MacroambienteOltre 13 milioni di italiani frequentano gruppi Telegram per lo scambio di materiale pornografico

Oltre 13 milioni di italiani frequentano gruppi Telegram per lo scambio di materiale pornografico

state of revenge 2022 dati permessonegato

In un anno è aumentato in Italia sia il numero di gruppi e canali Telegram dove scambiare materiale hard, sia quello di chi li frequenta: uno studio di PermessoNegato.it inquadra il fenomeno della pornografia non consensuale

Sono almeno 13 milioni gli italiani che guardano o hanno guardato in Rete immagini di pornografia non consensuale: a dirlo è “State of Revenge” 2022, l’indagine con cui PermessoNegato.it torna a monitorare la circolazione nel nostro Paese di materiale intimo condiviso senza il consenso delle persone riprese.

Provare a dare una definizione univoca di pornografia non consensuale è un’operazione complessa. Nella categoria rientrano tanto le immagini riprese volontariamente durante un atto sessuale ma originariamente destinate a un uso privato, quanto le immagini esplicite “rubate” da telecamere nascoste o da device violati. Bisogna poi considerare le riprese effettuate da terzi o tramite appositi sistemi durante stupri e abusi.

Quello che hanno sempre in comune gli image based abuse è la mancanza del consenso della vittima – o delle vittime – alla diffusione e alla condivisione delle immagini intime.

La pornografia non consensuale corre veloce su Telegram

Diffusione e condivisione che, conferma “State of Revenge” 2022, anche in Italia trova terreno fertile soprattutto su Telegram.

L’app di messaggistica istantanea è stata negli anni più volte sotto i riflettori della cronaca per la circolazione di materiale pedopornografico, oltre che per vicende più singolari come quella del bot che spogliava le foto.

Oggi ci sarebbero su Telegram oltre 230 gruppi e canali attivi rivolti a un pubblico italiano dove vengono scambiati sistematicamente immagini e video intimi. Il più popoloso ha almeno 540mila utenti unici ma, secondo le stime di PermessoNegato.it, la sovrapposizione di utenti tra i diversi gruppi è del 65%: ciò vuol dire che gli italiani che cercano su Telegram immagini pornografiche frequentano contemporaneamente più gruppi. Lo fanno per uno scopo ben preciso: trovare esattamente quello a cui sono interessati.

Secondo State of Revenge 2022 gli italiani cercano su Telegram soprattutto materiale pedopornografico, video di stupri e onlyFans piratati

State of Revenge” 2022 non si limita a segnalare come il consumo di pornografia non consensuale in Italia sia aumentato rispetto all’ultima rilevazione: sono aumentati più nel dettaglio sia gli utenti che li frequentano, di oltre il +30% rispetto al 2021, sia i gruppi Telegram in cui viene scambiato senza consenso materiale pornografico, di almeno un +20% rispetto allo scorso anno.

La ricerca denota soprattutto che in molti casi gli italiani attivi su Telegram ricercano contenuti pornografici specifici. A volte sui gruppi avviene, così, solo il contatto iniziale di uno scambio che proseguirà poi in privato; più raramente l’effettiva condivisione delle immagini esplicite avviene direttamente in pubblico.

Le categorie più richieste dagli italiani sembrano essere quella delle bambine – nonostante, secondo la stessa piattaforma, vengano rimossi ogni mese dai 25 ai 35 mila[1] gruppi con l’accusa di circolazione di materiale pedopornografico – e quella degli stupri, prevalentemente verso persone di sesso femminile.

Sempre più frequentemente, però, gli italiani cercano su Telegram anche materiale “piratato” proveniente da OnlyFans. La piattaforma è, in parole povere, una piattaforma di patronage: offre, cioè, la possibilità ai content creator di far pagare per i propri contenuti, possibilità che è stata spesso sfruttata dagli iscritti proprio per vendere contenuti sessualmente espliciti.

I dati di “State of Revenge” 2022 confermano, così, l’ipotesi che ci sia ormai anche in Italia un sorta di mercato secondario di scatti e video hard realizzati su OnlyFans.

Perché la condivisione indebita di materiale esplicito è un problema di difficile soluzione e richiede un approccio sinergico

Tutto ciò avviene (quasi) alla luce del sole. Dallo studio di PermessoNegato.it emerge chiaramente, infatti, come le richieste di chi è alla ricerca di materiale pornografico di un particolare “genere” siano quasi sempre molto esplicite – c’è chi scrive nei messaggi «cerco bambine» e chi propone direttamente scambi tra materiale pedopornografico e video di stupri– e come alcuni dei gruppi Telegram su cui avviene la condivisione di pornografia non consensuale siano in realtà gruppi esistenti e in attività da anni, mai chiusi dalle forze dell’ordine.

Il quadro complessivo appare ancora più «preoccupante» – questo l’aggettivo scelto dalla stessa associazione, che si occupa di supporto tecnologico, legale, psicologico alle vittime – se si considera che la semplice pornografia non consensuale si associa in genere a reati di diversa natura, dal revenge porn alla sextortion passando per lo stalking, anche nella sua forma virtuale di cyberstalking , e per diverse forme di cyberbullismo .

Secondo lo stesso studio, del resto, nell’80% dei casi insieme a immagini e video espliciti vengono condivisi anche informazioni e dati personali che rendono facile individuare la vittima come nome e cognome, numero di cellulare, link ai profili social.

Anche gli effetti psicologici e sociali non possono essere trascurati: la pornografia non consensuale espone la vittima a online shaming e altre forme di vittimizzazione secondaria che possono incidere profondamente sul benessere psicologico ed emotivo della persona e sulla sua vita privata, oltre che minarne la reputazione.

La complessità del fenomeno richiederebbe, insomma, un approccio sinergico contro gli image based qbuse da parte di autorità, piattaforme e loro gestori, associazioni che operano nel campo, singoli individui.

Qualche interessante passo avanti è stato già fatto anche in Italia con la possibilità di segnalare al Garante Privacy presunti casi di revenge porn e di inviare a Meta una copia protetta delle immagini intime che si teme possano essere condivise indebitamente affinché gli algoritmi di Facebook e Instagram le riconoscano e ne impediscano la diffusione sulle piattaforme.

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