Save the Children: connessi e disconnessi

I 2 volti dei nativi digitali: da un lato i "connessi", dall'altro i "disconnessi". 452mila adolescenti italiani non hanno mai avuto accesso ad Internet.

Save the Children: connessi e disconnessi

Secondo una ricerca IPSOS per Save the Children , compiuta su un campione di adolescenti tra i 12 e i 17 anni, l’Italia è divisa in due: da un lato i “connessi” e dall’altra i “disconnessi”. Due facce della stessa medaglia che mettono in evidenza le differenze di vita e le problematiche della generazione dei nativi digitali.

Grazie all’ampia diffusione di  smarthphone e tablet, sempre più giovani sono connessi da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento della giornata.

I nuovi media rappresentano una grande opportunità per i nostri ragazzi, per la loro crescita personale e formativa. L’accesso a queste tecnologie è un diritto che dovrebbe essere garantito a tutti i ragazzi, così come un’adeguata formazione nell’utilizzo di questi strumenti e la sicurezza di potersi muovere in un ambiente digitale che non nasconda rischi o pericoli”, afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. “Il rischio è quello di trovarci di fronte a dei ‘nuovi analfabeti’, che non hanno la possibilità di utilizzare le nuove tecnologie o che non hanno le necessarie competenze per farlo. È fondamentale garantire ai nostri adolescenti il diritto all’accesso, alla formazione e alla sicurezza di queste tecnologie e le istituzioni e la scuola in primis, le famiglie e le aziende ICT devono essere più consapevoli di questa responsabilità”.

I nativi digitali conoscono davvero il loro ambiente?
Il primo dato che emerge dalla ricerca è che questi hanno a disposizione uno strumento di infinite risorse che può essere però potenzialmente pericoloso se non usato in maniera corretta: il 58% dei minori racconta di aver imparato ad utilizzarlo da solo.

L’identikit dei “connessi”

Sono giovanissimi, quasi sempre connessi al loro Smartphone, che resta acceso anche a scuola: per il 15% degli intervistati, infatti, i professori lo consentono, mentre per il 26% non ci sono controlli e i ragazzi ne approfittano.

Le “relazioni sociali” sono protagoniste delle loro interazioni: il 59% dei ragazzi utilizza Whatsapp (con un aumento di 39 punti percentuali dal 2013).
Il 28% degli intervistati dichiara di partecipare ad oltre 10 gruppi e il 41% di non conoscere personalmente tutte le persone che vi sono all’interno.
Un adolescente su 5 non si pone problemi ad inviare foto e video che li ritraggono  o ad inviare messaggi vocali. 1 su 3 sarebbe solito inviare dati personali anche a persone che non conosce. 1 su 4 invierebbe messaggi con riferimenti sessuali.
Il 66% dei ragazzi non sa che su WhatsApp non esiste la possibilità di bloccare qualcuno che dà fastidio all’ interno di un gruppo.

Il dato più significativo che emerge  dalla ricerca riguarda le “relazioni virtuali”.
Secondo il 33% degli intervistati darsi appuntamento con qualcuno conosciuto in chat è un fenomeno molto diffuso.
Preoccupante è il tipo di esperienza che questi ragazzi si trovano a vivere:il 46% degli intervistati afferma di aver incontrato personalmente individui conosciuti in rete. Il 15% dichiara di essere stato ingannato al momento della conoscenza da persone che non erano quelle che dicevano di essere. Il 35% invece afferma di essere stata vittima di atti di cyberbullismo (9%).

Molti giovani sembrano non percepire il pericolo che può celarsi dietro la rete o ne è totalmente inconsapevole: sembra che solo per il 38% dei ragazzi le molestie via cellulare/email/Internet rappresentano una minaccia. In più, la percentuale di chi sa che cos’è il pulsante “segnala abuso” su un social non supera il 59% e scende al 53% tra i 12 e i 13 anni.

Cresce inoltre tra i giovanissimi l’utilizzo di Instagram, arrivando al 36% (con un aumento di 27 punti dal 2013), mentre diminuisce la loro presenza su Facebook, al 75% nel 2015, (12 punti in meno dal 2013), anche se dalla ricerca emerge che sono ancora molti gli adolescenti che hanno un account su questo social. Il 39% dei minori ha dichiarato di essersi iscritto a 12 anni. Il 32% ha asserito di averne 18 al momento dell’iscrizione; uno su 3 (36%) non ha scelto un livello di privacy “ristretto” sul proprio profilo.

Ad utilizzare Twitter, sono il 29%, meno di 1 ragazzo su 3 .

Significativo è invece l’uso delle App dedicate alla musica, come Spotify (11%), con una percentuale di utenti quasi raddoppiata nell’ultimo anno .

Uno su due conosce le regole sulla privacy (51%), ma non se ne preoccupa (57%). Ma, anche se non sembrerebbe, gli adolescenti non sono “incoscienti digitali”.
Secondo la ricerca IPSOS il 79% degli intervistati, infatti, sa bene che “nessuno possiede Internet”, ma resta un 17% con le idee confuse che crede che Bill Gates e Barack Obama ne siano i proprietari. Il 19% degli intervistati crede che “il troll” sia una creatura leggendaria della cultura scandinava e il 36% addirittura che sia un virus che distrugge i contenuti su internet. Solo il 41% sa che si tratta di un soggetto che posta messaggi provocatori e irritanti.
Il 57% dei teenager accetta i “Termini e condizioni d’uso ” passivamente.
Per quanto riguarda la privacy, il 58% sa che un “cookie” serve a tracciare le preferenze di chi naviga in Internet e circa il 73% sa che i gestori devono rispettare delle regole sui dati raccolti che li riguardano.
Il 75% dei ragazzi inoltre è consapevole che in Internet non sempre i contenuti sono liberi e si possono copiare, ma quando si parla di Wikipedia il discorso cambia. Il 64% infatti afferma di copiare materiale per le ricerche scolastiche, utilizzandolo in maniera passiva. Solo il 24% infatti ha creato una nuova voce sull’enciclopedia online o ha aggiunto contenuti a voci già esistenti.

Identikit dei “disconnessi”

Se da un lato l’ampia maggioranza dei ragazzi ha acquisito una certa familiarità con gli strumenti digitali, dall’altro c’è una significativa minoranza della “generazione 2.0” che ne  è completamente esclusa.

Secondo l’elaborazione ISTAT, sono 452.000 gli adolescenti che non hanno mai usato internet, circa l’11,5% tra gli 11 e i 17 anni .

Spesso gli “scollegati ad internet” vivono uno stato di povertà educativa e culturale: sono 269.000 i minori che non hanno mai letto un libro nell’ultimo anno e 187.000 non sono mai neanche andati al cinema nello stesso periodo.

La “disconnessione“, secondo i dati, sarebbe dovuta a situazioni economiche disagiate delle famiglia di appartenenza. È infatti tra le famiglie che dichiarano di vivere in condizioni economiche “assolutamente insufficienti” che si registra un 22,7% degli adolescenti “disconnessi”, mentre tra quelle con “risorse scarse” sono il 14,2%.

Altro dato significativo è quello geografico: al Sud e nelle Isole la percentuale è del 17,4%, pari a 270.000, mentre al Centro si abbassa all’ 8,2% (60.000) e al Nord si assottiglia al 7,4% (122.000).

Se tra i ragazzi connessi il dato percentuale è del 41,9%, tra quelli che non si sono connessi alla Rete questo valore scende pericolosamente al 18,4%.

“L’accesso ad Internet e alle tecnologie digitali dovrebbe essere un diritto per tutti i ragazzi, al pari dell’istruzione”, denuncia Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children. “Questi dati ci fanno scoprire che il ‘digital divide’ non è un problema che riguarda solo gli adulti e gli anziani, ma investe anche la ‘generazione 2.0’. Sono dati allarmanti, perché sono un segnale di un vero e proprio ‘nuovo analfabetismo’. Oggi un ragazzo che non si è mai connesso ad Internet è di fatto un ragazzo disconnesso non solo dalla Rete, ma anche dalla realtà che lo circonda e difficilmente potrà recuperare negli anni questo divario educativo che si è creato durante l’adolescenza. Chiediamo un impegno da parte del Governo perché le scuole siano messe nelle condizioni di colmare questo digital divide che discrimina i ragazzi e le ragazze delle famiglie più povere e meno istruite rispetto ai coetanei. Non solo con le ‘lim’ ma con un cambiamento complessivo del modo di insegnare e di apprendere. Il fatto che all’assenza di opportunità di accedere alla Rete si sommi spesso anche la mancanza di altre opportunità culturali, crea di fatto una barriera insormontabile allo sviluppo delle potenzialità e dei talenti di questi ragazzi, pregiudicandone il futuro”.

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A firma di: Anna D'Acunzo Contributor
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