Lunedi 16 Luglio 2018
MarketingCome usare i social media per l’arte: vantaggi, strategie e best practice

Come usare i social media per l'arte: vantaggi, strategie e best practice

Sia che tratti di scrittori, pittori o fotografi, i social media per l'arte sono ormai indispensabili. Eccone i principali vantaggi e gli usi


Virginia Dara

A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

Come usare i social media per l'arte: vantaggi, strategie e best practice

Più della metà di chi ha una collezione d’arte avrebbe comprato oggi almeno un’opera di un artista scoperto su Instagram: a dirlo è una ricerca, riportata da Artsy, sull’impatto dei social media per l’arte visiva. Al di là delle specificità del settore, numeri come questi sono la metafora evidente di come fare social media marketing o, più semplicemente, di come avere una buona strategia e una buona presenza social sia ormai indispensabile anche per gli artisti, scrittori, performer, pittori, scultori, fotografi che siano.

social network per l'arte acquisti da Instagram

Fonte: Artsy

Condivisione, coinvolgimento, trasparenza — mantra così fondamentali negli ambienti digitali— del resto rimangono validi anche quando si tratta di utilizzare i social media per l’arte. Una pagina Facebook, un account Instagram o, in casi come questi, più che mai un profilo Pinterest o Snapchat, insomma, servono sì innanzitutto per farsi conoscere e fare personal branding, ma non è tutto.

La presenza sui social è diventata ormai una sorta di Canvas «progredito», come ha sottolineato qualcuno, che serve all’artista per far circolare nuove idee tra i suoi colleghi, creare una comunità di persone con interessi simili e, non ultimo, ricevere feedback sul proprio lavoro o poterlo vendere.

Usare i social media per l’arte: una nuova avanguardia?

Non a caso c’è chi ha già paragonato l’uso dei social media per l’arte a una nuova avanguardia. Di movimenti come il Futurismo o il Surrealismo la nuova generazione di artisti da social non avrà forse quel piglio di rottura totale e idiosincratica con l’arte tradizionale, ma uguale — se non più forte — è la convinzione che sia finito il momento per chi fa arte di restare nella propria torre d’avorio. Il capolavoro artistico, in altre parole, non è più frutto, privato, di un genio tormentato: la vera arte sta nella contaminazione, nella convergenza, nella condivisione appunto di idee, tòpoi, forme espressive.

social network per l'arte murales bansky

Uno dei murales più famosi di Banksy mostra l’amore ai tempi dello smartphone.

Con una dimensione riabilitante per le piattaforme digitali tutt’altro che indifferente in questo processo: non più mezzi di distrazione deleteri per la creatività e la produttività, da cui prendersi una pausa facendo digital detox, i social diventano luoghi d’ispirazione. E tanti sono, del resto, gli artisti che negli anni hanno fatto proprio di trend, argomenti di discussione, fenomeni nati su queste piattaforme oggetto della propria personalissima rielaborazione artistica. Banksy, uno dei più amati e dei più impegnati street writer di nuova generazione è, certo, il più noto tra questi.

Fare arte sui social media: quando il vero vantaggio è la community

Se pensare a youtuber famosi che hanno fatto successo e sono approdati a canali e pubblici più mainstream proprio a partendo dal basso, dai social nello specifico, è spontaneo, altrettanto facile è capire che il vero vantaggio offerto dai social media per l’arte è la possibilità di crearsi una community. Ci sono casi recenti che hanno fatto scuola, come “After” la fortunata serie di Anna Todd nata su Wattpad (una comunity online dedicata agli scrittori di tutte le età, ndr) come fanfiction e arrivata in catalogo Sperling&Kupfer proprio grazie alla pressione dei tanti lettori appassionati. Una sorte simile è toccata allo scrittore e fotografo nigeriano Teju Cole, che solo grazie a Twitter e alla sua cerchia di follower affezionati è riuscito a far conoscere il suo primo romanzo (“Città aperta”, pubblicato in italiano due anni dopo l’uscita originale, ndr) e a far contare decine di migliaia di vendite. Per cambiare campo, anche il trentaquattrenne newyorkese Daniel Arnold aveva già su Instagram decine di migliaia di seguaci quando Vogue America lo ha voluto come reporter ufficiale delle feste più esclusive della Parigi Fashion Week 2014: da allora sono passati tre anni, di follower ne ha oltre 150mila e i suoi scatti sono valutati oltre 15mila dollari al pezzo ed esposti nelle più famose gallerie londinesi. A Eddie Rossetti, studente di Design che di sé dice di essere un “menswear addict & fashion blogger”, una corposa community su Pinterest è valsa, invece, la collaborazione stabile con brand del lusso tra i più noti come Versace e Ferragamo. Sono esempi limite, ma che ribadiscono l’importanza assunta oggi dalle comunità di fan, seguaci, appassionati e, insieme, di un efficace community management. Non solo, infatti, i membri di una community sono i primi stakeholder del lavoro dell’artista presso i grandi del settore, che in tempi di crisi è facile pensare abbiano tutto l’interesse a investire soprattutto su prodotti o esperienze per cui esiste già una buona domanda, meglio se inesplorata. Come si accennava, però, un artista che sta sui social media è in grado di intercettare prima e meglio nuove tendenze e nuove sensibilità, oltre ad avere a sua disposizione feedback spontanei e preziosi per migliorare il proprio lavoro.

Social media marketing per l’arte: il marketing che fa (anche) vendere…

Oltre a vendere, come è stato anticipato. Usare i social media per l’arte significa oggi infatti, nella maggior parte dei casi, anche avere maggiore possibilità di vivere del proprio lavoro artistico. L’esempio già riportato dei collezionisti che scoprono un nuovo artista su Instagram e si innamorano di lui o vedono in lui un potenziale affare, fino ad acquistare in media cinque opere mai viste altrove (così dice ancora la ricerca riportata da Artsy, ndr), potrebbe essere traslato nei più svariati campi, ma racconterebbe sempre di come gli ambienti digitali abbiano facilitato il talent scouting o, meglio, abbiano più facilmente messo in contatto domanda e risposta d’arte. I vantaggi dei social? Vanno in questo senso, dalla possibilità di aggirare i vincoli geografici  vincoli che spesso condannavano gli artisti di provincia a una vita di gallerie di seconda scelta, mettendo ora a contatto artisti e nuovi mecenati che si trovano in parti completamente diverse del mondo – alla maggiore trasparenza nelle transazioni, passando ovviamente per l’enfatizzare quella dimensione umana che per natura non può mancare se in gioco c’è un oggetto d’arte.

…ma non sempre: attenzione a censure e standard

Certo, in qualche caso più che un vantaggio i social media si sono dimostrati una vera condanna per gli artisti che hanno visto censurate le proprie opere, quando non addirittura ostacolato il proprio lavoro. Non è tanto per via degli hater o dei commenti al vetriolo con cui chiunque si apra ai social deve imparare a fare i conti.

social network per l'arte immagine censurata ciclo

Uno degli scatti di Rupi Kaur censurati da Instagram.

Quanto più per colpa di standard di comunità poco chiari (su cui anche il Guardian ha di recente provato a indagare con la serie dei #FacebookFiles, ndr) che non ammettono il nudo, per esempio, in nessun caso neanche quando è quello di uno dei quadri più famosi di tutti i tempi come “L’origine del mondo” di Coubert e che censurano persino il ciclo mestruale delle donne, come è successo all’artista Rupi Kaur con un personale scatto realizzato per un corso di retorica visiva, o un personaggio fantastico come la piccola sirenetta simbolo di Copenhagen. Sono tutti casi limite che hanno costretto i responsabili dei social media ad ammettere l’errore, chiedere scusa e fare un passo indietro sulle loro stesse politiche aziendali.

Tre consigli per sfruttare al meglio i social media per l’arte

Sono anche casi che ricordano, però, l’importanza di conoscere gli ambienti in cui ci si muove e quella di una buona strategia per chi voglia sfruttare i social media per l’arte. C’è chi ha provato, così, a creare una guida per gli artisti che usano i social per la loro attività, con tanto di must e azioni da evitare anche in considerazione dei più generici trend per il marketing del 2017.

  • Considerare la regola 80/20 è il primo consiglio degli esperti per gli artisti che vogliono essere social. È una regola dell’equilibrio molto in voga nelle scienze sociali e, nel caso in questione, significa evitare di spammare il proprio lavoro e dare alla propria fanbase l’impressione di voler vendere a tutti i costi, lasciando che solo il 20% delle proprie attività sui social sia promozionale. Tutto il resto deve riguardare contenuti che possono essere ritenuti interessanti e di valore dal proprio target di riferimento: per trovarli, l’unica regola è sperimentare finché non si ha un’idea netta di cosa genera più engagement.
  • Non strafare: postare continuamente può non essere una strategia vincente, meglio farlo solo quando si ha qualcosa di veramente rilevante da dire ai propri follower. Se può esserci un tempo migliore per postare, insomma, non c’è una quantità ideale di post al giorno, al mese, ecc.: prevale il buon senso e tutto dipende dal tipo di attività in cui si è impegnati o dalla fase del proprio lavoro (per un cantante in tournée, per esempio, un ritmo più serrato di condivisioni è giustificabile).
  • Essere socialStare sui social media, avere una buona strategia digitale a volte non basta: serve sviluppare una vera e propria attitudine social. Un buon punto di partenza potrebbe essere, per esempio, non limitarsi a postare in un maniera unidirezionale, piuttosto interagire con i propri follower, coinvolgerli nei processi decisivi per il proprio lavoro creativo, organizzare se serve contest sui social e, perché no, deliziarli con contenuti esclusivi, preview dello show o della performance o farli sentire partecipi del processo di creazione postando per esempio scene dal backstage o delle fasi preparative.

Per il resto, poi, anche quando si usano i social media per l’arte valgono principi classici del social media marketing come la programmazione strategica, la visione di medio-lungo periodo, un buon calendario editoriale e, soprattutto, contenuti validi.

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