Il referendum visto dai social: un’analisi delle conversazioni a tema

Blogmeter ha analizzato le conversazioni sul referendum che hanno impegnato gli utenti social. Ecco i principali risultati.

Il referendum visto dai social: un’analisi delle conversazioni a tema

Mentre in America si discuteva della corsa alle presidenziali e della (imprevista) ascesa di Trump, anche la “socialsfera” italiana era occupata da discussioni di natura politica. Nonostante alcuni studi sottolineino, infatti, come i post politici sui social network siano tra i più ignorati a causa dei toni irrispettosi e spesso sopra le righe, con un appuntamento cruciale come il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 alle porte, era impensabile che gli italiani non parlassero di politica e non lo facessero anche sui social.

Quanto si è “parlato” di referendum sui social?

Il volume delle conversazioni “a tema” referendum? Ha provato a tracciarlo Blogmeter, analizzando i post pubblicati tra il 2 settembre 2015 e il 24 settembre 2016. I risultati sono significativi già a livello quantitativo: in poco più di un mese, e quando non si era ancora nel clou della campagna referendaria, infatti, sono stati prodotti in materia almeno 1,6 milioni di messaggi pubblici (dal conto di Blogmeter sono esclusi quelli con impostazioni della privacy diverse, ndr) e oltre 373 mila sono stati gli utenti unici che hanno partecipato alla “conversazione”, generando 218 milioni di visualizzazioni e circa 8 milioni di interazioni tra like, commenti, retweet, etc.

Il social più a prova di politica…

Come già in altre occasioni, e con buona pace di chi lo considera solo un posto dove fare second screen, Twitter si conferma il luogo ideale per parlare di politica. Secondo Blogmeter, infatti, più della metà (il 56%) dei post a tema referendum è stato pubblicato sul social dei cinguettii. Facebook è fermo al 34% e in coda vi sono siti di notizie (da cui proviene il 6,6% dei contenuti sul referendum) e altre piattaforme social e di blogging.

…e quello che assicura più interazione

Diversi gli insight se si guarda, invece, alle interazioni. Con poca sorpresa, i tweet sul referendum sembrano destinati ad avere vita breve e solitaria: le interazioni, infatti, sono poche (solo il 12%), nonostante la grammatica di reply, citazioni e retweet della piattaforma che dovrebbe premiarle. Il campione di engagement è, invece, Facebook: qui sono avvenute almeno il 74% delle interazioni con i messaggi sul referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Medaglia di bronzo a YouTube, con il 10% di interazioni.

Le preferenze di voto degli italiani

L’analisi di Blogmeter non sembra fermarsi, però, al semplice piano quantitativo. Dall’agenzia di social media intelligence hanno cercato, infatti, di ricostruire il sentiment delle conversazioni social a tema referendum, sfida interessante e strategica, se si considera la possibilità di ricavare dai post alcune indicazioni sull’orientamento di voto. Cosa è emerso? Stando agli oltre 700 mila messaggi analizzati da Blogmeter in questo senso, la maggior parte degli italiani (il 63,7%) sarebbe propenso a votare NO, mentre solo il restante 34% è chiaramente schierato per il SÌ e c’è un 2,4% di utenti che, pur discutendone, si astiene dall’esplicitare il proprio orientamento di voto. Dati come questi, se interpretati, potrebbero suggerire un maggiore attivismo, digitale per lo meno, di chi è contrario alla riforma costituzionale oggetto del referendum o, come ha spiegato Vincenzo Cosenza (senior strategist di Blogmeter, ndr) possono essere lo specchio di «una minore efficacia della comunicazione sostenuta dai promotori del referendum […] e di una maggiore mobilitazione di coloro che sono contro la riforma costituzionale».

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Un profilo di chi vota al referendum

Più in generale, però, l’analisi in questione aiuta a tracciare un profilo macroscopico degli elettori di una e dell’altra parte. Il fronte del SÌ è composto per il 73% di uomini e per il 27% di donne. Nel fronte del NO, diminuisce la percentuale di elettori di sesso maschile e aumenta quella di quelli di sesso femminile, ma le proporzioni rimangono grossomodo invariate.

I politici più influencer

Da Blogmeter hanno provato, poi, a individuare i personaggi pubblici più influenti quanto alle conversazioni social sul tema referendum. Sul fronte del NO vincono Matteo Salvini e Alessandro Di Battista: il leader della Lega e il pentastellato sono, del resto, tra i politici che più approfittano dei social per diffondere le loro ragioni contro la riforma costituzionale. Tra i sostenitori del SÌ, invece, i profili più influenti sembrano essere quelli di Matteo Renzi e del Comitato per il Sì

I contenuti virali

Una nota curiosa riguarda i contenuti più virali e quelli che hanno raccolto, fin qui, più visualizzazioni e condivisioni. Il podio? Se lo dividono il video con cui il pentastellato Giorgio Sorial presenta le sue ragioni per il NO (più di 1.4 milioni visualizzazioni solo su Facebook, oltre 50 mila condivisioni e quasi 8,5 mila reactions; dati aggiornati al 15/11/16) e l’appello di Silvio Berlusconi contro la riforma referendaria (visto quasi 940mila volte su Facebook, condiviso più di 9 mila volte e con migliaia di commenti e reazioni; dati aggiornati al 15/11/16). Un caso a sé è, invece, il video con cui Alessandro Masala, youtuber tra i più apprezzati in Italia, prova a spiegare in cosa consista la riforma costituzionale pensata dal governo Renzi e quali sarebbero le conseguenze della vittoria al referendum di una o dell’altra parte. Visto su YouTube quasi 350mila volte, sembra la metafora più evidente di un elettorato che ha bisogno, prima di tutto, di capire la vera portata del quesito referendario e che per farlo, specie se si è più giovani, preferisce affidarsi a “fonti diverse da quelle dell’establishment politico e che percepisce come più “alla pari”.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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