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MacroambienteMettere progressivamente al bando le tazze monouso è tra gli obiettivi sostenibili di Starbucks

Mettere progressivamente al bando le tazze monouso è tra gli obiettivi sostenibili di Starbucks

La notizia secondo cui Starbucks abbandona le tazze monouso per dimezzare rifiuti e sprechi è diventata virale, ma al momento è solo un test.

Rappresentano il grosso dei rifiuti prodotti dai punti vendita, per questo Starbucks sta progressivamente provando a rimpiazzare gli iconici bicchieri take away in carta e plastica con alternative riutilizzabili e personali.

Starbucks abbandona le tazze monouso? La notizia è diventata virale in questi giorni dopo che, come racconta la CNBC, alla riapertura del quartier generale di Seattle i dipendenti hanno trovato gli iconici bicchieri in carta e plastica rimpiazzati da alternative riutilizzabili e, soprattutto, dopo che nell’incontro annuale con i suoi azionisti Starbucks ha confermato di stare testando venti soluzioni differenti per disincentivare l’utilizzo di tazze usa e getta in almeno otto mercati diversi.

Un quarto dei rifiuti prodotti da Starbucks è composto da tazze e bicchieri monouso

Le tazze take away di Starbucks, con l’iconico logo verde della sirena e gli altrettanti iconici errori di spelling del nome del cliente scritto a mano dal barista, sono diventate nel tempo, oltre che un vero e proprio oggetto da collezione, parte integrante dell’identità visiva del brand . Allo stesso tempo però, come avrebbe confermato il chief sustainability officer della catena, rappresentano il grosso dei rifiuti prodotti ogni anno in azienda: nello specifico, il 20% se si considerano gli scarti totali e il 40% se si guarda ai soli scarti provenienti dal packaging.

Sono numeri che poco vanno d’accordo con gli obiettivi ESG che il brand si è dato da tempo: se Starbucks abbandona le tazze monouso – e non è certo “abbandona” il verbo che rende meglio l’idea di una transizione che sarà in realtà lenta e graduale – è insomma per riuscire a dimezzare, come previsto, l’impronta di carbonio entro il 2030[1] e potersi dire – chiaramente a patto di allargare l’orizzonte temporale – più vicino a un’economia di tipo circolare.

Se è vero peraltro che il bicchiere di Starbucks «è un’icona in tutto il mondo, cambiando la tazza monouso, simbolo dello spreco, con tazze riutilizzabili Starbucks può modificare completamente il mindset delle persone, oltre che essere d’esempio e stimolare il cambiamento nell’intero settore» ha aggiunto il CSO della catena in un virgolettato per la CNBC.

Non si tratterebbe, in realtà, di una battaglia davvero nuova per l’azienda che infatti, già da tempo, prevede per esempio un piccolo sconto sul prezzo di caffè e frappuccini per i clienti che portino in negozio la tazza personale: fin qui, però, la possibilità di risparmio non sembra essersi rivelata un incentivo veramente valido.

Starbucks abbandona le tazze monouso a favore di alternative riutilizzabili: le opzioni dei diversi store

Mentre si avvicina il 2025, anno in scelto dalla compagnia come limite massimo entro il quale tutti i clienti devono poter avere accesso in store ad alternative “riutilizzabili” al bicchiere in carta e plastica, come in parte già si accennava, Starbucks ha cominciato a testare approcci diversi per disincentivare il monouso.

Negli Stati Uniti, per esempio, i clienti Starbucks che vorranno ordinare nella classica tazza take away avranno addebitati dieci centesimi di “fee”, mentre quelli che porteranno la propria tazza da riempire riceveranno uno sconto di cinquanta centesimi.

In alcuni punti vendita selezionati – al momento quelli hawaiani e quello all’interno del campus della Arizona State University – si potrà usufruire di un servizio di pulizia professionale della tazza portata da casa prima di ordinare il proprio caffè: dall’inizio della pandemia, infatti, la paura del contagio e la tendenza ad adottare più precauzioni igienico-sanitarie hanno riportato a un utilizzo massivo del monouso in molti settori, dal beauty alla ristorazione appunto.

In altri store – prima quelli di Seattle e poi quelli di Londra, Singapore e quelli giapponesi – Starbucks ha testato un servizio di prestito delle tazze: si paga una cauzione di un dollaro, da riavere indietro una volta riportata la tazza in negozio, per poter utilizzare appunto una tazza non monouso adeguatamente pulita e igienizzata prima di passare da un cliente a un altro.

Per sedici punti vendita in totale tra quelli di Jeju e quelli di Seul, in Corea del Sud, è già vera la notizia secondo cui Starbucks abbandona le tazze monouso e non lascia semplicemente ai propri clienti l’opportunità di scegliere tra alternative più sostenibili e green. Il risultato è stato un risparmio, in soli tre mesi, di 200mila bicchieri non riutilizzabili e destinati a diventare rifiuti.

Difficile pensare, insomma, a un cambio di rotta soprattutto se Starbucks vorrà mantenere quell’allure di azienda “virtuosa” di cui gode soprattutto presso investitori e stakeholder più sensibili ai temi della sostenibilità e dell’economia circolare.

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