Mercoledi 19 Settembre 2018
MacroambienteSpillover: come ottimizzare il capitale umano

Spillover: come ottimizzare il capitale umano

Spostare scrivanie per aumentare la produttività: lo spillover è una risorsa immediata ed economica per migliorare le prestazioni al lavoro


Giuliana Maria Volpe

A cura di: Giuliana Maria Volpe Autore Inside Marketing

Spillover: come ottimizzare il capitale umano

L’effetto spillover –  o effetto del traboccamento, in virtù del quale un mirato appaiamento di colleghi porta al trasferimento delle caratteristiche positive da un lavoratore all’altro – può essere molto produttivo per le aziende che, desiderose di innovarsi, puntano alla massimizzazione dei profitti dei dipendenti a partire da una semplice riorganizzazione spaziale.

In quest’ottica, in psicologia sociale si sono sempre e ampiamente studiati gli effetti dell’influenza della vicinanza agli altri sulle prestazioni del singolo con dei risultati che generano due esiti:

  • facilitazione sociale: la vicinanza del gruppo stimola il singolo a dare il massimo e a impegnarsi nell’attività che sta svolgendo;
  • inerzia sociale: il contatto con il gruppo induce il singolo a minimizzare il suo impegno nell’attività che sta svolgendo.

Due effetti opposti che si verificano in egual modo nel comportamento individuale. Ovviamente, per massimizzare le prestazioni si dovrebbe puntare ad accentuare l’effetto di facilitazione annullando l’inerzia. In che modo si può ottenere questo risultato?

È possibile enfatizzare il fenomeno della facilitazione attraverso lo spillover. Attualmente, nell’ottica di valorizzazione delle risorse umane per migliorare le prestazioni dei dipendenti, molte imprese investono su svariati fronti, come formazione, selezione del personale, valutazione e valorizzazione del profitto del lavoratore grazie a premi e incentivi. Tutti strumenti efficaci ma molto dispendiosi, sia in termini di tempo che in termini economici, per cui sorge l’esigenza di trovare un metodo rapido, efficace ed economicamente vantaggioso per massimizzare il capitale umano.

Ci sono però delle ricerche che dimostrano come motivare i propri dipendenti, incentivare lo smart working o “lavoro agile”, apportare semplici modifiche all’ambiente lavorativo possa aiutare ad aumentare la produttività.

Proprio in questa prospettiva si inserisce uno studio che, dimostrando come la semplice riorganizzazione dell’assegnazione delle postazioni e delle scrivanie per PC possa indurre lo spillover, si costituisce come uno dei metodi più rapidi ed economici per migliorare i risultati dei dipendenti.

A formalizzare questo pensiero è, infatti, una ricerca svolta da Cornerstone OnDemand in collaborazione con l’Harvard Business School. Questo studio ha evidenziato come basti una strategica pianificazione dei posti a sedere, ridefinendo la distanza tra le scrivanie, per migliorare l’impatto sulle prestazioni dei lavoratori. In effetti è stato rilevato che un avvicinamento dei lavoratori può generare un incremento fino al 15% del miglioramento delle prestazioni dell’organizzazione.

Effetto Spillover: alcuni dati

Nello studio “Planning Strategic Seating to Maximize Employee Performance”, il primo nel suo genere, i ricercatori hanno analizzato i dati forniti da un’importante azienda tecnologica con sedi negli USA e in Europa, relativi a oltre 2mila lavoratori per un periodo di due anni. Dall’analisi dei dati è emerso che le prestazioni lavorative possono essere influenzate dal collega che siede accanto e questo può avvenire sia in modo vantaggioso (spillover positivo) che in modo sfavorevole (spillover negativo).

Per rendere operativo lo spillover, i ricercatori hanno sviluppato una specifica ponderazione dei dipendenti, valutando l’impatto che l’effetto della vicinanza dei colleghi, in termini di distanza fisica, aveva su di loro. Nello specifico, gli studiosi hanno ponderato i lavoratori in base a tre indicatori:

  • produttività: quanto tempo il lavoratore impiega per completare un compito?
  • efficacia: quante volte il lavoratore ha bisogno di intensificare il suo lavoro per ampliare quello di un collega?
  • qualità: quanto il lavoratore è soddisfatto del completamento del compito?

Partendo da questi indicatori, sono state definite due dimensioni, produzione e qualità, in base alle quali, poi, sono stati categorizzati i dipendenti come produttivi, qualitativi e generalisti:

  • i lavoratori produttivi producono molto ma mancano di qualità;
  • i qualitativi offrono una maggiore qualità a scapito della produttività;
  • i generalisti si posizionano nel mezzo riportando punteggi nella norma in entrambe le dimensioni.

A questo punto sorge la domanda: per indurre lo spillover e, quindi, massimizzare le prestazioni lavorative quali tipi di lavoratori dovrebbero essere accoppiati?

I ricercatori hanno rilevato che appaiando nello stesso gruppo i lavoratori produttivi e qualitativi, lasciando in disparte i generalisti, si otteneva fino al 15% di aumento delle prestazioni organizzative.

Inoltre, dallo studio è emerso che lo spillover sembra sia più forte nelle aree in cui il lavoratore è più debole in termini di risultati. E, a partire da ciò, si comprende come il giusto e ponderato accoppiamento dei dipendenti possa fungere da fattore di compensazione, in quanto la scarsa qualità del lavoratore produttivo può essere bilanciata da quella del lavoratore qualitativo e, viceversa, la scarsa produttività del lavoratore qualitativo può essere equilibrata da quella del lavoratore produttivo. Questo è quanto avviene per lo spillover positivo.
Analogamente, se si appaia un lavoratore tossico” a uno altamente produttivo, in virtù dell’inerzia sociale di cui sopra, l’influenza che eserciterà il dipendente tossico su quello positivo sarà amplificata e si propagherà proprio come lo spillover positivo, inducendo lo spillover negativo.
La collaborazione sul lavoro, quindi, è sicuramente produttiva, ma solo se incentivata nel modo giusto, così come la competitività tra i dipendenti, perché va considerata l’influenza che la personalità individuale ha sulla produttività.

In conclusione, questi risultati mostrano che bastano semplici ed efficaci accorgimenti per ottenere dei risultati concreti e, al contempo, suggeriscono che le imprese devono essere in grado di cogliere la sfida e procedere a massimizzare le prestazioni organizzative dei dipendenti partendo dalla semplice ricollocazione fisica dei lavoratori.

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