Sabato 20 Ottobre 2018
MacroambienteCos’è lo smart working e quali sono i vantaggi del lavoro agile?

Cos'è lo smart working e quali sono i vantaggi del lavoro agile?

Alcuni lo ritengono quasi un sinonimo di lavoro da remoto, ma lo smart working non è solo possibilità di un lavoro flessibile e in mobilità.


Redazione

A cura di: Redazione

Cos'è lo smart working e quali sono i vantaggi del lavoro agile?

Lo smart working – chiamato anche nell’ordinamento italiano “lavoro agile” – è una modalità di lavoro subordinato che si potrebbe definire flessibile. Il lavoro agile può essere svolto sia all’interno che all’esterno dell’azienda, da remoto – utilizzando, quindi, dei device tecnologici –, senza restrizioni precise riguardanti il luogo. Questa modalità lavorativa prevede ovviamente un accordo tra le parti, per lo più relativo a obiettivi da raggiungere e non vincolato a veri e propri orari da rispettare (anche se deve rispettare i limiti giornalieri/settimanali stabiliti dai contratti collettivi). Per tutelare nel migliore dei modi le due parti è stata anche redatta una regolamentazione, una legge che contiene il nuovo statuto dei lavoratori autonomi, ovvero il Jobs Act.

Quali sarebbero, allora, i vantaggi derivanti dallo smart working? Sarebbero tutti collegati alla riduzione dello stress da lavoro, con un conseguente aumento della produttività.

Quali sono i fattori di rischio dello stress da lavoro?

I fattori che generano stress da lavoro sono vari, ma tra i principali vengono annoverati quelli causati da una cattiva gestione sia del proprio tempo che delle proprie risorse, nonché delle emozioni legate a spiacevoli percezioni nate sul luogo di lavoro.

Nel dettaglio, i fattori di rischio dello stress da lavoro posso essere:

  • la presenza di richieste eccessive a cui non si riesce a far fronte;
  • la mancanza di controllo personale;
  • la mancanza di un supporto adeguato;
  • i comportamenti ritenuti inaccettabili sul luogo di lavoro;
  • il conflitto di ruolo o l’assenza di trasparenza.

Tutte le situazioni ambigue e irrisolte sono, quindi, dannose e risultano stressanti per l’uomo e di conseguenza per la sua produttività lavorativa. In questo contesto si inserisce anche un’altra spinosa questione: la conciliazione lavoro-famiglia che, producendo una spiacevole sensazione di impotenza e di mancanza di controllo, genera ansia e stress da lavoro.

Lo smart working sembra, allora, una possibile soluzione a queste problematiche.

Si riduce lo stress ma solo se aumenta la responsabilizzazione

Con il lavoro agile allora gli individui risolverebbero, ad esempio, lo stress legato alla questione della conciliazione lavoro-famiglia, perché permetterebbe loro di lavorare fuori dall’azienda, cosa che avrebbe effetti positivi sia sulla sanità psicologica del lavoratore che sulla sua produttività lavorativa.

Lavorare da casa, o comunque in luoghi più confortevoli al lavoratore, ridurrebbe, di conseguenza, le ore trascorse in azienda, con una diminuzione della percezione delle ingiustizie lavorative, azzerando la spiacevole sensazione di un confronto non alla pari tra colleghi.

Il lavoro agile interverrebbe, inoltre, anche sul conflitto dei ruoli, poiché l’individuo per lavorare da casa dovrebbe avere già chiare le proprie mansioni e il proprio ruolo, non avvertendo una sensazione di ambiguità e di confusione.

Tutto ciò si ottiene, però, solo se questa modalità lavorativa viene adottata dai lavoratori associando a una maggiore flessibilità e autonomia la dovuta responsabilizzazione in merito ai risultati da raggiungere e se, al contempo, c’è una nuova definizione delle policy aziendali con l’introduzione di approcci organizzativi e manageriali definiti “results based management”.

Smart working non è sinonimo di lavoro da remoto, ma specchio dei worksumer

C’è molta confusione quando si parla di smart working: alcuni la interpretano come una dicitura dovuta più che altro alla “moda” di aggiungere l’aggettivo “smart” ad alcuni ambiti, soprattutto legati al digitale e alla tecnologia; altri considerano l’espressione come un sinonimo di lavoro a distanza, fuori dalla struttura aziendale, senza una postazione fissa. Lo smart working, però, è un concetto diverso e più vasto, che rispecchia le nuove esigenze dei lavoratori attuali. Infatti, nel mondo del lavoro sta crescendo una nuova generazione di lavoratori chiamati ‘worksumer‘. Si tratta di lavoratoti alla ricerca di spazi di lavoro dinamici, flessibili e che facilitino le relazioni. Per capire meglio questa nuova categoria – così identificata dall’osservatorio di COPERNICO Where Things Happen, piattaforma dedicata allo smartworking – si può partire dal significato della parola macedonia ‘worksumer’: un lavoratore (‘worker‘) che ha diverse esigenze di consumo (‘consumer‘) in relazione al suo stesso lavoro. Il worksumer ha quindi bisogno di spazio, tempo, contenuti, training, tecnologia, network e benessere.

Se sempre più lavoratori si avvicinano all’immagine del worksumer è perché nel contesto socio-economico sono in atto grandi cambiamenti, ma anche perché stanno emergendo nuovi modelli lavorativi che generano nuovi bisogni e desideri; basti pensare, ad esempio, al confine sempre più labile tra sfera privata e lavorativa, che spinge a cercare luoghi (e orari) lavorativi che permettano anche di prendersi cura di sé e divertirsi.

In una intervista ai nostri microfoni del 2016 così si esprimeva in merito Pietro Martani,  CEO di Windows on Europe e ideatore di COPERNICO:

«Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano la mobilità della postazione di lavoro» potrebbe valere 27 miliardi in più di produttività e 10 miliardi in meno di costi fissi. Le persone e le organizzazioni dovranno cambiare. Le infrastrutture dovranno modificarsi per assecondare i nuovi bisogni dei lavoratori, ma soprattutto per valorizzarli. Come? Permettendo l’interazione fra le persone, abbattendo le barriere con l’ambiente esterno e possibilmente creando anche alcuni spazi verdi, dove possa avvenire un contatto con la natura. Anche le piccole aziende trarranno beneficio da questa modalità di lavoro perché la concezione, disposizione e organizzazione di questi nuovi spazi di smart working genera una spontanea fluidità e contaminazione, che ogni giorno produce visibilità e occasioni di business matching oltre che una generica prolificazione di creatività.»

Flessibilità e dinamicità potrebbero, quindi, essere considerate le parole chiave – unitamente a interazione e responsabilizzazione – per capire le nuove modalità di lavoro che consentono alle aziende di avere lavoratori felici e in grado di raggiungere gli obiettivi in piena autonomia e responsabilità. C’è sempre maggiore attenzione per la dimensione “persona” del lavoratore che è attore e protagonista di un contesto lavorativo dinamico e innovativo, quale appunto quello dello smart working.

Il successo dello smart working e dei worksumer è testimoniato dalle storie oltreoceano che sono da modello e che esplicitano meglio che questa modalità lavorativa non è sinonimo di lavoro in remoto, anche se questa è una delle possibilità che offre. Solo per fare due esempi, gli spazi Facebook dove c’è un corridoio aperto, lungo un chilometro e mezzo in cui i dipendenti camminano, si incontrano e staccano il computer, e gli spazi Google, azienda che ha calcolato che molti suoi servizi di maggior successo sono stati ideati proprio nel lasso di tempo in cui i propri collaboratori sono stati lasciati in totale autonomia.

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