ComunicazioneLa spunta blu diventerà a pagamento: la prima novità su Twitter dell’era Musk

La spunta blu diventerà a pagamento: la prima novità su Twitter dell'era Musk

spunta blu su Twitter diventerà a pagamento

Forse non ci si aspettava che la prima novità annunciata da Elon Musk dopo l'acquisizione di Twitter fosse la volontà di far pagare per il badge blu i profili verificati: la strategia è precisa (ma non per forza funzionale).

Non è certo tra quelle novità ampiamente discusse in pubblico durante la – lunga – fase delle trattative, eppure uno dei primi cambiamenti annunciati dopo l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk è che la spunta blu su Twitter diventerà a pagamento.

Con una serie di tweet, nei giorni scorsi, l’imprenditore aveva prima anticipato di voler «rimodernare l’intero processo di verifica»[1] dell’identità degli utenti su Twitter e poi definito lo stesso, per come organizzato fin qui, come un sistema «per signori e plebei» e cioè discriminatorio nei confronti degli utenti comuni e che non rientrano tra quelle categorie che possono richiedere il famoso bollino blu che compare vicino al nome utente.

Screen da social: Twitter

Fonte profilo Twitter: del brand/persona

La spunta blu su Twitter diventerà a pagamento insomma, nelle migliori intenzioni del nuovo esecutivo, per ridare centralità e «potere» – come ha continuato a twittare Elon Musk — alle persone che frequentano abitualmente la piattaforma.

La spunta blu su Twitter diventerà a pagamento: i dettagli su come avverrà, quando, per quali utenti

Introdotto nel 2009 per assicurarsi che i profili Twitter con nomi di personaggi famosi fossero effettivamente gestiti da questi e non da utenti malintenzionati, il Blue Check su Twitter è stato reso disponibile nel corso del tempo a una serie sempre più allargata di categorie di utenti che comprende, oggi, anche politici e chiunque assuma cariche pubbliche o di governo, imprese media e loro dipendenti, aziende e top manager, sportivi, attivisti, influencer e content creator, oltre che vip dello spettacolo e personaggi noti.

Il processo di verifica dell’identità[2] è piuttosto semplice: richiede quasi esclusivamente di fornire alla piattaforma un’adeguata documentazione a supporto del proprio status e tramite cui si riesca a dimostrare di essere in possesso dei requisiti necessari per ottenere il badge blu. Evidentemente fin troppo semplice e soprattutto poco egualitario agli occhi di Elon Musk che sembra intenzionato a estendere i vantaggi del bollino blu a qualsiasi utente Twitter sia disposto a pagarlo.

Il prezzo ufficiale, di cui ha parlato lo stesso Elon Musk, è di otto dollari al mese: cifra in cui, quando la spunta blu su Twitter diventerà a pagamento, dovrebbero essere inclusi una serie di plus come una certa priorità nelle risposte, nelle menzioni e nei risultati di ricerca mostrati agli utenti, meno pubblicità sul feed, la possibilità di condividere audio e video di maggior durata e quella di leggere liberamente articoli a pagamento o per cui ci sia un paywall, a cui però il nuovo patron di Twitter ha accennato[3] fin qui solo vagamente.

Il bollino blu diventa a pagamento solo per rinverdire la versione in abbonamento di Twitter?

Con ogni probabilità, del resto, il nuovo bollino blu a pagamento farà parte del pacchetto di vantaggi offerti agli iscritti a Twitter Blue, la versione in sottoscrizione di Twitter lanciata a fine 2021. Come hanno ricostruito alcune testate di settore, infatti, in un futuro prossimo abbonarsi a Twitter potrebbe costare 19.99 dollari, invece dei 4.99 attuali, e comporterà una serie di vantaggi tra cui appunto la verifica della propria identità.

Posta in questi termini la novità della spunta blu a pagamento sembra, insomma, soprattutto un modo per rilanciare la versione paid di Twitter che, come sottolinea tra gli altri The Verge, non si può certo dire abbia portato a casa fin qua risultati soddisfacenti: i principali ricavi anche dopo il suo lancio continuano a venire alla compagnia dalla social advertising[4].

Se così fosse, e cioè se la spunta blu su Twitter diventerà a pagamento principalmente per risollevare le sorti di Twitter Blue, si spiegherebbe anche perché la sua implementazione e il suo lancio sono questioni attorno alle quali Elon Musk ha imposto un ultimatum al team di Twitter. Secondo quanto riscostruito ancora da The Verge, all’ultimo sarebbe stato dato tempo fino al prossimo 7 novembre 2022 per rendere a pagamento il Blue Check, pena il licenziamento. Che l’imprenditore non abbia remore a rivoluzionare anche l’organico della compagnia è già apparso evidente del resto quando, al momento stesso dell’acquisizione, ha licenziato una serie di top executive di Twitter, tra cui lo stesso Parag Agrawal, di fatto dimezzando il board della compagnia e restando da solo al vertice (il provvedimento sarebbe dovuto diventare esecutivo lo scorso 1 novembre 2022 e, fin qui, Elon Musk si è limitato a smentire[5] le voci in merito).

Far pagare per la verifica dell’identità aiuterà Twitter a fare cassa?

Qualche twitterer affezionato ha fatto notare comunque che, questioni interne alla compagnia a parte, rendere a pagamento la spunta blu su Twitter potrebbe essere un tentativo di risanare le finanze – meno solide di quello che si immagina, tanto che è stato sottolineato spesso come la vera ragione del tira e molla tra Elon Musk e Twitter fosse la volontà del primo di trattare sulla proposta iniziale di 44 miliardi di dollari e concludere la transizione a un prezzo ad azione minore – del social dei cinguettii.

Certo andrebbe tenuto in considerazione che, come racconta The Washington Post, è stato un sondaggio proposto su Twitter da Jason Calacanis, membro dello staff di Elon Musk, a rivelare che al momento la maggior parte degli utenti Twitter non sarebbe disposta a pagareNota[ The Washington Post https://www.washingtonpost.com/technology/2022/11/01/twitter-verification-blue-check-mark/ [/FootNota] [6]per avere la spunta blu.

C’è persino lo scrittore Steven King tra i detrattori della novità: in un tweet si è detto dell’idea che dovrebbe essere piuttosto la piattaforma a pagare gli utenti verificati, evidentemente riferendosi a come su di loro gravi da sempre l’incombenza di rendere più di qualità il discorso pubblico su Twitter limitando la diffusione di bufale, notizie non ufficiali, media manipolati. Il tweet di Steven King non sarebbe potuto certo passare inosservato a Elon Musk che, tra il serio e il faceto, ha risposto facendo riferimento alla necessità per la compagnia di «pagare le bollette»[7].

Screen da social: Twitter

Fonte profilo Twitter: del brand/persona

La spunta blu a pagamento e la cattiva informazione su Twitter

Tra le righe del botta e risposta tra lo scrittore e l’imprenditore si legge, comunque, uno dei principali interrogativi sulla questione: se e quando la spunta blu su Twitter diventerà a pagamento cosa cambierà sulla piattaforma in termini di cattiva informazione?

«Avere molti più account verificati su Twitter […] è il modo più veloce per rendere la piattaforme più sicura e usabile per tutti»[8], ha twittato ancora Jason Calacanis lo scorso 31 agosto. Più persone richiedono la verifica del profilo Twitter, cioè, e più è difficile che sulla piattaforma ci siano quegli stessi bot che, indietro nei mesi, sono stati la causa ufficiale del dietrofront di Elon Musk sull’acquisizione di Twitter.

Non è giusto, però, considerare i profili fake gli unici responsabili della diffusione di fake news e misinformazione – uno studio riferito alla circolazione di bufale durante l’emergenza coronavirus ha dimostrato, piuttosto, come siano stati politici e personaggi pubblici a diffondere più fake news sul COVID-19 e i suoi effetti – e più in generale del clima d’odio e spesso “infiammato” che caratterizza la piattaforma.

Così come non è detto, come pure sembra suggerire il ragionamento dello staff di Elon Musk, che un badge blu accanto al proprio nome possa fungere da deterrente a comportamenti scorretti e che violano la piattaforma.
Il fatto che sia disponibile a tutti previo pagamento di una cifra tutto sommato modica significa peraltro, come più di un addetto ai lavori ha fatto notare, che non si possa escludere che a comprare la spunta blu sia qualcuno di diverso dal personaggio pubblico e per fini evidentemente tutt’altro che leciti. Non è detto, insomma, che quando la spunta blu su Twitter diventerà a pagamento sulla piattaforma ci saranno meno profili fake.

Non è detto neanche che chi ce l’ha attualmente e gratuitamente sia intenzionato a tenerla dovendola pagare: tutto sembra far presagire di no, considerato il “caso” Steven King e il risultato del sondaggio di Calacanis di cui si è già detto. Né è chiarissimo come verrà gestito il passaggio: secondo la ricostruzione di The Verge ai vecchi profili verificati e agli utenti già abbonati a Twitter Blue potrebbero essere lasciati novanta giorni di tempo per decidere se pagare anche per il badge blu.

Più o meno volontariamente, insomma, la spunta blu a pagamento su Twitter potrebbe finire, contrariamente alla ragione per cui è stata introdotta, per fare aumentare i profili “dubbi” sulla piattaforma e rendere ancor più difficile, a valle, il rispetto di policy e linee guida.

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