Martedi 18 Settembre 2018
ComunicazioneI social media come fenomeno sociale: vantaggi e rischi

I social media come fenomeno sociale: vantaggi e rischi

Non solo uno strumento tecnologico: i social media hanno una importante valenza sociologica, tra peculiarità, vantaggi e rischi.


A firma di: Martina Eboli Contributor
I social media come fenomeno sociale: vantaggi e rischi

I social media – dopo aver ottenuto nell’ultimo decennio un grande successo ed un’evoluzione interessante – rappresentano tuttora un fenomeno in continua crescita. Per comprendere totalmente questo nuovo modo di comunicare – che ha stravolto le dinamiche standard – va considerato non solo l’aspetto pratico e tecnologico, ma anche e soprattutto quello sociale.

Fausto Colombo, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha condotto uno studio sui social media da cui emerge la possibilità di far riferimento al senso culturale e sociale in relazione a questa tematica.

Uno dei concetti rilevati dalla ricerca è quello dell’essenzialità, quindi anche della rapidità: il modo in cui grazie ai social media si comunica è estremamente veloce ed efficace. L’idea di partenza era, infatti, quella di creare un tipo di conversazione digitale che avesse gli stessi principi di una conversazione face to face, essenzialmente rapida e chiara. L’atteggiamento degli utenti, però, è cambiato col tempo e ha subito importanti trasformazioni: se inizialmente si era abituati ad aspettare risposte che comprendessero delle pause nell’arco della conversazione, la pazienza nei confronti dei media è calata e l’attesa diventa a tratti snervante in assenza di risposte immediate. L’attenzione verso gli strumenti digitali di comunicazione è quasi maniacale e l’utente è attento al corretto funzionamento degli stessi per assicurarsi di essere efficienti al massimo.

Un altro termine da accostare ai social media è quello di sinteticità; i nuovi mezzi, infatti, proprio grazie alla facile fruizione di contenuti rapidi ed immediati, diventano utilizzabili da tutti in qualsiasi momento e per qualsiasi esigenza, giungendo così al multitasking: l’utente è abituato a consultare ovunque e contemporaneamente motori di ricerca, giornali, riviste, blog, a scrivere commenti e a socializzare con gli amici attraverso social network, come Facebook e Twitter, che possono essere definiti anche generatori di cultura, perché producono contenuti e consentono agli utenti di mantenersi sempre aggiornati.

Il linguaggio digitale, in sintesi, non è altro che un’interazione, una sintesi fra oralità e scrittura, simbolico, visivo e sonoro, da interpretare in base alle capacità e alle conoscenze pregresse degli utenti: non è necessaria una literacy peculiare, ma precise abitudini percettive e intellettuali. Certamente utilizzare il web o strumenti di comunicazione come smartphone e tablet risulta un’esperienza molto più facile per i giovani che sono nati con il 2.0 (i cosiddetti nativi digitali) rispetto alle “vecchie generazioni” che hanno un’impostazione e una mentalità più lontana da queste dinamiche. Va sottolineato, però, che grazie anche ad esperienze personali, la meraviglia e l’efficacia di questo nuovo mondo ha rapito anche gli over che si impegnano a comprendere i meccanismi e i retroscena del web perché affascinati dalle infinite possibilità dei social media, non solo per svago ma anche per trarne giovamenti sul campo lavorativo.

Secondo il sociologo Castells, la società dei social media è una rete globale che egli definisce in maniera più specifica “società in rete“, «la cui struttura sociale ruota intorno alle reti attivate da tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Le strutture sociali sono gli assetti organizzativi degli esseri umani che entrano in relazione di produzione, consumo, riproduzione ed esperienza […]».
Più semplicemente parliamo di società in rete quando ci riferiamo alla trasmissione dei contenuti e ad un collegamento molti a molti. Questa definizione può essere ricondotta allo studio di Guido Gilli, docente di Sociologia della Comunicazione, che definisce due tipi di rete, quella a nodi e quella a stella. Le reti a nodi sono caratterizzate da sistemi istituzionali che mettono in contatto un utente con un altro utente in qualsiasi momento, come ad esempio strumenti postali o telefonici; quella a stella o a centri, come ci suggerisce già la definizione, è composta da una “figura” centrale che comunica con altri utenti, come nel caso dei sistemi di diffusione di massa o mass media.
Il web in quanto rete delle reti contiene sia i sistemi relazionali a nodi (mail, chat, social network) che a stella (sistemi istituzionali e quotidiani online).

Il fenomeno dei social media ha sicuramente stravolto la società, avendo avuto un impatto prevalentemente positivo su di essa e sugli utenti connessi alla rete. Non sono da sottovalutare però i rischi non solo di tipo pratico, come la tutela della privacy, ma anche di tipo logistico, come la pressione sociale alla quale l’utente spesso è sottoposto. Per molti restare connessi è diventata una dipendenza che può raggiungere livelli preoccupanti: l’ossessione per gli amori passati, la perdita di sonno, il lavoro trascurato sono i primi campanelli d’allarme.
La continua sorveglianza e la troppa esposizione in rete potrebbero trasformare i social network da fenomeno di grande evoluzione e vantaggio a pericolo per la propria vita. Quindi, come per la maggior parte delle cose, anche per il network vale la regola del “in medio stat virtus“.

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