Martedi 18 Dicembre 2018
MacroambienteRealtà virtuale e aumentata per il business: dal recruiting alla customer experience

Realtà virtuale e aumentata per il business: dal recruiting alla customer experience

Come sfruttare la realtà virtuale e aumentata per il business? Alcune applicazioni, dal marketing alla formazione dei dipendenti.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore Inside Marketing
Realtà virtuale e aumentata per il business: dal recruiting alla customer experience

Gli scenari di applicazione sono molteplici e vari: l’utilizzo della realtà virtuale e aumentata per il business è sempre più frequente sia per il coinvolgimento dei clienti, sia per la formazione e il recruiting del personale.

«Stiamo parlando di una tecnologia che non è solo appannaggio del mondo dell’entertainment come spesso si pensa: è una tecnologia che riguarda tutte le aziende» e le cui applicazioni coinvolgono tutti i settori e le categorie merceologiche, ha spiegato in un’intervista ai nostri microfoni Lorenzo Montagna, trainer per strategie aziendali con realtà aumentata, virtuale e mixed reality, a SMAU Milano 2018.

Realtà virtuale e aumentata per il business: quanto è accessibile?

Se è possibile utilizzare la realtà aumentata con costi contenuti (basta uno smartphone e un’app ad hoc), per quanto riguarda la realtà virtuale ovviamente tutto dipende dalla qualità della tecnologia e dal tipo di esperienza (più o meno realistica) che potrà proporre agli utenti.

Per esempio, Walmart, azienda nordamericana della grande distribuzione organizzata, ha introdotto dei visori di realtà virtuale dell’azienda Oculus VR nei diversi store negli Stati Uniti: nello specifico, si tratterebbe di 17mila visori Oculus Go che dovrebbero arrivare nei punti vendita entro la fine dell’anno e da utilizzare per la formazione dei dipendenti. Questo tipo di tecnologia comporta un importante investimento, ma può rendere in realtà la formazione dei dipendenti più economica, «perché la puoi gestire in maniera digitale, quindi senza prevedere trasferte o una formazione one-to-one dove hai una persona dedicata soltanto a (formare) un’altra persona», come ha spiegato Lorenzo Montagna ai nostri microfoni.

Inoltre, nel tempo sono stati creati alcuni strumenti che consentono di vivere esperienze di realtà virtuale e aumentata a costi abbastanza accessibili anche per le piccole realtà: si pensi a tal proposito per esempio a Google Tour Creator e Google Cardboard. La prima è una piattaforma che consente di creare dei tour virtuali in maniera semplice e sfruttando sia il database di Google Street View che video e foto a 360° scattati dall’utente; Google Tour Creator è stata progettata per poter supportare l’uso di Google Cardboard, ovvero una struttura di cartone dotata di lenti speciali, che costa dai 5 ai 20 euro. In questo modo è possibile vivere esperienze di realtà virtuale inserendo lo smartphone all’interno del Cardboard e fruendo di video a 360° che possono essere facilmente reperiti online.

In un’intervista ai nostri microfoni, Pietro Cipresso, ricercatore di psicometria e realtà virtuale presso l’Università Cattolica di Milano, ha parlato dell’applicazione di questa tecnologia in ambito aziendale, spiegando come oggi sia già possibile creare «un laboratorio di realtà virtuale con 3000 euro», poiché i costi dell’hardware sono ormai diventati molto più accessibili.

ApplicazionE al Marketing e alla customer experience: ALCUNI esempi

Sono tante ormai le aziende che hanno compreso l’utilità della realtà virtuale e aumentata per il business e che sfruttano queste tecnologie come strumento di marketing e di ottimizzazione della customer experience.

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Filiale di Widiba in realtà virtuale. Fonte: Widiba

Se c’è chi, come Zara, le utilizza per migliorare l’esperienza di acquisto all’interno del punto vendita, c’è chi invece fa uso della realtà virtuale e aumentata per offrire qualcosa in più, in aggiunta all’esperienza online.

Diversi eCommerce infatti, tra cui Amazon e IKEA, sfruttano la realtà aumentata per migliorare l’esperienza dell’utente, rendendo più semplice la decisione di acquisto, spesso complessa per l’impossibilità di vedere i prodotti nel contesto di utilizzo. Suppellettili e complementi d’arredo, per esempio, con app di realtà aumentata possono essere visualizzati all’interno delle abitazioni.

Le applicazioni sono davvero molte e nei più svariati settori, tra cui quello bancario: la banca online Widiba ha deciso di ovviare all’assenza di un “rapporto offline” con i clienti creando una filiale in realtà virtuale, disponibile anche in Italia e che consente agli utenti di accedere all’home baking utilizzando un avatar attraverso cui controllare i dati personali e interagire con un assistente virtuale pronto a rispondere alle domande, il tutto senza uscire di casa.

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Far conoscere l’azienda (con lo storytelling immersivo)

La realtà virtuale può essere utilizzata per far immergere il consumatore all’interno della realtà o dei retroscena dell’azienda, diversamente da ciò che accade visitando il sito o recandosi nel punto vendita.

Tequilla Patrón, per esempio, ha deciso di rivelare parte del processo di produzione della propria bevanda. Non potendo portare materialmente i consumatori in Messico, paese in cui ha origine il prodotto, l’azienda ha creato un’esperienza di realtà virtuale che conduce gli individui nei campi di agave, materia prima della bevanda, per poi portarli nella distilleria, arrivando infine a vedere il prodotto in bottiglia. Quello di Tequila Patrón è un ottimo esempio di esperienza nata per raccontarsi ai consumatori in maniera creativa e coinvolgente. È possibile, così, creare dei tour virtuali all’interno di vigneti o in generale luoghi in cui si raccolgono le materie prime oppure anche proprio all’interno della sede aziendale.

Un settore in cui questo tipo di tour virtuale può risultare molto interessante per i consumatori è quello del turismo. Gli utenti che prenotano un hotel online, per esempio, potrebbero essere rassicurati da un piccolo tour all’interno della location scelta, allo stesso modo di chi sceglie un luogo per un evento e vorrebbe avere un’idea più realistica – e a 360° – dello spazio visto nelle fotografie presenti sul sito. La possibilità di “entrarevirtualmente all’interno delle strutture prima di prenotare online potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo importante per le aziende che adottano questi strumenti.

Un esempio è quello degli hotel e resort Shangri-La, che offre ai consumatori la possibilità di effettuare un viaggio virtuale nelle diverse destinazioni in cui si trovano le strutture della catena, attraverso video a 360° che possono essere visualizzati su YouTube o utilizzando i visori di Oculus per un’esperienza ancora più immersiva.

Questo tipo di esperienza può rendere più facile la decisione di acquisto, sciogliendo eventuali dubbi che gli utenti potrebbero avere sulla location da prenotare e sui posti da visitare. Anche Airbnb sembra aver compreso il potenziale della realtà virtuale e aumentata per il business: dopo l’introduzione di nuove funzioni nell’app, che consentono ai consumatori di pianificare l’intero soggiorno – dai ristoranti agli eventi a cui partecipare nei pressi dell’abitazione –, sembra che il passo successivo sia introdurre queste tecnologie per migliorare la customer experience di Airbnb. Nel dicembre 2017 l’azienda ha annunciato di lavorare allo sviluppo di tool che sfruttano la realtà aumentata per cercare di superare problematiche relative al soggiorno, come per esempio aprire la porta di casa o programmare il termostato. L’utilità della realtà virtuale riguarderebbe, però, anche la fase che precede il soggiorno, aiutando i clienti a decidere l’abitazione più adatta alle loro esigenze.

Far conoscere il prodotto (e testarlo)

Realtà virtuale e aumentata per il business aiutano soprattutto nel caso di prodotti che non possono essere testati ovunque e che comportano un investimento importante da parte dei consumatori, come nel caso del settore automobilistico. Nell’intervista ai nostri microfoni Lorenzo Montagna ha fatto riferimento al contesto della fiera, in cui si intende far testare un prodotto, come un’automobile, che non può essere presentato fisicamente all’interno del padiglione. Aziende come BMW e Volvo hanno deciso perciò di investire in applicazioni di realtà virtuale e aumentata per consentire ai consumatori di esplorare i prodotti in maniera virtuale prima di rivolgersi a una concessionaria per l’acquisto o un test-drive.

Con BMW iVisualiser, applicazione di realtà aumentata creata da Accenture per BMW, i consumatori possono personalizzare i colori della macchina e altre caratteristiche del veicolo, per poi vederlo per esempio nel proprio giardino di casa, esplorandone la parte interna e esterna. Volvo invece si è affidata alla realtà virtuale e ha lanciato un’applicazione compatibile con Google Cardboard che consente ai consumatori di effettuare un test drive del modello Volvo XC90 in realtà virtuale, appunto.

Recruiting e formazione dei dipendenti: alcuni case study

La realtà virtuale in azienda può essere utile per comprendere se un candidato è adatto a ricoprire un determinato ruolo e a svolgere un preciso compito, come ha spiegato Pietro Cipresso nell’intervista ai nostri microfoni. A SMAU Milano 2018, l’esperto ha sottolineato il potenziale di questa tecnologia per la selezione del personale, spiegando che è possibile riprodurre dei contesti di lavoro o delle situazioni specifiche in maniera molto realistica e andare a monitorare poi la performance dei candidati nella gestione della situazione o della problematica proposte virtualmente. Questo perché, come ha aggiunto, «spesso le aziende fanno un colloquio di lavoro e poi si ritrovano a prendere delle persone che magari sono valide, ma non sono esattamente quello che cercavano» in termini di soft skill e gestione delle emozioni, dato chde «non tutte le persone sono adatte a un certo tipo di ambiente».

Non si tratta però soltanto dell’applicazione della realtà virtuale nel campo del recruiting: come affermato da Pietro Cipresso, infatti, da oltre venti anni questa tecnologia viene utilizzata anche per la formazione dei dipendenti e oggi, addirittura, «per la formazione dei manager», creando esperienze all’interno delle quali viene insegnato loro a gestire meglio le risorse umane, come fa la multinazionale Walmart già da un paio di anni.

L’azienda in questione, infatti, ha sottolineato come la realtà virtuale stia trasformando il modo di formare i dipendenti. Negli ultimi anni, Walmart ha investito molto in questa tecnologia per diverse finalità, tra cui per esempio preparare i dipendenti alla gestione ottimale di situazioni di maggiore stresscarico lavorativo. A tale scopo sono stati creati contesti virtuali di simulazione del Black Friday, giornata particolarmente caotica per i negozi nordamericani.

Inoltre, Lorenzo Montagna ha fatto notare che l’applicazione della realtà virtuale al settore della formazione può riguardare anche il «mondo della fabbrica, del manifatturiero, della linea (di produzione), dove la rivoluzione è totale»: è stato fatto, a tal proposito, l’esempio di Volkswagen che «non porta più alcun dipendente in linea di fabbrica senza aver lavorato prima in realtà virtuale. Questo perché consente al dipendente di prendere prima “la mano” con quello che è l’ambiente e con quelli che sono gli strumenti e (il tutto) è molto realistico, non è un videogioco».

Training di dipendenti della Volkswagen in realtà virtuale. Fonte: Volkswagen

Come ha spiegato Lorenzo Montagna nell’intervista ai nostri microfoni, riuscire ad andare oltre gli schermi del computer o del cellulare che utilizziamo ogni giorno, «sia con la realtà virtuale che con la realtà aumentata, apre a nuovi scenari» che possono essere di grande interesse per le aziende.

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