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Mercoledi 12 Dicembre 2018
MacroambienteE se fossero gli hacker a migliorare la sicurezza online?

E se fossero gli hacker a migliorare la sicurezza online?

Il web è da sempre considerato sinonimo di libertà, ma vanno considerati e rispettati alcuni limiti per garantire la sicurezza online a tutti gli utenti.


Pina Meriano
A cura di: Pina Meriano Autore Inside Marketing
E se fossero gli hacker a migliorare la sicurezza online?

La rete accessibile a tutti è uno dei temi che ha impegnato ed impegna maggiormente chi si occupa di leggi: la libertà del web ha infatti dei limiti -e deve averli!- ed è importante dare peso alla discussione sull’argomento, da tempo aperta a livello globale.

I limiti del web non vanno ricercati chissà dove, in quanto sono gli stessi nei quali ci imbattiamo anche nella vita reale, offline, di ogni giorno. 

Nella rete i limiti hanno ovviamente dei nomi differenti rispetto a quelli della vita offline, poiché fanno riferimento a specifici mezzi tecnologici, ma di fatto sono di base gli stessi; basti pensare alla diffamazione, alla frode informatica, alla manipolazione del contenuto o al danneggiamento dei sistemi informatici (quanto quest’ultima potrebbe essere infatti lontana da una situazione in cui degli estranei si introducono nella nostra casa forzandone la porta?).
Sarebbe quindi necessario mutare le leggi già esistenti, ponendo sul web dei limiti che tengano conto del rispetto reciproco e creando delle sanzioni per chi li ignora.

In modo provocatorio si potrebbe dire -seguendo la definizione data dai relatori (A. Crisantemi, M. Rubini e S. Sbordoni) del convegno “Cybercrime No Trespassing: i cancelli della rete” alla SMWRME 2014- che nella rete c’è la possibilità che l’ “estremo provocatore“, l’hacker (che non mira alla distruzione sul web, come fa invece il cracker), apra le porte alla necessità di modificare le leggi attuali, mostrandone le lacune proprio nel momento in cui vanno a forzare certe chiavi. Se infatti gli attacchi hacker sono in continuo aumento, si evidenzia in maniera sempre più forte l’urgenza di migliorare la sicurezza online. Il Rapporto sulla Sicurezza Q3 2014 di Akamai mostra infatti che gli aumenti una fiorente industria criminale sfrutta sempre più i dispositivi connessi a Internet e promuove strumenti d’attacco facili da usare: rispetto al trimestre precedente è stato rilevato, ad esempio, un aumento dell’80% nella media di attacchi mirati a consumare l’ampiezza di banda e un aumento di quattro volte rispetto allo stesso periodo del 2013.

Proseguendo su una linea provocatoria, seguita anche dai relatori sopra citati, si potrebbe arrivare a dire che l’hacker si configura oggi come una sorta di “innovatore del diritto”. E in Italia, che resta uno dei Paesi dove il web è più libero -e forse anche troppo libero!- la necessità di porre in atto questa innovazione è impellente.

L’attenzione andrebbe focalizzata soprattutto sull’identità in rete, perché risolto questo punto si potrebbe poi proseguire senza eccessivi problemi la navigazione per la tracciabilità.

Vanno tutelati quindi tutti cittadini e vanno tutelate anche le aziende che operano in rete. Il Rapporto di Akami infatti mostra anche come nel trimestre in esame sia stato molto rilevante anche un altro tipo di attacco, ovvero il phishing. Nel comunicato stampa relativo al Report si legge infatti: “diversi attacchi pishing miravano a utenti Google Enterprise per raccogliere credenziali e ottenere così accesso a informazioni riservate. Con queste informazioni, i criminali informatici hanno compromesso contenuti di terze parti su alcuni dei più importanti siti di editori quali CNN, The Associated Press e altri ancora“.

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