ComunicazioneAnche Spotify vuole fare la sua parte contro la disinformazione sul COVID-19, soprattutto nei podcast

Anche Spotify vuole fare la sua parte contro la disinformazione sul COVID-19, soprattutto nei podcast

Neil Young, Joni Mitchell, Harry e Meghan nei giorni scorsi avevano sollevato pubblicamente preoccupazioni riguardo alla disinformazione sul coronavirus che circola su Spotify. Ora la piattaforma corre al riparo.

Le nuove impostazioni di Spotify contro la disinformazione sul coronavirus arrivano in risposta alle numerose polemiche riguardo alle fake news sui vaccini veicolate da alcuni podcast sulla piattaforma e che nei giorni scorsi avevano portato artisti come Neil Young e Joni Mitchell a chiedere la rimozione dei propri brani.

In che cosa consistono le nuove impostazioni Spotify contro la disinformazione sul coronavirus

Uno speciale alert, simile alle etichette che già sulle altre piattaforme segnalano i post contenenti bufale, notizie non verificate o media manipolati sulla pandemia, avviserà l’utente quando l’episodio del podcast che sta per ascoltare ospita discussioni sul coronavirus ed eventualmente lo rimanderà a una pagina, il COVID-19 Hub[1], in cui Spotify raccoglie da tempo informazioni sulla pandemia aggiornate, verificate e provenienti da fonti ufficiali come le autorità sanitarie.

Tra le novità Spotify contro la disinformazione sul coronavirus c’è, però, anche una versione aggiornata e ampliata delle regole della piattaforma in cui si legge esplicitamente che «asserire che […] il COVID-19 [come l’AIDS, il cancro o altre malattie gravi] non è reale o è una bufala»[2] equivale a «attentare alla salute pubblica» e comporterà, perciò, una penalizzazione dei contenuti. Dovendo fungere da «via maestra per ogni creator»[3], come si legge in un apposito comunicato stampa Spotify starebbe lavorando soprattutto perché regole e linee guida aggiornate della piattaforma rimangano in evidenza e siano facilmente raggiungibili anche dai tool dedicati ai publisher, in modo che chiunque possa chiarire subito ogni eventuale dubbio su cosa è ammesso e cosa no sulla piattaforma.

Che ruolo ha avuto Spotify nella lotta alle fake news sulla pandemia

«Dobbiamo giocare un ruolo critico nel supportare l’espressività dei creator ma bilanciandola con la sicurezza degli utenti», ha ammesso infatti Daniel Ek, CEO di Spotify, usando una prima persona plurale che si riferisce con ogni probabilità più alle big tech in generale e alle possibilità che hanno di “spingere gentilmente” ( nudging ) gli utenti verso buone pratiche digitali che al solo team di Spotify.

Team che, come si continua a leggere nell’annuncio delle nuove impostazioni Spotify contro la disinformazione sul coronavirus, è stato impegnato su più fronti in questi due anni di lotta alla pandemia. Nei mesi scorsi Spotify ha messo la propria ad inventory a disposizione di varie organizzazioni coinvolte nelle campagne vaccinali con l’obiettivo di sensibilizzare gli utenti ad aderirvi e destinato fondi e donazioni alle campagne di vaccinazione nei paesi più poveri, solo per fare due esempi.

Piuttosto virale era diventata nei giorni scorsi, però, l’accusa di Neil Young, il quale sosteneva che Spotify contribuisse alla diffusione di fake news sui vaccini contro il COVID-19[4] mettendo potenzialmente in pericolo di vita chiunque si imbatta in questo tipo di disinformazione. Il cantante si riferiva soprattutto al fatto che la piattaforma continuasse a proporre ai propri ascoltatori il podcast di Joe Rogan, podcaster con molto seguito ma noto anche per aver sostenuto in passato posizioni medico-scientifiche controverse e scettiche nei confronti di cure ufficiali e vaccini e per aver avuto tra gli ospiti Robert Malone, autore di alcune delle fake news più diffuse sul coronavirus. Neil Young ha chiesto e ottenuto la rimozione dei propri brani da Spotify, ma ha soprattutto dato il via a una protesta che ha presto coinvolto altri artisti come Joni Mitchell[5] e destato preoccupazione persino nei duchi di Sussex[6] che in esclusiva per Spotify producono il podcast “Archewell Audio”.

Le nuove impostazioni Spotify contro la disinformazione sul coronavirus appaiono, così, certamente come un atto dovuto per «garantire l’accesso a informazioni largamente condivise dalla comunità medico-scientifica che ci sta guidando attraverso questi tempi senza precedenti», ma anche come una strategia altrettanto necessaria per difendere una posizione, quella nel mercato del podcasting, per cui la piattaforma ha investito cospicuamente negli ultimi anni.

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