I siti web? Sono solo una perdita di tempo!

Basta con la cura ossessiva delle homepage dei siti web! Secondo Jeff Jarvis è tutta roba vecchia, il nuovo news business vola sui social network.

I siti web? Sono solo una perdita di tempo!

Ha fatto molto discutere l’idea che Jeff Jarvis, giornalista e professore americano, sostenitore dell’Open Web, ha proposto ai suoi studenti della scuola di giornalismo del Cuny (la City University of New York), dove insegna da dieci anni.

Secondo il suo innovativo (ma ne siamo, poi, così sicuri?) modello, i siti Internet non sarebbero da considerare altro che meri archivi di contenuti. Questi ultimi, infatti, dovrebbero avere un percorso autonomo diverso, che viaggia direttamente sui binari dei social network e, in generale, di tutti gli aggregatori di notizie esistenti sul web.

Jarvis parla così dalle pagine dell’Observer: “Perché non iniziare una nuova impresa multimediale interamente su Facebook? Perché non costruire un business basato sulle notizie, destinato a essere distribuito in tutto il mondo via Facebook , Twitter , Medium,  Apple News e altri aggregatori –  pur mantenendo un sito web semplicemente come un archivio? Perché non creare un nuovo tipo di curatore che sfrutta tutti questi contenuti a flusso libero e risolve il vero problema ordieno dei media, cioè che c’è davvero troppo contenuto? E se sei una media company già esistente, perché non la smetti con la tua dipendenza da far sì che siano i lettori a venire da te e, al contrario, vai tu da loro; perché non diventare radicalmente distribuiti?“.

Domande alle quali Jervis fornisce anche una risposta basata su alcuni dati: le home page di alcuni siti web americani vengono visitate giornalmente solo dal 10% dell’audience, mentre la maggior parte dei lettori va direttamente agli articoli seguendo i link che trova facilmente sui vari social network.
Poi, ci sono gli Instant Articles di Facebook, grazie ai quali non si deve più nemmeno uscire dalla piattaforma social per leggere una news; e starebbe arrivando anche la risposta di Google a questo trend, con l’uscita a breve dello standard open source AMP (Accelerated Mobile Pages) che taglierà di netto i tempi di caricamento, rendendoli quasi istantanei, come se non avessi mai lasciato la pagina dove hai trovato il link.

Molte media company hanno già trovato giovamento – aggiunge Jarvis – dalle partnership con i social network (basti pensare a quella fra Facebook e il Washington Post) e molte altre stanno nascendo direttamente su queste piattaforme. Inoltre, come non prendere in considerazione la vasta audience, già minuziosamente profilata, cui servire immediatamente e senza sforzi il proprio contenuto diversificato e di nicchia?

Una bella opportunità, che ha già fatto nascere nuove idee e persino nuovi lavori! Come WithKnown.com, che consente di creare contenuti con il suo tool e poi pubblicarli direttamente su Facebook, Twitter, Flickr e LinkedIn; oppure Twitter, che ha assunto degli editors che trovassero contenuti interessanti per la sua nuova funzione “Mentions”.

Insomma, secondo Jarvis, la direzione che sta prendendo il news business punta dritta verso l’utente, i suoi interessi e anche i suoi ritmi: chissà che non si riesca a fare in modo, studiando i contenuti preferiti e il loro modo d’uso, di fornire gli articoli più adatti a quella persona istantaneamente e nel momento più opportuno, creando una vera e propria relazione tra media company e utente.


A firma di: Carla Panico Contributor
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