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Snapchat: come utilizzarlo per fare business?

Snapchat per il business: non solo chat che spariscono dopo 24 ore. Le possibilità che offre il social del fantasmino e alcuni consigli.

Snapchat: come utilizzarlo per fare business?

I più lo conoscono come il social dei contenuti che “spariscono” dopo poco tempo e che, per questo, è amato dagli adolescenti e usato soprattutto per fare sexting, cioè  scambiarsi messaggi a sfondo erotico che rappresentano un nuovo modo di vivere la sessualità. I numeri, però, parlano di un successo ben diverso e di certo più consistente di una piattaforma a uso e consumo di ragazzini. Secondo delle stime, infatti, Snapchat ha circa 200 milioni di iscritti, di cui oltre 150 milioni di utenti attivi. Ognuno di loro passa su Snapchat una media di 25-30 minuti al giorno.Vengono postati oltre 259mila snap ogni trenta secondi che, tradotto, significa che si impiegherebbe circa 10 anni per guardare tutte le foto e tutti i video condivisi in un’ora (dati aggiornati a settembre 2016, ndr).

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Non solo chat che spariscono dopo 24 ore. Snapchat offre grandi possibilità per il business. Una lezione di Stefano Mongardi alla #SMWRME.

Volumi di traffico come questi spiegano perché più che di fronte a un semplice social ci si troverebbe di fronte a una vera e propria media agency — come ha sottolineato Stefano Mongardi, digital marketer e snapchatter alla Social Media Week Rome 2016 — e perché utilizzare Snapchat per il business non solo si può, ma può soprattutto essere anche molto conveniente per i brand. Alcune best practice vengono, in questo senso, dal mondo della moda e del lusso: già da qualche anno le Fashion Week si sono dimostrate l’occasione ideale per le firm del settore di sperimentare con snap e altri contenuti appositamente pensati per il social del fantasmino.

Il suo punto di forza è del resto, la possibilità di sfruttare una serie di strumenti native che ben si adattano alle necessità del real time e del local marketing, per esempio, e insieme di sperimentare linguaggi nuovi mirati al coinvolgimento degli utenti.

Chi sono, cosa fanno, chi seguono gli snapchatter?

Uno sguardo agli utenti tipo e al loro modo di “stare” e di interagire sul social è indispensabile per spiegare come e perché si può utilizzare Snapchat per il business. L’utente tipo di Snapchat ha tra i 16 e i 24 anni. Dopo gli amici, i blogger e gli influencer (19%) e i brand (10%) sono gli utenti che segue di più. E da questi ultimi, che ha scoperto nella maggior parte dei casi (il 31%) attraverso gli altri canali social ufficiali, si aspetta su Snapchat per lo più contenuti esclusivi (nel 20% dei casi) e anteprime (27%).

È presto spiegato, così, perché i brand si affidino su Snapchat soprattutto alle Storie. È il modo più semplice per condividere il backstage di una sfilata o per giocare coi teaser nel caso di un lancio di prodotto ed è anche quello che, a oggi, può essere monitorato più facilmente grazie a dei tool offerti dalla piattaforma stessa (il numero delle visualizzazioni, quello degli screenshot, etc.). Senza contare che permette di sfruttare un formato, quello dei video in 3V (il formato verticale, ndr) che è il più mobile native: un chiaro punto a vantaggio se si considera che, secondo degli studi, almeno la metà degli utenti smartphone è scoraggiato dal vedere un video orizzontale che richieda lo “sforzo” di girare il telefono.

Prima regola: non essere invasivi

Le storie sono, però, soprattutto il modo più “naturale” per i brand di stare su Snapchat. Altre strategie, come quella di inviare via chat snap diretti agli utenti, per esempio, rischiano infatti di essere troppo invasive per le logiche del social, apparendo in questo senso – spiega Mongardi alla #SMWRME – come una sorta di direct marketing.

Le lenti: così il selfie diventa “branded”

Tanti sono, invece, gli strumenti che i brand hanno a disposizione per creare engagement “spontaneo” su Snapchat. A partire dalle lenti, gli speciali filtri che permettono di giocare con il proprio se(lfie) (suona proprio così il pay-off, «a whole new way to see yourself(ie)», che ne ha accompagnato il lancio, ndr) prima di condividerlo. Non solo coroncine di fiori o orecchiette di animali, insomma, un brand può pensare a un filtro che lo rappresenti o che richiami in maniera inconfondibile un suo prodotto e lasciare che gli snapchatter se ne impossessino per i loro autoscatti. Con una sola regola: più sarà originale, interessante, smart e più aumenterà la sua shareability, con un ritorno di visibilità non indifferente.

Geo-filtri e filtri customizzati: Snapchat e il local business

Lo stesso vale per i geo-filtri e i filtri customizzati, quelli che possono essere personalizzati cioè e resi disponibili solo in determinate aree. Si tratta, in questo caso, di strumenti ad hoc per chi punta al local business. Anche considerato che l’investimento è assolutamente modulabile e dipende dalla zona scelta e dal tempo per cui si vuole rendere disponibile il filtro.

Taco Bell e Gatorade: due case history

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La lente rilasciata da Taco Bell su Snapchat in occasione del Cinco de Mayo.

Due importanti case history danno il senso di ciò di cui si sta parlando.
In occasione del Cinco de Mayo, la Taco Bell ha lanciato una lente che, di fatto, trasformava la testa degli utenti in un tacos gigante. Disponibile per sole 24 ore, è stata la lente più utilizzata finora, con almeno 224 milioni di views in un solo giorno e un tempo medio durante il quale gli utenti hanno “giocato” con il filtro prima di scattare il selfie di circa 24 secondi.

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Lo snap di Serena Williams con la lente rilasciata da Gatorade in occasione del Super Bowl

Durante il Super Bowl, un’operazione simile è stata condotta da Gatorade: in quel caso la lente, che tra l’altro riduceva il brand a un’iconica “G” e al gesto di attingere alla bottiglia dell’energy drink, ha raggiunto 160 milioni di impression e ha avuto, una endorser d’eccezione come Serena Williams.

I take-over

Uno degli strumenti che hanno a disposizioni i brand per migliorare la propria presenza su Snapchat sono del resto, come sottolinea Mongardi, i take-over. Si tratta di far gestire l’account aziendale direttamente dai top influencer del proprio settore di riferimento. Come si è visto, infatti, subito dopo gli amici, gli utenti più seguiti sono blogger e piccole “celebrità” dell’ambiente che godono di grande credibilità presso gli snapchatter e che ne influenzano i consumi, culturali e non solo. L’azienda, in questo caso, può godere di una “platea” già generalmente molto ampia, quella dell’influencer appunto, a cui è chiesto di annunciare sul proprio profilo il take-over qualche tempo prima, in modo da massimizzare la visibilità. L’influencer, dal canto suo, ne ha un ritorno in visibilità, specie verso target almeno in parte diverso dal suo.

Scambio di follower e video ads: così si aumenta la visibilità su Snapchat

Anche lo shout for shout, cioè lo “scambio” di follower tra brand che non sono competitor diretti, può essere un modo per aumentare la propria visibilità su Snapchat. Mentre forme più “tradizionali” come i Video Ads, che per certi versi ricordano gli antenati commercial televisivi, possono essere rivisitati alla luce delle logiche social: nel caso specifico il trend è di annunci video personalizzati a seconda della zona geografica di riferimento o che abbiano una chiara call to action (all’acquisto o alla condivisione, per esempio) da eseguire senza uscire dalla piattaforma.

UNA GUIDA PER CHI VOGLIA UTILIZZARE SNAPCHAT PER IL BUSINESS

Uno strumento utile per chi voglia utilizzare Snapchat per il business potrebbe essere, comunque, la guida di HubSpot. È una tool adatto anche a chi muove davvero i primissimi passi sul social del fantasmino (viene spiegato addirittura come creare un account o pubblicare uno snap, ndr), ma ha soprattutto il pregio di condensare in pochi consigli chiari e pratici tutto quello che si ha bisogno di sapere per fare un uso “branded” ed efficace di Snapchat.

  • Essere creativi e avere un proprio tono di voce, anche a scapito della perfezione è il primo dei suggerimenti per i brand che vogliano stare su Snapchat. Gli snapchatter, infatti, non guardano tanto alla qualità delle immagini o dei video: guardano se un brand è stato capace o meno di usare un linguaggio che segua le grammatiche “spontanee” della piattaforma o di farli sentire sufficientemente coinvolti. Per questo, per esempio, i backstage e i contenuti esclusivi come la presentazione in anteprima di nuovi prodotti o servizi potrebbero essere molto funzionali. Per la stessa ragione, su Snapchat può funzionare mostrare il volto umano del marchio, facendo di responsabili e dipendenti diretti protagonisti della propria strategia di comunicazione social.
  • A proposito di coinvolgimento, poi, ci sono alcuni “trucchi” che HubSpot suggerisce a chi voglia utilizzare Snapchat per il business. I video brevi, di massimo sessanta secondi, sembrerebbero funzionare meglio degli altri. È importante considerare, però, anche che i contenuti rimangono visibili per 24 ore: meglio scegliere, allora, un tema e organizzare i propri snap in modo che abbiano una certa continuità narrativa. Si potrebbe pensare, poi, di inserire anche gli snap dei propri utenti all’interno della propria Storia in una logica di UGC che non fa invidia agli altri canali social. O sfruttare ancora i propri account per creare sondaggi, sessioni di Q&A o contest che insistono sulla dimensione di interattività.
  • Anche misurare le proprie performance e tenere d’occhio delle metriche di base è importante, infine, ogni volta che si voglia utilizzare Snapchat per il business. Si potrebbero considerare in questo senso il retention rate, cioè la percentuale di utenti che ha visto ogni singolo frame della propria Storia per identificare quelli che funzionano meglio (e ispirarsi a questi per i prossimi snap), o il response rate che indica, invece, le interazioni ricevute da ogni singolo snap o dalle proprie Storie nel complesso.

Come per qualsiasi altro canale social, quando si usa Snapchat per il business, è essenziale insomma pensare a una strategia e non lasciarsi sedurre dall’improvvisazione, nonostante quella stessa istantaneità che è cifra del social.

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Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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