MacroambienteGli italiani sono poco soddisfatti della propria retribuzione (e sfiduciati che possa migliorare a breve)

Gli italiani sono poco soddisfatti della propria retribuzione (e sfiduciati che possa migliorare a breve)

Realizzato da Osservatorio JobPricing e InfoJobs, il Salary Satisfaction 2022 offre dati aggiornati sulla soddisfazione degli italiani per la retribuzione.

Con Il Salary Satisfaction 2022 l'Osservatorio JobPricing e InfoJobs hanno misurato la soddisfazione degli italiani rispetto a stipendio e altri aspetti retributivi del proprio lavoro: i risultati non sono incoraggianti.

Solo il 40% dei lavoratori italiani, il 6% in meno rispetto allo scorso anno, sarebbe soddisfatto della propria retribuzione. Il restante 60%, una percentuale in crescita del 26% in un anno, ammetterebbe di non essere totalmente convinto dagli aspetti retributivi del proprio lavoro, cosa che si riflette soprattutto sui livelli di soddisfazione media registrati dal Salary Satisfation 2022 dell’Osservatorio JobPricing, realizzato per la prima volta in collaborazione con InfoJobs: in una scala da 0 a 10 i lavoratori italiani coinvolti nello studio hanno dato “voto” 4.1 al proprio salario, decisamente meno della sufficienza.

Pandemia e crisi economica incidono sulla soddisfazione degli italiani per la propria retribuzione secondo il Salary Satisfaction 2022

Lo scorso anno il punteggio medio che gli italiani davano agli aspetti retributivi del proprio lavoro era 4.4: il 7.5% in più rispetto a ora.

Sono numeri che, come sottolineano dall’Osservatorio JobPricing, con ogni probabilità risentono di una sorta di “effetto pandemia”: fino allo scorso anno molti lavoratori italiani si sentivano fortunati, infatti, per il solo fatto di poter fare affidamento ancora su uno stipendio; con i primi segnali di ripresa economica o, meglio, con la situazione di crisi che si è per molti versi “normalizzata” molti lavoratori si sarebbero aspettati un miglior trattamento economico (è così per il 30% del campione del Salary Satisfaction 2022) e a pochi (solo il 18% del campione) il particolare contesto socio-economico continua a far accettare il non aver guadagnato di più.

A proposito di “effetto pandemia”, non a caso, chiedendo esplicitamente di contestualizzare la propria risposta al contesto post COVID il livello di soddisfazione degli italiani rispetto al proprio stipendio cresce leggermente: il “voto” passa da 4.1 a 4.6, comunque il 9.8% in meno rispetto al voto medio espresso quando la stessa richiesta era stata fatta lo scorso anno.

Diversi fattori incidono sulla soddisfazione degli italiani per quanto guadagnano

Il livello di soddisfazione espresso dai partecipanti al Salary Satisfaction 2022 varia considerevolmente, comunque, se si considerano diversi aspetti ed elementi legati alla retribuzione.

In via del tutto generica si può dire che i lavoratori italiani sarebbero più soddisfatti quando del “pacchetto” retributivo fanno parte non il solo salario fisso mensile, ma anche una serie di benefit ed extra: non a caso i più soddisfatti del proprio lavoro dal punto di vista economico sembrano essere soprattutto dirigenti e quadri a cui sono riservati in genere in Italia “plus” di questo tipo.

L’aspetto che sembra convincere meno i lavoratori italiani è la meritocrazia: il “voto” medio scende in questo caso a 3.4, con il 40% del campione che non si dice soddisfatto del rapporto tra il proprio profilo retributivo e i propri meriti lavorativi.

Anche non comprendere appieno le politiche retributive dell’azienda è fonte di insoddisfazione per i lavoratori italiani: a volte c’è alla base un problema di incapacità delle ultime di comunicare bene e fin dall’inizio che differenze esistono e come sono modulati i vari profili retributivi; in qualche altro caso le aziende peccano di trasparenza (alla voce trasparenza il livello di soddisfazione media dei partecipanti al Salary Satisfaction 2022 è di 4.6 su 10).

Sull’insoddisfazione degli italiani rispetto alla propria retribuzione incide, ancora, il fatto che la stessa non sia commisurata alle proprie performance (il livello di soddisfazione media è 3.7) o alla posizione che si ricopre in azienda (4.3). Per non pochi lavoratori nostrani comincia a essere sempre più importante, però, anche la competitività della propria posizione lavorativa (4.8) e la possibilità di bilanciare vita privata e carriera.

Lo stipendio non è la sola leva che convince chi cerca o vuole cambiare lavoro secondo JobPricing

Un migliore work life balance sarebbe un buon motivo per accettare una riduzione del proprio salario per almeno il 14% del campione dell’Osservatorio JobPricing. Segno che se il profilo retributivo è ancora uno degli elementi che gli italiani prendono in considerazione quando si tratta di fare scelte lavorative, non è più l’unico né quello discriminante: ci sono fattori intangibili che contano allo stesso modo se non sempre di più.

Quest’anno, per esempio, i lavoratori italiani hanno messo al primo posto tra i fattori decisivi nella scelta del posto di lavoro le relazioni interpersonali positive con capi, colleghi, collaboratori. Anche più flessibilità, ossia la possibilità di sfruttare formule lavorative come quella dello smart working o del remote working, è una delle leve che più convincono le nuove entrate, insieme al contenuto del lavoro, il training e la formazione.

Leggermente diverso è lo scenario se si tiene conto di chi vuole cambiare lavoro: due lavoratori su tre sarebbero ancora convinti in questo caso soprattutto da un miglioramento del fisso mensile, sebbene prendano sempre più in considerazione anche possibilità di formazione, migliori prospettive di carriera e ancora un buon work life balance.

In maniera quasi speculare buone relazioni con capi e colleghi, flessibilità oraria e un ambiente di lavoro stimolante sono ciò che convince a restare nella propria azienda.

Secondo il Salary Satisfaction 2022 le donne continuano a essere più insoddisfatte degli uomini quando si tratta di retribuzione

Come già le scorse edizioni, il Salary Satisfaction 2022 prova a misurare anche se esiste e quanto è consistente una sorta di “ gender gap ” nella soddisfazione rispetto a quanto si guadagna che, inevitabilmente, rifletta le differenze salariali tra uomini e donne.

Il livello di soddisfazione generale nei confronti degli aspetti retributivi della propria professione scende a 3.6 per le donne, contro il 4.3 degli uomini. Le lavoratrici donne in Italia sembrerebbero insoddisfatte in particolar modo per ciò che riguarda la meritocrazia: per questa voce il livello di soddisfazione scende a 2.7, il 27% in meno rispetto agli uomini.

Un’altra voce per cui le lavoratrici donne sembrano più insoddisfatte dei propri colleghi uomini (l’11% in meno) è la probabilità che il proprio profilo retributivo migliori durante l’anno in corso. Non che in generale gli italiani siano fiduciosi del fatto che il proprio profilo retributivo possa migliorare in maniera considerevole nel prossimo anno. Maggiore è la loro fiducia nel fatto che lo facciano, in generale, le proprie condizioni lavorative.

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