Lunedi 20 Agosto 2018
MacroambienteStartup italiane nel 2015: stato di salute e regolamentazioni

Startup italiane nel 2015: stato di salute e regolamentazioni

Qual è la condizione delle startup italiane nel 2015? Alcuni dati aiutano a comprenderne il valore economico e i margini di crescita.


A firma di: Giovanna D'Urso Contributor
Startup italiane nel 2015: stato di salute e regolamentazioni

Dal 2012 il Governo Italiano sta lavorando all’elaborazione di una policy nazionale in grado di favorire la nascita e la crescita di nuove imprese innovative, meglio conosciute come startup. La prima iniziativa per lo sviluppo dell’ecosistema delle startup italiane è il decreto legge 179/2012, noto soprattutto con il nome di Decreto Crescita 2.0 con cui si è regolamentata per la prima volta la forma societaria di startup innovativa, cioè un’impresa costituita da non più di 48 mesi da persone fisiche o giuridiche e con almeno il 15% di spese ascrivibili ad attività di ricerca e sviluppo. L’obiettivo del Governo è stato sin da subito quello di promuovere una nuova cultura imprenditoriale e favorire la nascita di un contesto maggiormente favorevole all’innovazione.

Secondo la Relazione Annuale startup innovative 2015 a cura del Ministero dello Sviluppo Economico, sono 4.206 le startup italiane innovative che al 30 giugno 2015 risultano essere iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, di cui oltre 3mila costituite dopo l’entrata in vigore del Decreto Crescita 2.0. Se si analizzano i dati relativi al trend delle iscrizioni si può notare una crescita abbastanza lineare tra il 2013 e il 2015 nonostante la crisi economica.

Nel mondo delle startup c’è stata quindi una controtendenza rispetto alla natalità complessiva di imprese in Italia. Si è passati, infatti, da una media di 79 nuove iscrizioni mensili del 2013 a 122,7 del 2014 e a 127 dei primi sei mesi del 2015. Dal punto di vista occupazionale le startup coinvolgono circa 20.800 lavoratori, quasi 5.800 in più rispetto al 2014. Questo risultato evidenzia quindi che la dimensione delle imprese, in termini di dipendenti, ha registrato una crescita tra il 2013 e il 2014.

Altro dato importante è la forte presenza delle imprese giovanili (under 35) che rappresentano un quarto delle startup iscritte al registro. Si tratta di un aspetto da non sottovalutare se si pensa che la diffusione delle imprese giovanili tra le startup è pari a più del doppio rispetto al peso percentuale riscontrabile nel totale imprese (12%) e pari a quattro volte il dato relativo alle società di capitale (7%). Per quanto riguarda la presenza femminile nelle compagini sociali, essa è pari a circa il 13%, a fronte del 16% nelle società di capitali; l’incidenza di stranieri nelle startup è di circa 2,5%, contro il 3,9% rilevato nell’universo delle società di capitali.

Quanto ai settori di attività oltre l’80% delle startup opera nel settore dei servizi, in particolare produzione di software e consulenza informatica (42%) ma anche attività di ricerca e sviluppo (28%). Nei settori dell’industria manifatturiera e delle costruzioni è coinvolto solo il 18% delle startup, mentre nel commercio opera soltanto per il 4% del totale.

In generale, dal punto di vista della performance finanziaria i dati confermano la dimensione ridotta delle startup italiane, con un valore medio di produzione di circa 122mila euro per ciascuna impresa, rispetto ai 3 milioni rilevati in media nel complesso delle società di capitali. Se si fa riferimento ai dati disponibili di 2.281 imprese il valore totale della produzione è di circa 280 milioni di euro. Il valore complessivo del capitale sociale è pari a poco meno di 210 milioni di euro, in media 10mila euro a impresa e solo 44 imprese hanno un capitale sociale superiore al milione di euro.

La distribuzione delle startup italiane sulla penisola non è però omogenea, anzi c’è una stretta correlazione con la distribuzione dei laureati in discipline tecniche e scientifiche. I valori di questi due indicatori sono infatti allineati per la maggior parte delle regioni, con l’eccezione del Trentino Alto Adige e della Valle d’Aosta.

Questa relazione sembra quindi indicare che esiste un rapporto tra la tipologia di laurea e l’attitudine ad avviare un’impresa innovativa. In generale, la concentrazione territoriale vede in testa la Lombardia con il 21% di startup. Seguono l’Emilia-Romagna con l’11,9%, il Lazio con il 9,8%, il Veneto con il 7,5%. Tra le regioni del Mezzogiorno, la Campania e la Sicilia sono al settimo e all’ottavo posto della classifica nazionale, rispettivamente con il 5,8% e con il 4,3% delle startup.

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