Venerdi 22 Giugno 2018
MacroambienteSpotted e la sindrome da Gossip Girl nelle Università italiane

Spotted e la sindrome da Gossip Girl nelle Università italiane

Il fenomeno "Spotted" sembra essere la moda del momento, soprattutto tra gli studenti universitari. Dichiarazioni, lamentele e insulti pubblicati in forma anonima su centinaia di pagine facebook.


A firma di: Laura Olivazzi Contributor
Spotted e la sindrome da Gossip Girl nelle Università italiane

Spotted sembra essere la parola dell’anno, o almeno, di questi primi mesi del 2013. La sindrome da Gossip Girl ha colpito anche le Università italiane, scatenando una mobilitazione senza precedenti sui social network. Basta digitare la parolina magica su Google ed ecco che compaiono centinaia di pagine destinate alle dichiarazioni e agli sfoghi pubblici di studenti e non.

Il fenomeno è di origine britannica. Nel 2010, infatti, due studenti londinesi crearono un sito sul quale scambiarsi pareri sulle ragazze in forma anonima. Nel giro di pochi mesi la loro creatura raggiunse più di duecentomila contatti, scatenando polemiche che successivamente portarono alla chiusura del sito. Sono passati poco più di due anni e la moda si è diffusa in tutta Europa, fino ad arrivare anche nel nostro paese. “Spotted” (“Avvistato”), è tuttavia un termine divenuto popolare con la serie televisiva statunitense “Gossip Girl”, nella quale una misteriosa blogger rivela i segreti delle “scandalose vite dell’Upper Est side di Manhattan”.

“Spotted” nasce come una sorta di confessionale aperto sul mondo, funziona più o meno così: lo studente che ha qualcosa da dire, che sia una cotta per un\a collega, un torto subito o una lamentela generica, invia un messaggio all’admin della pagina in questione, il quale provvede a pubblicarlo in forma anonima. Sta poi all’ipotetico destinatario riconoscersi nel messaggio, mentre dall’altro lato dello schermo c’è qualcuno che custodisce (gelosamente?) i segreti di mezza università.

Nell’epoca dei social network cambia anche il modo di esporsi e di gestire i sentimenti, talvolta si sfocia in dimostrazioni d’odio e critiche gratuite. Sei vestito male? Hai qualche kilogrammo di troppo? Hai un modo di fare che disturba la casta? Ti aspetta la gogna mediatica di Spotted. Magari il fenomeno nasce con le migliori intenzioni, indubbiamente alcuni messaggi sono simpatici, scherzosi e anche romantici, ma talvolta sembra di trovarsi nella pubblica piazza dello sfottò gratuito.

Sulla scia delle vicende di Serena, Blair, Chuck e compagnia, gli studenti cercano forse di ricostruire questo mondo fatto di pettegolezzi, abiti griffati e cameratismo da aula studio attraverso gli strumenti offerti dai new media. Il risultato sembra essere una mera caricatura di quanto accade nelle università oltremanica e oltreoceano, uno strano mix di abitudini prettamente italiane e vane imitazioni esterofile. Anche perchè con o senza Spotted il gossip circola, eccome!

Di colpo i nostri atenei sembrano essersi trasformati in una stramba e strampalata imitazione dei college americani, con cheerleader, nerd, re e reginette d’ordinanza. Ma le università italiane non possono vantare confraternite, squadre di rugby, basket o baseball, non hanno alle spalle una tradizione quasi hollywoodiana sulla distinzione di ruoli e personaggi tra le mura delle aule di studio, costruirla in poco tempo servendosi di fenomeni non autoctoni potrebbe produrre l’effetto contrario: una moda passeggera destinata a finire nel dimenticatoio, come i vari “Restituirò” di Berlusconi.

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