Martedi 14 Agosto 2018
MacroambienteRiscoperta del vintage? Il vinile torna prepotentemente sul mercato

Riscoperta del vintage? Il vinile torna prepotentemente sul mercato

Nell'era digitale le vendite dei dischi in vinile sono aumentate del 30%. Quali motivi si celano dietro questa ritrovata tendenza?


Simona Castellano

A cura di: Simona Castellano Autore Inside Marketing

Riscoperta del vintage? Il vinile torna prepotentemente sul mercato

Fino agli anni ’70 il disco in vinile – più propriamente LP o 33 giri – è stato il supporto più diffuso per la riproduzione di musica preregistrata, soppiantato dalla diffusione di musicassette negli anni ’80 e di CD negli anni ‘90, divenendo un prodotto prettamente di nicchia.
Le ricerche sul mercato, però, rivelano che nel 2015 nel Regno Unito si sono venduti 2,1 milioni di vinili, mentre negli Stati Uniti 11,9 milioni.

I dati resi noti dalla Nielsen, nel suo 2015 Music Report, palesano una diminuzione di vendite di cd e di album digitali, rispettivamente del 10,8% e del 2,9%. Le vendite dei dischi in vinile, invece, sono aumentate quasi del 30%, con il rock che occupa il 68% del totale. Sembra, dunque, che sia in atto una vera e propria riscoperta del passato, degli album storici, degli artisti immortali, preferiti a cantanti e canzoni che, probabilmente, non entreranno mai nella storia. Successo ritrovato, quindi, anche per i vecchi negozi di dischi e per le aziende che producono apparecchi di riproduzione musicale.

L’azienda britannica leader per la produzione di jukebox, la Sound Leisure, ha deciso di omaggiare questa riscoperta tendenza rilasciando sul mercato, per la prima volta dopo più di vent’anni, un nuovo modello di jukebox a vinili, presentato alla fine di febbraio ed effettivamente in vendita quest’estate.

Molti artisti contemporanei hanno deciso di cavalcare l’onda pubblicando dei propri dischi anche la versione in vinile.
Il ritorno al vinile ha, però, portato alla luce un problema legato alla produzione: molti dei vecchi impianti sono ormai dismessi, di quelli restanti (40, di cui 20 solo negli Stati Uniti, ndr) i macchinari sono di vecchia generazione e il processo (artigianale) richiede una notevole quantità di tempo per essere completato (secondo una società di produzione del New Jersey, la Independent Record Pressing, talvolta sono necessari anche sei mesi).

Nonostante ciò, l’unica azienda sopravvissuta in Italia – su dieci presenti sul territorio nazionale negli anni ’70 – stampa circa seimila vinili al giorno, mentre soltanto pochi anni fa le stampe ammontavano quotidianamente a mille/duemila pezzi. Si tratta della Phono Press di Settala, comune in provincia di Milano, che utilizza cinque macchine automatizzate, chiaramente datate, come attestano i contatori, ma non per questo inefficienti.

Le macchine che stampano sono molto vecchie, ma trattandosi di sistemi meccanici costruiti alla vecchia maniera metterci mano non è difficile e abbiamo anche una piccola officina per le riparazioni“, come ha dichiarato uno dei responsabili. Tra le riparazioni in atto vi è quella di una pressa che permette di realizzare dischi in vinile con alcune lavorazioni particolari, come ad esempio l’effetto splash.

L’esperienza della Phono Press dimostra come, dinanzi ad una domanda in continua crescita, le aziende stiano provando ad adattarsi a questa ritrovata tendenza che – secondo MusicWatch, società di ricerca americana sui consumi – coinvolge soprattutto i giovani con meno di 35 anni (esattamente il 54% degli acquirenti dei vinili).

Tra i motivi che hanno permesso la rinascita del disco in vinile potrebbero essere annoverati l’estetica, l’odore, il packaging e quindi la copertina grande e quadrata, il collezionismo, l’anticonformismo o anche la necessità di ribellione da parte di una generazione totalmente immersa nella perfezione del digitale da cui sente il bisogno di fuggire, abbandonandosi all’imperfezione di un analogico rumore di fondo che sembra evocare il vissuto di una musica ormai lontana nel tempo.

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