Recruiting sui social, la web reputation come strumento professionale

L'impatto dei social sulle attività di recruiting, dal report di Adecco Group la fotografia di un trend in crescita.

Recruiting sui social, la web reputation come strumento professionale

La web reputation come strumento professionale, l’impatto dei social sulle attività di recruiting, fattori cruciali che mostrano una tendenza in continua crescita. A sottolinearlo arriva ora anche un interessantissimo report firmato Adecco Group, una raccolta di dati statistici e trend sul “Social Recruiting“.

Il campione utilizzato per l’indagine è composto prevalentemente da donne, nate tra il 1965 ed il 1980, laureate o occupate da almeno 5 anni. I dati che emergono sono strutturati in tre grandi aree (utilizzo professionale dei social media, efficacia nell’incontro domanda-offerta, Web Reputation e impatto sul recruiting) che delineano un quadro ben preciso sul rapporto che lega la ricerca di lavoro alla presenza sul (social) web.

Social Recruiting

Il risultato della prima fase registra un dominio di LinkedIn nelle ricerche di lavoro tramite social. Due intervistati su tre dichiarano di utilizzare almeno una piattaforma social per le ricerche, con al primo posto il social professionale  (48%), seguito a ruota da Facebook (43%) e Twitter (31%). Anche le aziende fanno un discreto uso dei social network, con Linkedin a guidare ancora una volta il treno del social recruiting (48%) seguito da Facebook e Twitter.

L‘efficacia dei Social Media nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro risulta essere pressoché scarsa, anche se i dati mostrano una tendenza in ascesa nei prossimi 12 mesi. Il social network maggiormente considerato dai recruiters italiani è ovviamente LinkedIn (indice di efficacia allo 0,63), l’unico che fa registrare un indicatore positivo. Negative le valutazioni dell’efficacia del social recruiting per Facebook e Twitter.

La terza macro-area è quella che fa registrare il dato più interessante (e temuto da molti): circa un recruiter italiano ogni quattro dichiara di aver escluso almeno una volta un candidato in seguito alla visualizzazione di informazioni, foto o contenuti presenti sul suo profilo. E’ il dato che certifica ancora una volta come la web reputation stia diventando sempre più critica nel recruiting, aprendo tuttavia un acceso dibattito sull’intrusione nella privacy dei candidati. Fra i contenuti maggiormente rilevanti nella valutazione da parte dei recruiters sembrano prevalere positivamente quelli legati alle esperienze professionali, mentre ricevono elevati livelli di disapprovazione quelli relativi a violazione di regolamenti sul posto di lavoro o presenza di fotogrammi in atteggiamenti controversi.

Linkedin

Linkedin

Un report interessante, che fa emergere criticità e nuove tendenze. Ad esempio, risultano ancora troppo pochi gli utenti che si interfacciano con LinkedIn per le ricerche professionali, mentre si dimostrano enormi le potenzialità di ricerca del social network in oggetto. Non c’è dubbio che la Web Reputation sia candidata a diventare uno dei fattori determinanti nella ricerca di lavoro, un trend che sembra una fotografia dell’aumento della complessità e della competizione nella fase del recruiting.


A firma di: Michele Decio Strizzi Contributor
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