degli intervistati CENSIS) seguite, e non può che essere conseguenza della maggiore attenzione del periodo verso questi temi, da quelle di scienza e medicina (ascoltate da quasi il 35% del campione). Anche lifestyle, viaggi e cucina (28.8%), cronaca soprattutto nera (27.9%), sport (26.7%) e cultura e spettacoli (25.8%) sono temi che funzionano in radiovisione.

Ci sarebbero, però, stando al rapporto in questione, alcune piccole differenze nei gusti di uomini e donne che seguono le news in radio sugli schermi televisivi: i primi preferiscono la politica nazionale (in una percentuale del 45.5% contro il 34.4% delle donne), lo sport (45.4% contro 7.2%) e l’economia (23.2% contro 9.9%), mentre le seconde fanno più attenzione alle notizie riguardanti stili di vita, viaggi e cucina (40.5% contro 17.5%), cultura e spettacolo (33.8% contro 18.1%), gossip e cronaca rosa (28.8% contro 6.2%).

Perché la radio(visione) sopravvivrà anche allo streaming musicale

Alla domanda focalizzata sul comprendere se le radio o le TV radio non rischieranno in un futuro imminente di essere “assorbite” dalle piattaforme di streaming musicale come Spotify, anch’esse cresciute indisturbate nel successo in questi anni, i partecipanti allo studio “La transizione verso la radiovisione” non sembrano avere dubbi: non sarà così (se ne dice convinto oltre il 61%) e per almeno due ragioni principali.

In primis perché la peculiarità, l’elemento distintivo della radio è essere live (di questo si dice convinto oltre l’85% degli intervistati) che è anche ciò che le garantisce un rapporto più diretto e coinvolgente con i propri (video)ascoltatori. Non meno importante, però, rispetto ai servizi di streaming musicale che selezionano brani, playlist e podcast da proporre ai propri ascoltatori esclusivamente sulla base degli ascolti pregressi e dei gusti musicali che si possono dedurre da questi, le radio hanno il plus (così lo considera oltre il 90% del campione CENSIS) di offrire sempre contenuti e palinsesti realizzati da intere redazioni di professionisti.

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