MarketingNeuromarketing: i consigli di Silvia Campos E. per aziende e professionisti, alla NeuroMarathon 2022

Neuromarketing: i consigli di Silvia Campos E. per aziende e professionisti, alla NeuroMarathon 2022

Intervento di silvia campos alla neuromarathon 2022

Come lavorare in modo efficace nel settore del neuromarketing? Ecco alcuni consigli e avvertenze di Silvia Campos E. alla NeuroMarathon 2022, rivolti ad aziende ed esperti del settore.

Durante la NeuroMarathon 2022 Silvia Campos Esquivel, che vanta dodici anni di esperienza nel settore del neuromarketing , ha lanciato diversi spunti utili a coloro che operano nel settore ma anche alle aziende interessate a sfruttare metodi e conoscenze della disciplina per ottimizzare il proprio business. Nel corso del suo intervento, tenuto da remoto il 26 ottobre 2022, la direttrice e fondatrice dell’organizzazione NEUROCAMP America Latina ha parlato anche dei principali ostacoli e delle sfide presenti nel settore, in particolare in America Latina.

Neuromarketing: consigli su cosa fare (e su cosa non fare) quando si opera nel settore

Durante la NeuroMarathon 2022 Silvia Campos, ricercatrice in neuromarketing, specializzata in tecnologie biometriche, ha elencato alcune delle lezioni apprese negli ultimi anni, dispensando consigli, ma anche qualche avvertenza, ai professionisti e alle aziende che operano nel campo.

  • È necessario abbinare le tecniche di neuromarketing ad altre tecniche di ricerca tradizionali: il neuromarketing può rivelarsi uno strumento molto efficace per la raccolta di differenti tipi di dati; spesso, però, tecniche di analisi qualitativa come le interviste o la retrospective think aloud possono essere molto utili per un’accurata interpretazione dei risultati ottenuti. Quest’ultima in particolare, come ha spiegato l’esperta, permette per esempio di far emergere alcuni importanti elementi riguardo ad aspetti come l’attenzione o le emozioni provate in presenza di determinati stimoli. Risultati più accurati in materia di analisi del comportamento del consumatore secondo la ricercatrice si raggiungono quindi sfruttando le tecniche di neuromarketing, a cui vanno affiancati altre tecniche e metoditradizionali“, pensiero peraltro condiviso da diversi altri esperti del settore, come per esempio Elissa Moses.
  • Occorre usare un linguaggio adatto al cliente: come ha fatto notare Silvia Campos, gli esperti di neuromarketing potrebbero voler far ricorso a un linguaggio tecnico, neuroscientifico, che difficilmente può risultare comprensibile al cliente che hanno di fronte. È importante quindi capire il livello di conoscenze dell’interlocutore relativamente al neuromarketing e adeguare la propria comunicazione: è importante, come ha aggiunto l’esperta, che il cliente comprenda la reale utilità della disciplina per raggiungere gli obiettivi prefissati. Parlare di metodi e di tecnologie risulterà inutile se non si riescono a comunicare i vantaggi che i vari strumenti e conoscenze possono generare, in maniera pratica, per l’azienda in questione.
  • Non si può essere esperti di tutte le tecniche e le tecnologie: da laureata in marketing, con specializzazione nel settore del neuromarketing, Silvia Campos ha ammesso di non avere particolare familiarità con la tecnica dell’EEG, poiché non possiede le conoscenze neuroscientifiche necessarie. Partendo dal suo esempio personale, la relatrice ha spiegato che occorre che agenzie e professionisti che si occupano di neuromarketing cerchino di specializzarsi in tecniche e metodi specifici: proporre i diversi strumenti a disposizione, dall’ eye tracking all’fMRI fino all’EEG, può rivelarsi un compito complesso e che probabilmente non consente di raggiungere risultati precisi e ottimali. A questo proposito l’esperta ha citato Tobii, azienda specializzata in eye tracking, che, come altri operatori del settore, ha scelto di concentrarsi sull’uso di una sola tecnologia, diventando nota proprio in questo campo. Trattandosi di una disciplina che abbraccia differenti tipi di tecnologie diventa infatti impossibile «essere un esperto di tutto».
  • È necessario essere trasparenti con i clienti e non aver paura di proporre dei partner strategici: Silvia Campos ha ricordato l’importanza di «essere onesti sia con se stessi che con i clienti». In particolare, è necessario essere trasparenti riguardo ai risultati che essi possono ottenere con le tecniche di neuromarketing, ma anche riguardo alle proprie possibilità e alle specializzazioni come azienda e/o professionista. In altre parole, bisogna essere chiari riguardo a cosa si può offrire o meno ai clienti. La ricercatrice a questo proposito ha invitato i professionisti del settore a non aver paura di collaborare e di consigliare altre aziende di neuromarketing ai propri clienti: «non c’è niente di male a consigliare dei partner» di fiducia, specializzati in tecnologie con cui si ha meno familiarità. Secondo l’esperta, «bisogna unire le forze» per riuscire a offrire un supporto adeguato ai propri clienti.

Principali ostacoli e sfide nel settore del neuromarketing in America Latina

Nel corso del suo intervento la ricercatrice ha fatto anche una panoramica dello stato dell’arte del neuromarketing nei paesi dell’America Latina: la principale sfida individuata da Silvia Campos risiede nella scarsa diffusione della disciplina tra le aziende che si occupano di ricerche di mercato.

Il problema in questione riguarda innanzitutto multinazionali come Kantar e Ipsos che già da diversi anni sfruttano le tecniche di neuromarketing per esempio negli Stati Uniti, ma che, secondo la relatrice, in America Latina ancora non offrono questi servizi. Di conseguenza non ci sarebbe una vera propensione da parte di aziende o agenzie più piccole ad affidarsi a tali tecniche e conoscenze che potrebbero infatti essere considerate come poco attendibili.

Secondo la fondatrice di NEUROCAMP c’è ancora poca consapevolezza riguardo a questa disciplina e ci sono ancora molti imprenditori e aziende che credono che le ricerche di neuromarketing si basino su dei questionari o su altre tecniche di ricerca qualitativa o quantitativa. Secondo Silvia Campos questo problema è legato anche al fatto che ci sono ancora molti professionisti che «dicono di fare neuromarketing ma non lo stanno facendo», proponendo delle tecniche e degli approcci che non sfruttano veramente il potenziale di questa disciplina e delle tecnologie a essa connesse.

Infine, la ricercatrice ha affermato che nei paesi dell’America Latina le nuove generazioni credono molto nella possibilità di prendere delle decisioni «basate sull’intuizione e non sulla ricerca»: il problema si rivela ancor più grave se si tiene conto dei giovani che lavorano in aziende dalla portata globale come Unilever o Procter & Gamble che, secondo Silvia Campos, finiscono per investire poco del loro budget nella ricerca, trascurando l’importanza di basarsi su dati concreti.

Alla NeuroMarathon 2022 Silvia Campos ha parlato della diffusione del neuromarketing in America Latina

Il termine “neuromarketing” è stato coniato 20 anni fa da Ale Smidts e, anche se la disciplina è considerata a livello globale una risorsa utile per le imprese, è necessario lavorare ancora sulla sua diffusione e sulla divulgazione sul tema, specialmente in alcune zone del mondo come per esempio i paesi dell’America Latina.

Considerate le problematiche già menzionate, l’intervento di Silvia Campos ha messo in risalto il ruolo di organizzazioni come NEUROCAMP e di eventi come per esempio il Summercamp, realizzato annualmente da AINEM in Sardegna – a cui ha fatto riferimento il vicepresidente dell’associazione, Francesco Gallucci – per aumentare la conoscenza sulla disciplina e favorire la diffusione del neuromarketing nei vari paesi.

Con specifico riferimento a NEUROCAMP, l’organizzazione ha dato negli ultimi anni un importante contributo alla diffusione delle conoscenze e delle tecniche di neuromarketing soprattutto tra paesi di lingua spagnola. A questo proposito l’esperta ha spiegato che, quando nel 2015 ha partecipato alla Shopper Brain Conference a Chicago (organizzata dalla da Neuromarketing Science & Business Association), ha scoperto di essere l’unica partecipante proveniente dall’America Latina (nello specifico dalla Costa Rica). All’epoca la disciplina era praticamente sconosciuta in questi paesi, specialmente perché c’erano pochi contenuti sul tema in lingua spagnola: da qui infatti è nata l’idea di creare NEUROCAMP.

L’organizzazione in questione si è fatta promotrice di un importante lavoro di divulgazione, organizzando diversi eventi e creando un «archivio in cui vengono raccolti dei contenuti in lingua spagnola sul tema del neuromarketing». Si tratta di uno strumento molto utile, messo a disposizione di aziende, professionisti e in generale appassionati della disciplina, dove è possibile trovare case study, contenuti formativi e articoli scientifici: un rilevante contributo per il consolidamento della disciplina in particolare tra i paesi dell’America Latina.

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