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MacroambienteA cosa servono un gesto virale su TikTok e altre iniziative simili quando si tratta di violenza domestica o di genere?

A cosa servono un gesto virale su TikTok e altre iniziative simili quando si tratta di violenza domestica o di genere?

signal for help virale su tiktok

La storia di come Signal For Help, il finto saluto a quattro dita, sia diventato virale su TikTok prima di salvare molte vittime di abusi è stata molto raccontata dalla stampa, ma non è l'unica nel suo genere: le altre.

C’è un gesto, il cosiddetto Signal For Help, virale su TikTok che ha già aiutato decine di vittime di violenza di genere e violenza domestica. A diffonderlo sono stati centri antiviolenza, associazioni femministe, ONLUS e non profit di settore, e continuano a farlo soprattutto in vista del 25 novembre (la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne), consapevoli che in numerosi casi denunciare o chiedere aiuto rischia di mettere ulteriormente in pericolo la vittima.

Come Signal For Help, virale su TikTok, è diventato universalmente il gesto per segnalare situazioni di abuso o violenza

Il Signal For Help virale su TikTok è discreto, quasi impercettibile e a un occhio meno attento confondibile con un qualsiasi gesto casuale o di saluto: prevede di avvicinare il pollice verso il centro del palmo della mano e poi richiudere su di esso il resto delle dita.

segnal for help come si fa

Il gesto per chiedere aiuto se si è vittima di abusi domestici o violenza di genere o ci si trova in una situazione di pericolo. Fonte: Canadian Women’s Foundation

A proporlo come possibile segnale d’aiuto in caso di abusi domestici o violenza di genere era stata, come racconta tra gli altri BuzzFeed News, la Canadian Women’s Foundation in collaborazione con la media agency Juniper Park: era l’aprile del 2020, lockdown e quarantene avevano avuto come effetto collaterale e ad ampio raggio anche un exploit di violenza contro le donne[1][2], come molti operatori del settore avevano fatto notare già allora, e la convivenza forzata con il partner rendeva difficile per le vittime chiedere aiuto.

Era necessario per questo un gesto semplice, immediato e che potesse facilmente essere rivolto da dietro ai vetri delle finestre a un passante o, meglio ancora, davanti alla webcam agli altri partecipanti alle infinite videocall e riunioni su Zoom che erano parte in quei giorni delle routine di tutti.

Violence at Home #SignalForHelp

Violence at Home #SignalForHelp

Non a caso, più che il video su YouTube in cui la Fondazione illustrava il gesto d’aiuto (pure visto subito dopo la pubblicazione, secondo BuzzFeed News, 1.7 milioni di volte[3] e che ora, al 24 novembre 2021, di visualizzazioni ne conta oltre 2 milioni), sono diventati virali dei tiktok in cui degli attori simulavano situazioni in cui sfruttare il segnale d’aiuto poteva essere risolutivo. Accompagnati da hashtag come #stophumantrafficking o #abusivehome, i brevi video davano anche indicazioni utili per i first risponder e su cosa fare quando qualcuno chiede aiuto in questo modo.

@blueskyseye

Ein kleines Zeichen kann leben retten!#thecrewlove #kirschcrew #unitedtiktokerz #teammelody #hilfezeichen #international #gemeinsamsindwirstark

♬ Elevator – 𝚏𝚠𝚝𝚍𝚟𝚊𝚍𝚒𝚖

Presto si cominciò a dubitare del fatto che, essendo diventato il Signal For Help virale su TikTok e sugli altri social media , anche i potenziali offender ne avessero imparato il significato e il risultato fosse un pericolo addirittura maggiore per la vittima. La cronaca sembra aver smentito fino a qui, almeno in parte, timori come gli ultimi.

Nei primi di novembre 2021 si è tornati a parlare del gesto nato su TikTok per aiutare le vittime di violenza quando, come racconta tra gli altri The New York Times, una sedicenne scomparsa da Asheville è stata ritrovata in Kentucky e il suo presunto rapitore arrestato grazie alla segnalazione al 911 di un automobilista che l’aveva vista proprio piegare le dita sul pollice al centro del palmo della mano, come in un saluto, dietro al finestrino del veicolo su cui stava viaggiando[4].

Prima di lei, aggiunge BuzzFeed News, c’era stata la youtuber siriana Om Sayf: quando in un video aveva annunciato improvvisamente di voler chiudere il proprio canale da almeno 5 milioni di iscritti, qualcuno nella sua community YouTube si era accorto del gesto all’apparenza quasi casuale e aveva chiesto aiuto. La Canadian Women’s Foundation racconta, però, anche storie di ragazze giovani salvate da situazioni di abuso domestico proprio per aver usato il segnale d’aiuto durante delle call su Zoom.

Le altre iniziative che aiutano le vittime di violenza a chiedere aiuto e cosa dicono della nostra partecipazione in Rete

Se oggi, stando alla stessa fondazione, una persona su tre conoscerebbe il significato del Signal For Help virale su TikTok e saprebbe cosa fare nel caso in cui vedesse qualcuno farlo (cioè chiamare le forze dell’ordine o, se possibile, avvicinare prima la vittima per capire meglio cosa sta succedendo), ripiegare il pollice sul palmo della mano e far finta in questo modo di salutare non è l’unico escamotage per chiedere aiuto in sicurezza in caso di emergenza.

C’è la classica chiamata ai soccorsi durante la quale si finge di ordinare una pizza, diventata virale ormai qualche anno fa ancora in Rete e a cui si sono ispirate nel tempo campagne di sensibilizzazione contro violenza di genere e violenza domestica, come tra le altre #Call4Margherita di ActionAid.

La pagina Facebook di un finto negozio online di cosmetici naturali (Chamomile and pansies[5], questo il nome dello shop) aiuta in Polonia vittime di violenza di genere e abusi domestici: chi finge di chiudere un ordine e fornisce un indirizzo di spedizione sta, in realtà, chiedendo aiuto e il range di intervento va, ancora una volta, dal chiamare le forze dell’ordine per conto della vittima al mettere l’ultima in contatto con volontari e associazioni di settore.

Iniziative simili, oltre a offrire sostegno concreto a chi vive situazioni di abuso, possono servire a riportare periodicamente l’attenzione su temi sempre bisognosi di impegno collettivo. In tempi in cui si discute spesso, però, dei rischi che bambini e teenager corrono sul web, degli effetti che i social media possono avere sulla salute mentale degli utenti più giovani e di come le big tech, pur essendone consapevoli, provano spesso a glissare sull’argomento almeno fino a quando scandali come quelli dei Facebook Papers non le costringono a pubblici mea culpa, la storia del Signal For Help virale su TikTok e quelle simili di modi per chiedere aiuto in caso di emergenza nati in Rete e qui diventati di pubblico dominio ricordano come gli ambienti digitali siano “malleabili” e perlopiù capaci di riadattarsi e riadattare logiche e grammatiche di partecipazione all’uso prevalente che già chi li frequenta ne sta facendo.

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