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Social media marketing tra trend e prospettive future

Buffer ha evidenziato trend fondamentali per il mondo del social media marketing e alcune prospettive future per chi ci investe e lavora.

Social media marketing tra trend e prospettive future

Social media marketing: qual è lo stato dell’arte e quali cambiamenti, invece, interesseranno il settore? A rispondere ci ha provato Buffer, analizzando le strategie social di migliaia di marketer (per lo più soggetti business di piccole e medie dimensioni, con con un team marketing dedicato e operanti nei settori di comunicazione, media e intrattenimento, educazione e servizi IT, ndr) e stilando lo State of Social Media 2016 Report.

Gli insight principali? Hanno a che vedere con l’utilizzo dei video per una strategia di content marketing efficace, l’indiscussa supremazia di Facebook e l’importanza del customer care. Tre tendenze fondamentali, in parte in linea con quelle segnate da altri studi, sono venute fuori infatti dall’analisi di Buffer dell’attuale panorama social.

Video content is the king

Una strategia video efficace è quello di cui ciascun brand ha bisogno per distinguersi nell’affollato panorama dei contenuti digitali. La maggior parte dei brand sembra averlo capito, tanto che il 30% dei marketer conta nel 2017 di focalizzarsi sui video nativi per Facebook e il 28% di aggiungere YouTube alla propria strategia digitale. Il risvolto negativo della corsa ai video, però? È che, presto, le bacheche social potranno essere invase da video che si contenderanno, più di quanto non facciano già adesso, l’attenzione degli utenti, costringendo di fatto le aziende e chiunque voglia aumentare la propria reach a investire in contenuti sponsorizzati.

Nessuno ha intenzione di lasciare Facebook

C’è un algoritmo che non premia e che, come hanno dimostrato anche i contenuti più virali del 2016, penalizza la reach delle pagine, almeno in valore assoluto, favorendo le interazioni tra utenti. Eppure il 93% dei soggetti business usa ancora Facebook, il 91% fa ricorso alle Facebook Ads e il 72% ammette di aver addirittura incrementato il budget destinato al social di casa Zuckerberg.

Il customer care non è (ancora) social

Il dato più sorprendente nell’analisi di Buffer è, però, che solo il 21% dei soggetti business, a oggi, utilizza i social network per il customer care e, più in generale, per servizi pre e post vendita a supporto dei clienti. Un’opportunità sprecata se si considera che consumatori sempre più connessi tendono ormai a compiere in Rete quasi ogni tappa del loro customer journey, dalla decisione d’acquisto alle recensioni post utilizzo.

Allo State of Social Media 2016 Report, comunque, anche il compito di identificare le principali ragioni che spingono brand, aziende e altri soggetti business a sviluppare una strategia di social media marketing. Tra queste? Sicuramente aumentare la propria brand awareness (per l’85% del campione) e coinvolgere e gestire la propria community (71%). Quello che, però, la maggior parte dei brand si aspetterebbe di poter fare migliorando la propria strategia digitale e la propria presenza sui social è aumentare il traffico verso il proprio sito aziendale (85%) e generare lead (49%).

perché usare social media buffer

Fonte: Buffer

Dieci previsioni per il futuro del social media marketing

Il futuro prossimo del social media marketing sarà caratterizzato secondo Buffer da alcuni trend fondamentali, di fronte a cui i marketer dovrebbero farsi trovare preparati.

sfide social media marketing 2017 buffer

Fonte: Buffer

  • Puntare su Facebook… Come già anticipato, quello di Zuckerberg&co è e rimarrà ancora quest’anno il social preferito da chi deve investire in social media marketing. Seguono Twitter (utilizzato dall’89% dei rispondenti) e, a distanza, Google + (42%), Pinterest (35%), Snapchat (12%) e Medium (10%).
  • …e abbandonare Google +. Il social di Big G è, infatti, quello su cui brand e soggetti business puntano da investire meno nel 2017, almeno così dice il 27% del campione di Buffer. Cattive notizie anche per Twitter: il social di Dorsey&co convince come media company e come luogo per l’intrattenimento, un po’ meno per le strategie di marketing digitale.
  • Priorità ai video native. Quello appena iniziato sarà l’anno dei contenuti multimediali e, di conseguenza, vedrà protagoniste le piattaforme focalizzate su di essi. Il 30% dei marketer, in particolare, punta a investire in video native su Facebook. Seguono i contenuti video pensati ad hoc per YouTube (su cui investirà il 28% del campione), Instagram (26%) e Snapchat (22%).
  • Non lasciarsi spaventare del calo di reach organica. Tradotto significa che, nonostante la visibilità parziale assicurata dall’attuale algoritmo ai propri post, il 46% dei soggetti business sostiene di aver mantenuto inalterata la propria frequenza di pubblicazione su Facebook e il 26% è intenzionato ad aumentarla. Solo il 28% dice, invece, di postare meno.
  • Considerare Facebook un canale pay-to-play. Per ovviare in parte al problema, la soluzione è investire in Facebook ads e contenuti sponsorizzati, cosa che ha intenzione di fare almeno il 91% dei marketer, contro un solo 34% che ha in programma di investire in Twitter ads.
  • Una spesa stabile in social media marketing. Che parte del proprio budget per attività di marketing e comunicazione debba essere speso per strategie social e digitali sembra essere, ormai, principio assodato per la maggior parte dei soggetti business. Lo scorso anno è stato, anzi, l’anno dell’incremento di spesa in social media marketing, che ha interessato in particolare il 42% del campione. Quest’anno più della metà dei marketer conferma di mantenere invariato il proprio budget di settore.
  • Che contenuti scegliere? Meglio puntare sui video… È l’ennesima conferma a quanto già detto: una strategia di content marketing vincente non sembra poter fare a meno dei video. Tanto che, se non ci fossero problemi di tempo e di risorse, l’83% dei soggetti li preferirebbe ai contenuti di qualsiasi altro tipo. Persino ai post per il blog che scendono al secondo posto, scelti soltanto dal 57% del campione di Buffer.
  • …a patto di trovare tempo. Il 73% dei marketer lamenta una mancanza di tempo che li terrebbe lontani dal creare più video. Se a ciò si aggiunge un problema di costi e di risorse creative richieste si spiega perché quasi nessun brand ha ancora sviluppato una video strategy che convinca in toto.
  • Sperimentare con i live… Il 2016 è stato l’anno delle dirette Facebook: riuscire a integrarle completamente nella propria strategia digitale sarà la sfida per il 2017, ma il 74% di aziende e brand deve ancora cominciare a investire nel campo.
  • …e con i contenuti temporanei. C’è chi li ha già usati alla ricerca di una nuova ricetta per il giornalismo del tempo reale e chi li ha trovati un alleato fondamentale per raccontare le ultime fashion weekInstagram Stories e Snapchat saranno, però, quest’anno un elemento imprescindibile nelle strategie digitali del 71% dei rispondenti. Senza nessuna distinzione tra una piattaforma e l’altra.

Che fa chi si occupa di social media marketing?

L’indagine di Buffer prova a segnare, infine, alcuni trend macroscopici che riguardano le tanto osannate nuove professioni digitali di cui il social media marketing vive. Fermo restando che il social media manager fa molto più che semplicemente programmare e condividere post e ha un lavoro soprattutto di strategia, a venirne fuori è che, comunque, chi si occupa di social media marketing all’interno dell’azienda fa in una minoranza di casi solo quello. L’80% dei rispondenti ha ammesso, infatti, che i social media sono solo parte delle proprie mansioni. La maggior parte (l’84%) si occupa anche, più in generale, di content marketing. Ma c’è chi cura anche l’e-mail marketing (il 68%) e il community management (il 62%).

social media management buffer

Fonte: Buffer

Fonte: Buffer

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Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
© RIPRODUZIONE RISERVATA E' vietata la ripubblicazione integrale dei contenuti
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