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Social e prestiti finanziari: quando il profilo digitale smaschera il cattivo pagatore

Informazioni ricavate dai social e prestiti finanziari sono correlati: le banche usano la nostra presenza online per creare profili creditizi

Social e prestiti finanziari: quando il profilo digitale smaschera il cattivo pagatore

Fare un uso più responsabile dei propri account social non è utile soltanto nel caso in cui si stia cercando un lavoro o in quello in cui, da professionisti, sia voglia controllare e difendere la propria reputazione e il proprio brand anche online. È vero, infatti, che le storie di licenziamenti causati da un post sui social abbondano. Con il settore finanziario in profonda trasformazione e alla costante ricerca di prodotti e servizi che siano innovativi, d’appeal per i clienti ma allo stesso tempo remunerativi, però, non si può escludere che anche banche, istituti di credito e altri attori più moderni del settore – chi concede prestiti direttamente online, per esempio – scandaglino i profili social dei loro clienti per tracciarne un profilo quanto più accurato possibile. Già qualche anno fa, per esempio, il Finalcial Times aveva indagato il rapporto tra social e prestiti finanziari: con riferimento specifico al Regno Unito ne era venuto fuori che la maggior parte delle società di rating (società che si occupano, cioè, di decidere l’ammontare del prestito che un determinato tipo di cliente può gestire, i tassi d’interesse fissi e variabili a cui concederlo, ecc., ndr) usavano i dati e le informazioni ricavate dagli account social di chi si rivolgeva loro alla ricerca di una soluzione finanziaria per tracciarne un ritratto completo e poter stimare innanzitutto la probabilità che la somma in questione venisse restituita.

Si tratta, ovviamente, di una semplificazione: quando si guarda a social e prestiti finanziari, infatti, andrebbe considerato soprattutto che la quantità spropositata di “piccoli dati” che l’utente medio “regala” ogni giorno a queste piattaforme, se aggregati permettono di ricavare un profilo e una storia creditizia molto accurata, esattamente come dai dati che più in generale si disseminano in Rete è possibile tracciare un profilo personale, accurato, fortemente predittivo di ciascun utente.

Cosa banche e istituti di credito considerano prima di concedere un prestito

Che tipo di informazioni vengono prese in considerazione e che insight riescono a dare su chi sta chiedendo un prestito? Dal numero di amici agli avanzamenti di carriera, passando per i like e le interazioni effettuate o gli orari di connessione, sono tantissimi i dati che possono essere utili agli istituti di credito o agli altri soggetti che stiano decidendo a chi e a che condizioni concedere un prestito.

A partire dalle informazioni anagrafiche, per esempio: con il moltiplicarsi di soluzioni che permettono di ottenere il proprio prestito direttamente online, infatti, è diventato essenziale poter verificare l’identità di chi lo richiede. Quando si considera il rapporto tra social e prestiti finanziari non si può non considerare comunque anche il ruolo cruciale svolto da piattaforme verticali come LinkedIn: i profili professionali dei suoi utenti sono una miniera d’oro per banche, società di credito dal momento che raccontano molto delle condizioni lavorative degli iscritti, spesso anche molto di più di quanto questi ultimi siano disposti a credere. In questo senso, per esempio, non è solo un ruolo manageriale o a esso assimilabile a raccontare di una certa stabilità lavorativa e, di conseguenza, economica: carriere frastagliate, frequenti cambi di azienda, quando non addirittura di settori d’impiego possono far insorgere dei dubbi sulla stabilità economica di un utente e fare in modo che sia classificato come cattivo creditore.

Anche le cerchie amicali hanno un peso non indifferente: chi non ha molti amici su Facebook&co è probabilmente anche nella vita reale una persona solitaria e che difficilmente può fare affidamento, in caso di bisogno, su una “rete di protezione sociale” e a livello finanziario ciò si potrebbe trasformare in una maggiore difficoltà nel ripagare i debiti; anche troppe amicizie sui social però non sono ben viste da chi fa rating dal momento che caratterizzano il cliente come un “social butterfly” (perifrasi inglese per indicare una persona incapace di creare legami profondi e duraturi e a tratti opportunista, ndr).

Un articolo di Forbes che spiega proprio come i social media possono aiutare a ricevere un prestito se ben utilizzati sottolinea, poi, come anche gli orari di connessione possono essere una spia significativa della propria stabilità economica. L’esempio limite offerto dalla testata è quello del lavoratore di un call center che faccia i turni notturni: è molto probabile che gli orari delle sue condivisioni, dei suoi accessi sui social siano atipici e questo dato è tutt’altro che ininfluente per gli istituti di credito, dal momento che potrebbe essere ricollegato a un’instabilità lavorativa e a delle condotte finanziare non molto oculate.

Anche solo dal tipo di post che si condividono, poi, è facile intuire se un utente sta vivendo un periodo di (grave) difficoltà economica o se ha bisogno di liquidità per affrontare una situazione particolare, ecc.

Nel caso in cui a richiedere un prestito non sia un singolo, ma un’azienda o un altro soggetto business gli istituti di credito potrebbero prendere in considerazione anche degli altri elementi, non meno significativi: da quanto tempo ha profilo social aziendali, per esempio, oppure le dimensioni della fanbase su cui può contare, oltre ovviamente alla digital reputation del brand, al sentiment delle conversazioni che lo riguardano, ecc.

Quando i social aiutano a ottenere un prestito…

Non è detto, però, che quello che si pubblica sui social e prestiti finanziari siano sempre incompatibili. C’è chi sostiene, anzi, che a volte è proprio grazie allo scanning degli account social che si riescono a ottenere prestiti e finanziamenti anche in condizioni critiche. Lo stesso pezzo di Forbes, per esempio, sottolinea come anche chi non abbia garanzie, un profilo creditizio ben definito o una storia bancaria alle spalle ha oggi molte più opportunità di accedere ai prodotti finanziari. Il merito non è tanto, o non è solo, dei tanti soggetti a cui si accennava che concedono prestiti esclusivamente online, ma è anche delle preziose informazioni che questi soggetti ricavano proprio dai profili social: come possono essere spia di una condotta finanziaria poco saggia e di una scarsa stabilità economica, infatti, i dati ricavati da Facebook&co possono tracciare anche il ritratto dell’utente come attento alle sue finanze, con una buona posizione lavorativa, ecc. e come buon pagatore in definitiva. Tutto ciò assume una rilevanza non trascurabile se è vero che, come ha sostenuto la Banca Mondiale, entro il 2020 ci sarà almeno un miliardo di persone escluse dai sistemi finanziari tradizionali.

… e come fare dei propri account degli account a prova di rating

Cosa fare allora perché i propri profili social si rivelino una risorsa e non un ostacolo quando si sta provando a ottenere un prestito? Prestare molta attenzione a ciò che si pubblica, ai post in cui si è taggati, alle persone che si accettano tra i propri amici è un buon punto di partenza, non solo quando si tratta di poter accedere al mercato finanziario ma, più in generale, quando si ha a cuore la propria reputazione online.

Sono le piattaforme social stesse a offrire strumenti che possono tornare molto utili in questo senso: si pensi al sistema di revisione dei tag di Facebook o alla possibilità, offerta dalla stessa piattaforma, di controllare come altri utenti, amici e non, vedono il proprio profilo. Più in generale, bisognerebbe considerare i profili social come spazi semi-pubblici e calibrare la propria presenza digitale su questa evidenza.

Se non si è dei privati ma si sta chiedendo un prestito, dei finanziamenti, dei contributi per la propria azienda o per la propria attività di business, poi, ci sono dei consigli specifici che possono essere d’aiuto. Dimostrarsi proattivi e in grado di coinvolgere i propri destinatari, per esempio: più un business sarà percepito come di valore, infatti, e più avrà possibilità di durare nel tempo, una garanzia non indifferente per chi sta decidendo se concedere o meno un prestito o investire in esso.

Anche le recensioni ricevute dalla propria attività, però, hanno una rilevanza non indifferente, perché possono dire molto della solidità del business per esempio e aiutare quindi chi cerca di decidere a partire dai social se concedere o meno il prestito in questione.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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