Snapchat: come utilizzarlo per fare business?

Snapchat: non solo chat che spariscono dopo 24 ore, Stefano Mongardi ne illustra le grandi possibilità per il business

Snapchat: come utilizzarlo per fare business?

I più lo conoscono come il social dei contenuti che “spariscono” dopo poco tempo e che, per questo, è amato dagli adolescenti e usato soprattutto per fare sexting. I numeri, però, parlano di un successo ben diverso e di certo più consistente di una piattaforma a uso e consumo di ragazzini. Secondo delle stime, infatti, Snapchat ha oggi circa 200 milioni di iscritti, di cui oltre 150 milioni di utenti attivi. Ognuno di loro passa su Snapchat una media di 25-30 minuti al giorno.Vengono postati oltre 259mila snap ogni trenta secondi che, tradotto, significa che si impiegherebbe circa 10 anni per guardare tutte le foto e tutti i video condivisi in un’ora.

Volumi di traffico come questi spiegano perché Snapchat andrebbe considerato alla stregua di una vera e propria media agency —come sottolinea Stefano Mongardi, digital marketer e snapchatter alla Social Media Week Rome. E, a ben guardare, motivano l’interesse crescente dei brand per il social del fantasmino e i suoi utenti. Non sono solo le aziende nel settore della moda e del lusso, infatti, a dotarsi di strategie social incentrate sull’uso di Snapchat. Il punto di forza? È la possibilità di sfruttare una serie di strumenti native che ben si adattano, per esempio, alle necessità del real time e del local marketing. E, insieme, di sperimentare linguaggi nuovi mirati al coinvolgimenti degli utenti.

Chi sono, cosa fanno, chi seguono gli snapchatter?

Uno sguardo agli utenti tipo di Snapchat e al loro modo di “stare” e di interagire sul social è indispensabile per spiegare gran parte delle strategie dei brand. L’utente tipo di Snapchat ha tra i 16 e i 24 anni. Dopo gli amici, i blogger e gli influencer (19%) e i brand (10%) sono gli utenti che segue di più. E da questi ultimi, che ha scoperto nella maggior parte dei casi (il 31%) attraverso gli altri canali social ufficiali, si aspetta su Snapchat per lo più contenuti esclusivi (nel 20% dei casi) e anteprime (27%).

Le Storie

È presto spiegato, così, perché i brand si affidino su Snapchat soprattutto alle Storie. È il modo più semplice per condividere il backstage di una sfilata o per giocare coi teaser nel caso di un lancio di prodotto. Ed è anche quello che, a oggi, può essere monitorato più facilmente grazie a dei tool offerti dalla piattaforma stessa (il numero delle visualizzazioni, quello degli screenshot, etc.). Senza contare che permette di sfruttare un formato, quello dei video in 3V (il formato verticale, ndr) che è il più mobile native: un chiaro punto a vantaggio se si considera che, secondo degli studi, almeno la metà degli utenti smartphone è scoraggiato dal vedere un video orizzontale che richieda lo “sforzo” di girare il telefono.

Prima regola: non essere invasivi

Le storie sono, però, soprattutto il modo più “naturale” per i brand di stare su Snapchat. Altre strategie, come quella di inviare via chat snap diretti agli utenti, per esempio, rischiano infatti di essere troppo invasive per le logiche del social, apparendo in questo senso – spiega Mongardi alla #SMWRME – come una sorta di direct marketing.

Le lenti: così il selfie diventa “branded”

Tanti sono, invece, gli strumenti che i brand hanno a disposizione per creare engagement “spontaneo” su Snapchat. A partire dalle lenti, gli speciali filtri che permettono di giocare con il proprio se(lfie) (suona proprio così il pay-off, “a whole new way to see yourself(ie)”, che ne ha accompagnato il lancio, ndr) prima di condividerlo. Non solo coroncine di fiori o orecchiette di animali, insomma, un brand può pensare a un filtro che lo rappresenti o che richiami in maniera inconfondibile un suo prodotto e lasciare che gli snapchatter se ne impossessino per i loro autoscatti. Con una sola regola: più sarà originale, interessante, smart e più aumenterà la sua shareability, con un ritorno di visibilità non indifferente.

Geo-filtri e filtri customizzati: Snapchat e il local business

Lo stesso vale per i geo-filtri o filtri customizzati, quelli che possono essere personalizzati e resi disponibili solo in determinate aree. Si tratta, in questo caso, di strumenti ad hoc per chi punta al local business. Anche considerato che l’investimento è assolutamente modulabile e dipende dalla zona scelta e dal tempo per cui si vuole rendere disponibile il filtro.

Taco Bell e Gatorade: due case history

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La lente rilasciata da Taco Bell su Snapchat in occasione del Cinco de Mayo.

Due importanti case history danno il senso di ciò di cui si sta parlando.
In occasione del Cinco de Mayo, la Taco Bell ha lanciato una lente che, di fatto, trasformava la testa degli utenti in un tacos gigante. Disponibile per un giorno solo, è stata la lente più utilizzata finora, con almeno 224 milioni di views in un solo giorno e un tempo medio durante il quale gli utenti hanno “giocato” con il filtro prima di scattare il selfie di circa 24 secondi.

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Lo snap di Serena Williams con la lente rilasciata da Gatorade in occasione del Super Bowl

Durante il Super Bowl, un’operazione simile è stata condotta da Gatorade: in quel caso la lente, che tra l’altro riduceva il brand a un’iconica “G” e al gesto di attingere alla bottiglia dell’energy drink, ha raggiunto 160 milioni di impression e ha avuto, una endorser d’eccezione come Serena Williams.

I take-over

Uno degli strumenti che hanno a disposizioni i brand per migliorare la propria presenza su Snapchat sono del resto, come sottolinea Mongardi, i take-over. Si tratta di far gestire l’account aziendale direttamente dai top influencer del proprio settore di riferimento. Come si è visto, infatti, subito dopo gli amici, gli utenti più seguiti sono blogger e piccole “celebrità” dell’ambiente che godono di grande credibilità presso gli snapchatter e che ne influenzano i consumi, culturali e non solo. L’azienda, in questo caso, può godere di una “platea” già generalmente molto ampia, quella dell’influencer appunto (a cui è chiesto di annunciare sul proprio profilo il take-over qualche tempo prima, in modo da massimizzare la visibilità). L’influencer, dal canto suo, ne ha un ritorno in visibilità, specie verso target almeno in parte diverso dal suo.

Scambio di follower e video ads: così si aumenta la visibilità su Snapchat

Anche lo shout for shout, cioè lo “scambio” di follower tra brand che non sono competitor diretti, può essere un modo per aumentare la propria visibilità su Snapchat. Mentre forme più “tradizionali” come i Video Ads, che per certi versi ricordano gli antenati commercial televisivi, possono essere rivisitati alla luce delle logiche social: nel caso specifico il trend è di annunci video personalizzati a seconda della zona geografica di riferimento o che abbiano una chiara call to action (all’acquisto o alla condivisione, per esempio) da eseguire senza uscire dalla piattaforma.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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