MarketingSEO horror stories per la notte di Halloween: cinque esempi da brividi

SEO horror stories per la notte di Halloween: cinque esempi da brividi

SEO Horror Story raccoglie le storie degli errori più spaventosi quanto a strategie per la search engine optimization. Ecco le peggiori.

SEO horror stories per la notte di Halloween: cinque esempi da brividi

Ci sono tante cose che si dicono sulla SEO. Quello che non si dice mai, però, è che quella della Search Engine Optimization è un’arte imprecisa, imprevedibile e per questo, per certi versi, “spaventosa”.

Qualunque esperto del settore sarebbe pronto a ribadire, così, che le campagne SEO non possono essere improvvisate, che qualsiasi soggetto che voglia “stare” in Rete e farsi trovare avrebbe bisogno di una figura professionale formata ad hoc che si occupi di SEO e, soprattutto, che non ci sono regole d’oro ma l’unica è sperimentare fino a trovare la formula che fa più al caso proprio.

Nonostante questo e nonostante piccoli errori possono essere perdonati anche quando si tratta di SEO, esistono in materia storie davvero “spaventose” – per rimanere in tema Halloween – che dimostrano, in negativo e come se davvero ce ne fosse bisogno, l’importanza strategica di un buon posizionamento in Rete e, di conseguenza, di una buona strategia SEO.

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, non si tratta di storie che hanno per protagonisti solo soggetti piccoli, inesperti, a cui eventuali errori di strategia vanno perdonati in nome di mancanza di fondi, know how, professionalità appositamente formate; alcune di queste riguardano anche grandi aziende internazionali per cui una falla nella SEO strategy si traduce, non di rado, in perdite concrete di guadagno. Sono le storie raccolte in “SEO Horror Story”, una piattaforma che, in pieno spirito halloweenesco, permette a chiunque abbia avuto cattive esperienze con la SEO di condividerle perché tutti possano imparare dagli errori degli altri. «Mentre noi sappiamo che la SEO funziona – scrivono infatti da Vizion Interacive, la digital agency che ha curato il progetto – ci sono tantissimi che se la sono visti brutta, che hanno gestito la SEO in maniera scorretta o si sono affidati alle persone sbagliate […]. Per questo vi chiediamo di condividere le vostre SEO Horror Story, e con più dettagli possibili, perché tutti possano imparare dalle vostre (cattive) esperienze».

E, in effetti, sono proprio alcuni dettagli che farebbero rabbrividire qualsiasi (buon) SEO specialist. Dalle bizzarre skill richieste a chi si deve occupare di SEO, passando per alcune pratiche al limite dell’illegale e per piccole distrazioni con effetti a valanga, ecco le cinque storie più “spaventose” in fatto di SEO strategy.

1. Le tecniche “black hat”

Si può sbagliare una strategia SEO anche se si è uno dei più grandi leader a livello internazionale del mercato automobilistico, soprattutto se invece di costruire un’oculata campagna SEO si prova ad aggirare Google&co. È quello che è successo a BMW quando ha cominciato a utilizzare pagine doorway per il solo scopo di attrarre link ed aumentare il proprio ranking: per questo, per un periodo di tempo, il dominio in questione ebbe un ottimo posizionamento anche per keyword assolutamente generiche come “macchine usate”. Peccato che, dopo essersene accorto, Google abbia fortemente penalizzato il dominio: se fino a qualche tempo fa, infatti, l’uso di doorway passava impunito, ora la maggior parte dei motori di ricerca sembra essersi dotato di linee guida molto restrittive in questo senso.

2. Tutta colpa di un bug

Qualche volta basta un errore, anche davvero piccolo, per rovinare un’intera strategia SEO. Lo sa bene iFly, un portale dedicato ai viaggi aerei: un piccolissimo bug in una singola riga di codice di tutte le pagine aveva suggerito a Google e gli altri motori di ricerca di ignorare tutte le pagine danneggiate. Risultato? Nessuna pagina era stata indicizzata e il ranking del dominio era precipitato, tanto che anche quando il bug è stato finalmente rimosso ci sono voluti mesi per migliorarne il posizionamento. Cosa ha da insegnare questa storia “dell’orrore”? Che essere diligenti non basta: solo perché conoscevano il posizionamento precedente del proprio dominio da iFly si sono accorti che qualcosa non andava. La parola d’ordine, allora, non può che essere: misurare.

3. Attenzione all’email marketing

I sostenitori dell’email marketing sono almeno tanti quanti i suoi detrattori. Che effetto può avere, però, sulla SEO? A volte anche disastroso. Prendete il caso di un “esperto” che lavori per mesi cambiando meta dati, aggiungendo contenuti al proprio dominio e preparando newsletter da inviare ai propri clienti per ritrovarsi pochi giorni dopo l’invio con il traffico aumentato di oltre il 500%. L’improvviso picco di traffico avrebbe dovuto suggerire che c’era qualcosa di sbagliato: l’aumento di click alla pagina era stato causato esclusivamente da utenti che provavano a disiscriversi dalla newsletter, tanto che dopo appena una settimana i volumi di traffico e ranking erano già tornati alla normalità.

4. massima prudenza con i vecchi asset

Se qualche motivo rende indispensabile cambiare il proprio dominio, il passo migliore da fare è utilizzare uno dei numerosi strumenti che ne permettono il trasferimento, senza perdere il ranking nel frattempo accumulato. Impossibile pensare che non li conoscesse il reparto SEO di Toys “R” Us (uno dei più importanti rivenditori di giocattoli americani, ndr) quando si trattò di spostare il proprio dominio. Eppure, il primo errore che fece fu quello di spendere milioni di dollari su un dominio la cui URL era stata già de-indicizzata da Google, chiedendo a Big G di re-indicizzarla e perdendo, nel frattempo, il vantaggio in termini di ranking che avevano accumulato anche per keyword generiche come “giocattoli”.

5. Come NON aumentare il traffico verso le proprie pagine

Le tecniche “black hat”, come dimostra la storia di BMW al punto 1, non premiano mai. Tanto meno se consistono nel comprare, letteralmente, il traffico in entrata. È quello che racconta essere successo nella sua azienda un utente di SEO Horror Story: dopo l’arrivo del nuovo “esperto” di SEO, c’era stato un improvviso e inspiegato aumento di traffico che, però, non corrispondeva a un adeguato aumento dei guadagni. Analizzando le statistiche, così, qualcuno si è accorto di pattern particolari: il grosso del traffico era concentrato solo in certi momenti della giornata, il 98% proveniva da una sola pagina e c’erano pochissimi visitatori unici. La “spaventosa” sorpresa? L’esperto SEO aveva pagato una fonte per generare traffico: del resto era stato assunto per quello, aveva commentato quando gli erano state chieste spiegazioni.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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