MacroambienteSelfie estremo: come rischiare la vita scattando foto

Selfie estremo: come rischiare la vita scattando foto

Scattare selfie in condizioni estreme diventa sempre più preoccupante perché tante persone rischiano la propria vita per questa pratica.

Selfie estremo: come rischiare la vita scattando foto

La nuova moda che dilaga tra gli amanti dei selfie e dei social network risulta quella di immortalarsi in pose così estreme da essere pericolose per la propria vita, per il puro piacere di ottenere più commenti e like. Effettivamente sale sempre di più il numero di persone che, per la smania di apparire invincibili, rischia pericolosamente la vita, con esiti che troppo spesso si tramutano in tragedia.

Come emerge dalle ricerche condotte da Priceonomics, dal 2014 ad oggi sono morte 49 persone a causa dei selfie, con un’età media che si attesta intorno ai 21 anni. Nella maggior parte dei casi le vittime sono soggetti di sesso maschile, nonostante siano le ragazze a realizzare più autoscatti, lasciandosi attrarre dalla smania di autoritrarsi in ogni singola e bizzarra posa. Difatti, dei 49 decessi ben 36 sono ragazzi. Questo troverebbe spiegazione da un lato nel maggiore e tipicamente maschile sprezzo del pericolo che si manifesterebbe con la volontà di affermare la propria virilità a tutti costi, dall’altro in una forte predisposizione al narcisismo che si concretizzerebbe nella volontà di una sempre maggiore approvazione alle proprie attività e foto.

Le modalità più pericolose in cui ci si immortala attraverso selfie estremi sono varie e spaziano in diversi campi. Nello specifico sono:

  • le “banali” distrazioni alla guida: ne è un esempio la ragazza iraniana la cui distrazione per guardare lo smartphone è stata fatale;
  • le più serie e preoccupanti cadute dall’alto, come dimostra il caso del genitore caduto in mare da 140 metri a Cabo da Roca in Portogallo o quello del turista tedesco precipitato da 40 metri a Machu Picchu;
  • fotografarsi mentre si è in attesa del treno: ben 8 dei 49 soggetti sono deceduti travolti dal treno sulle rotaie, dopo aver cercato di spostarsi all’ultimo momento utile;
  • fotografarsi in bilico su fili elettrici: alcuni individui sono rimasti folgorati dalla corrente elettrica che passa sui cavi.

Tuttavia la lista sembra continuare ad oltranza: è ancor più sconvolgente il caso di chi, intento a ritrarsi mentre punta un’arma da fuoco alla testa, rimane vittima di questa pericolosa posa; per non parlare, infine, della volontà di ritrarsi in compagnia di animali pericolosi come i tori durante la corrida. Anche in questo caso la tragedia è stata inevitabile: un uomo è stato infilzato a morte da un toro mentre stava per scattare il selfie.

Modalità estreme che spaziano su diversi fronti e che conferiscono all’India il funesto primato della nazione con il più elevato numero di morti dovute ai selfie. Infatti proprio in questo paese, nel corso del 2015, si sono registrati ben 27 decessi riconducibili a autoscatti effettuati in circostanze poco raccomandabili. Per questo motivo la polizia di Mumbai è stata costretta a istituire una “no selfie zone” in alcune aree della città.

Selfie estremo: come rischiare la vita scattando foto

Per quanto concerne le cause del selfie estremo, occorre precisare che una delle motivazioni principali va ricercata nel piacere che scattare foto e condividerle sui social dà a chi si impegna in questa attività. Un’altra causa è, invece, la voglia di apparire e di mostrarsi agli altri mentre si sta sfidando la sorte e le regole dettate dal buon senso, il tutto solo per riscuotere consensi e aumentare il numero dei like sui social, in modo da alimentare il proprio ego tramite i feedback ricevuti. In base a uno dei fondamenti della Psicologia sociale, infatti, nel percorso della formazione di un senso unitario e appagante del “sé reale” un ruolo importante viene giocato dagli altri o meglio dal modo in cui ci percepiscono. Per cui, più si cerca di mostrarsi agli altri forti e sicuri di sé, più gli altri ci riterranno degni di ammirazione e, conseguentemente, più saremmo appagati e soddisfatti di noi stessi.

Questo meccanismo contribuisce, però, alla formazione di un pericoloso circolo vizioso secondo il quale i giovani crederanno che per essere considerati dagli altri dovranno apparire alla stessa stregua di supereroi, sfidando i propri limiti per colpire e stupire chi li osserva e, in ultima analisi, per delineare la propria identità in funzione di questo circolo. Ecco perché nell’attuale società, dedita al mantenimento delle apparenze, le persone più “fragili” – come gli adolescenti – si sentano attratti dalla prospettiva di ottenere consensi dagli altri apparendo forti ed invincibili.

Prospettiva che nasce, dunque, dal primordiale bisogno di socializzazione e condivisione con gli altri, come testimoniano le parole del ricercatore Jesse Fox: «Sto ricevendo attenzione e considerazione e quando posto questi selfie sui social media ottengo la conferma di cui ho bisogno dagli altri. Conferma che li sto impressionando, senza pensare alle conseguenze». Queste parole richiamano l’incoscienza tipicamente giovanile, dettata da un estremo bisogno di impressionare l’altro, di far parlare l’altro di sé, di ottenere ammirazione, perché lo scopo ultimo della vita ora non è più semplicemente vivere, ma mostrarsi forti, invincibili, indomabili, coraggiosi, eroici semplicemente per apparire.

Selfie estremi: incoscienza o guadagno?

Dati i numeri delle vittime sempre in aumento ci si chiede se, concretamente, il bisogno di sfidare la sorte e il buon senso sia imputabile alla sola voglia di imitare per sentirsi ugualmente all’altezza e, così facendo, di ottenere approvazione sociale oppure se qualcosa in più, come ad esempio un guadagno o un tornaconto personale. Probabilmente questa “curiosità”, annessa all’esigenza di poter dare un contributo concreto alla comprensione – e forse anche alla riduzione – di un simile fenomeno, rappresenta la motivazione principale che ha spinto Le Iene, noto programma televisivo, ad analizzare questi accadimenti, in un servizio choc andato in onda il 7 maggio 2017.

Il servizio mostra chiaramente qual è la percezione degli adolescenti circa questa pericolosa ed incosciente pratica. Tra le motivazioni esposte da alcuni tredicenni, vi sono commenti del tipo «È come tutte le mode, ti sembra di sentirti figo, metti quelle foto, 1842 like e ti senti Gesù Cristo» oppure «tutti mirano a farsi fighi». Proprio quest’ultima evidenzia il problema del mettere a rischio la propria vita tentando di emulare i “profeti dei selfie estremi”, ignari del fatto che spesso tali “eroi” conducono certe azioni spinti da ragioni “concrete” che vanno al di là dell’approvazione sociale, ragioni che dimostrano che sono in realtà atleti professionisti che amano spingersi al limite proprio in virtù di una vita di allenamenti e di esperienza da cui traggono anche un guadagno.

A tal proposito, Angela Nokolau – atleta professionista e regina incontrastata dei selfie estremi – ha risposto alle domande della iena Rovazzi che l’ha incontrata, insieme al suo fidanzato Ivan Kuznetsov, a Dubai, patria dei grattacieli più alti al mondo e, in quanto tale, paradiso per tutti i praticanti dei selfie estremi. L’atleta russa ha rivelato quale sia la sua (quasi) inesistente paura della morte: «A volte ho paura di morire, ma ormai ci ho fatto l’abitudine». Sono le ragioni commerciali e pubblicitarie a spingerla a fotografarsi in pose pericolose su tetti di palazzi alti più di 200 metri:  «Sono 7 anni che lo faccio, ma da cinque è diventato un lavoro, guadagnando quindi come blogger e non come atleta professionista. Ad esempio faccio pubblicità ad alcuni prodotti su Instagram, e con Ivan lavoriamo anche per grandi brand, facendo per loro video e foto pubblicitarie», le sue parole.

Infine, alle domande sull’emulazione da parte degli adolescenti Angela Nokolau ha risposto così così: «All’inizio o alla fine dei video scrivo che è pericoloso, che siamo professionisti e che non devono imitarci, perché lo facciamo da tanto tempo, per cui a chi mi osserva tramite selfie o video raccomando di non imitarmi».

Questo servizio ha quindi chiarito che oltre al bisogno di emergere, apparire e ottenere approvazione sociale, l’altra faccia della medaglia dei selfie estremi si annida in un guadagno commerciale ed un business realizzato ad hoc da parte di grandi brand che tentano di colpire in modo sempre più sensazionalistico gli adolescenti poco attenti, forse, alle innumerevoli conseguenze che simili campagne possano portare.


Giuliana Maria Volpe
A cura di: Giuliana Maria Volpe Autore Inside Marketing
© RIPRODUZIONE RISERVATA E' vietata la ripubblicazione integrale dei contenuti

Corsi Formazione

Tutti i corsi
Le vostre Opinioni