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Perché si è (ri)cominciato a parlare del social network di Trump?

Già all'epoca della grande "depiattaformizzazione" dopo le rivolte di Capital Hill, Trump aveva annunciato di voler creare una nuova piattaforma proprietaria. In questi giorni delle dichiarazioni a Fox News fanno credere che sia tutto pronto (o quasi) per il lancio del social network.

Perché si è (ri)cominciato a parlare del social network di Trump?

L’ex presidente repubblicano sarebbe pronto a tornare in Rete dopo il ban da Twitter e dalla maggior parte delle altre piattaforme digitali a seguito delle rivolte di Capital Hill dello scorso gennaio, ma lo farà “in proprio”. Già nelle ore del grande deplatforming , dall’account @POTUS in dotazione istituzionale ai presidenti americani, il politico aveva twittato infatti «il grande annuncio» di una nuova piattaforma proprietaria e, ora, il social network di Trump sembra essere in dirittura di arrivo.

Trump e il suo staff tornano a parlare di una piattaforma proprietaria con cui fare concorrenza alle big tech

Come sottolinea Politico, sarebbe stato lo stesso Trump, intervistato per il podcast “The Truth” di Fox News in uscita lunedì 22 marzo 2021, a raccontare di star lavorando al rilascio «di una nuova piattaforma di cui sentirete parlare presto».

Qualche dettaglio in più sul nuovo social network di Trump lo aveva già svelato durante il weekend un suo stretto collaboratore: domenica 21 marzo infatti, intervistato ancora su Fox News ma per “#MediaBuzz”, Jason Miller ha previsto il grande ritorno in Rete dell’ex presidente Trump «tra due o tre mesi, con una propria piattaforma». Il consigliere, tra i più fidati e senior dello staff del repubblicano, ha dedicato al nuovo social “made in Trump” parole decisamente entusiaste: sarà l’hot topic in materia di piattaforme digitali, «ridefinirà completamente le regole del gioco» e tutti aspetteranno di vedere cosa accade al suo interno.

Naturalmente “il mattatore” della nuova piattaforma non potrà che essere l’ex presidente repubblicano: è su di lui e su come sfrutterà a proprio vantaggio e a vantaggio del proprio messaggio politico grammatica e sintassi del nuovo social network proprietario, infatti, che sono puntati gli occhi di tutti.

Non è davvero una novità per Trump, del resto, provare a “colonizzare” per primo ambienti digitali (quasi) inesplorati e soprattutto a dettarne le regole. È quello che ha fatto di recente aprendo, per esempio, un profilo su Triller, l’app rivale di TikTok, dopo aver di fatto provato a escludere l’ultima dal mercato americano con degli ordini esecutivi ad personam.

Per andare indietro nel tempo, però, anche la politica “cinguettata” e fatta di brevissime esternazioni via tweet poi prontamente, inevitabilmente e massivamente riprese dalla stampa è, a ben guardare, un’invenzione dell’era Trump.

Come funzionerà il nuovo social network di Trump?

Sarà più facile comunque stimare che effetti avrà (se ne avrà) il nuovo social network di Trump sulla comunicazione politica online quando si avranno più dettagli concreti sul suo funzionamento.

Al momento ci sono solo ipotesi basate su rumor e su una sapiente strategia di anticipazioni e detti e non detti – lo sono, a ben guardare, anche le dichiarazioni alla stampa di questi giorni – con cui lo staff del repubblicano sembra giocare ad alzare le aspettative nei confronti di questa nuova sfida imprenditoriale di Trump.

È in opposizione a quelle colpe, debolezze e vulnerabilità che da sempre il repubblicano rimprovera alle piattaforme digitali – primo tra tutti quel “bias anti-repubblicano” di cui negli ambienti della far right americana si mormora almeno dai tempi del primo tweet di Trump segnalato come «infondato» – che si possono provare a immaginare le caratteristiche della nuova piattaforma social di proprietà di Trump.

Con ogni probabilità ci sarà, così, poco o nessuno spazio per la moderazione dei contenuti. Potrebbe servire anche e soprattutto ad attirare tutti quegli utenti che al momento lamentano di essere censurati dai social network e da come sono formulati policy e standard di comunità: utenti che, prima che venisse dismesso dai server di Amazon, erano sbarcati in massa su Parler, non a caso uno dei social più amati dalla destra radicale americana e nelle grazie di Trump.

I principali ostacoli alla nuova avventura del Trump imprenditore digitale

Rimarrà da risolvere il complesso nodo della responsabilità dei gestori della piattaforma: il quadro normativo in America, infatti, è al momento tale per cui questi ultimi possono essere chiamati a rispondere in sede legale per i contenuti lesivi, offensivi o in altro modo controversi pubblicati dai propri iscritti. Non è difficile capire, così, come per il nuovo social network di Trump sia ancora più vitale quella modifica alla Sezione 230 del Communications Decency Act del 1996 tanto discussa e spesso usata come argomento elettorale durante la presidenza trumpiana.

Forse anche a orientare in questa direzione i decisori politici stanno servendo i numerosi «incontri tra potenti» a Mar-a-Lago (l’attuale residenza di Trump in Florida) di cui ancora Miller ha parlato con Fox News.

Con più probabilità si tratta, però, di incontri che servono al politico soprattutto per trovare partner tecnologici idonei alla nuova impresa digitale: al momento, infatti, il dubbio più concreto riguarda la disponibilità di chi fa hosting e dei più comuni playstore a ospitare il nuovo social network di Trump.

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