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ComunicazioneSteellife Digital Re-life Experience: la mostra d’arte di Marcegaglia del 2009 rivive in un’esperienza “phygital”

Steellife Digital Re-life Experience: la mostra d'arte di Marcegaglia del 2009 rivive in un'esperienza "phygital"

La mostra d'acciaio di Marcegaglia del 2009, dedicata interamente all'acciaio, rivive in un'esperienza "phygital": Steellife Digital Re-Life Experience. Promossa da Studio Chiesa, l'esibizione omaggia l'acciaio con le opere di otto artisti internazionali. Le installazioni sono raccontate dalla voce di Elisabetta Pozzetti.

Steellife Digital Re-life Experience

A causa della pandemia da COVID-19, il contatto e la socialità sono stati drasticamente limitati. Ci si è dovuti, così, adeguare a una “nuova normalità”, tra un meeting di lavoro in videoconferenza e un party su app varie. Diversi sono quindi i settori che si sono dovuti adattare al momento. In un periodo vissuto senza teatri e musei, il gruppo industriale Marcegaglia, specializzato nella trasformazione dell’acciaio, ha inaugurato la mostra virtuale Steellife Digital Re-Life Experience, dedicata interamente all’acciaio. Il progetto, promosso da Studio Chiesa, intende rendere l’arte di nuovo visibile e accessibile a tutti.

Diviene così possibile, con una semplice connessione Internet, rivivere la prima mostra internazionale di arte contemporanea dedicata all’acciaio, tenutasi nel 2009 presso le sale della Triennale di Milano e realizzata per celebrare i 50 anni di attività di Marcegaglia. La mostra allora si intitolava semplicemente Steellife, fu curata da Elisabetta Pozzetti e vide la partecipazione di ben otto artisti internazionali e l’installazione di opere interamente in acciaio. Gli impianti di “Steellife Digital Re-Life Experience” sono naturalmente gli stessi di circa dodici anni fa, ossia di quelli esposti nel 2009.

Steellife Digital Re-life Experience: la mostra di Marcegaglia nel 2021

La mostra Steellife coniugava l’unicità di un materiale come l’acciaio alla storia di un’azienda, Marcegaglia, che ha contribuito in maniera significativa all’industria del settore. Un connubio che ritorna oggi a vivere grazie a Steellife Digital Re-Life Experience. L’agenzia di comunicazione che ha promosso il progetto, ossia Studio Chiesa, nel 2009 aveva curato il concept della mostra e, sempre alla ricerca di nuove soluzioni per vivere e comunicare l’arte, ne ha studiato «un’esposizione virtuale», definita anche «onlife», perché trattasi di un’esperienza capace di unire la realtà aumentata del tour virtuale alle immagini reali della mostra del passato.

Dopo la chiusura forzata dei musei a causa della diffusione del COVID-19, si è avvertita la necessità di ricercare soluzioni alternative che non spezzassero il legame culturale che c’era tra il pubblico e i prodotti artistici. Il passaggio al digitale, quindi, è avvenuto in maniera piuttosto naturale. Quando si parla di fruizione artistica, però, l’online si presenta ancora come terreno inesplorato: la soglia di attenzione cala, l’esperienza culturale potrebbe interrompersi con un semplice click, non si può ammirare fisicamente l’opera d’arte. Difficoltà, queste, che possono essere arginate solo se si pensa e si dà vita a contenuti estremamente coinvolgenti, che non solo catturano l’attenzione ma la trattengono.

Su questi presupposti nasce Steellife Digital Re-Life Experience, un’esperienza a tutti gli effetti “phygital“. Attraverso la mostra del 2021, Studio Chiesa ha quindi pubblicizzato Marcegaglia in un modo del tutto inedito e innovativo: ha rianimato un progetto culturale ormai concluso e gli ha dato, come si legge sul sito dell’agenzia di comunicazione, «una nuova linfa per essere fruito in un tempo potenzialmente infinito».

Il virtual tour trasporta il visitatore nelle sale della Triennale di Milano di dodici anni fa. Ad accompagnare l’esperienza immersiva vi è la voce di Elisabetta Pozzetti: lungo tutto il percorso, la curatrice della mostra spiega il processo ideativo che ha portato ciascun artista alla creazione dell’opera d’arte e il significato di cui sono portatrici.

Chi sono gli artisti di Steellife Digital Re-life Experience?

I protagonisti di Steellife Digital Re-Life Experience sono otto artisti provenienti da tutto il mondo che, con le loro opere, hanno saputo interpretare, come si legge nel comunicato stampa , «la passione e la creatività» di Marcegaglia e «le molteplici valenze estetiche dell’acciaio», materiale difficile da lavorare, ma che ha dimostrato le sue grandi potenzialità espressive. L’azienda è riuscita a slegare l’acciaio da ogni funzionalità pratica per sostenere un grande progetto di valenza culturale ed estetica.

«L’acciaio è un materiale di difficile manipolazione e, per tale motivo, poco sfruttato in campo artistico. Con Steellife, diviene invece lo strumento espressivo di otto artisti internazionali, capaci di sfruttarne e valorizzarne le qualità formali, strutturali e plastiche» così apre la mostra virtuale Elisabetta Pozzetti.

Julia Bornefeld

La prima opera ad apparire è Corpo a noleggio” di Julia Bornefeld. L’impianto nasce dall’incontro con Luna, un meraviglioso pastore tedesco seduto, completamente a suo agio, sulla cappotta di una vecchia Renault 5. L’auto apparteneva a Cesare Maestrelli ed era parcheggiata davanti al castello di San Giorgio a Mantova. “Corpo a noleggio” fa riferimento all’acciaio che vive: l’acciaio è l’auto, la vita è quella dei suoi speciali passeggeri.

L’immagine del cane sul tetto della macchina si è poi concretizzata, in occasione di Steellife, nell’installazione di una Fiat 500, sulla quale vengono proiettate due scritte: il nome dell’opera di Bornefeld sulla fiancata dell’auto e, ai suoi piedi, la dicitura «provami».

Steellife Digital Re-life Experience

“Corpo a noleggio” di Julia Bornefeld. L’opera è stata ideata per la mostra di Marcegaglia del 2009, “Steellife”, e riproposta nella mostra virtuale “Steellife Digital Re-Life Experience” del 2021. Fonte: juliabornefeld.com

Segue, della stessa artista, “DIN A4 WAR GAMES“. L’opera si presta a diverse interpretazioni, che appaiono visibili a partire dal titolo. DIN A4 è il formato di un foglio di carta. La parte restante del nome dell’installazione rimanda invece a quelle tecniche belliche pianificate e attuate quasi fossero “war games”. È il pubblico a decidere quale significato attribuire all’opera: optare per il gioco o abbracciare una riflessione politico-civile più profonda.

Steellife Digital Re-life Experience

L’installazione “DIN A4 WAR GAMES” di Julia Bornefeld viene riproposta per la mostra virtuale del 2021 “Steellife Digital Re-life Experience”. Fonte: juliabornefeld.com

Julia Bornefeld chiude la mostra con “Inter-continental”. L’intera opera riflette l’intensità emotiva e fisica scaturita dal roteare di un semplice oggetto come la palla. Il calcio è movimento, competizione, divertimento, è espressione di gioia e di esaltazione, ma in quella che può sembrare una ludica attività vi si concentra anche una certa dose di aggressività: l’eccitazione del gioco può tradursi in strumento offensivo. Questa ambivalenza trova la sua concretizzazione nell’opera di Bornefeld: un pallone da calcio nel quale sono infilati diversi coltelli.

Steellife Digital Re-life Experience

L’opera “Inter-continental” di Julia Bornefeld è stata ideata per la mostra “Steellife” di Marcegaglia del 2009 e riproposta per la mostra virtuale “Steellife Digital Re-Life Experience” del 2021. Fonte: Arte.Go

 

Zhang Huan

Il secondo artista è Zhang Huan di cui è presente l’opera “Buddha of Steellife“. Protagonista dell’installazione è una scultura che ritrae Buddha – richiamando leggermente un monumento dedicato alla pace e alla contemplazione – seduto dinanzi a un coil di acciaio, che diviene «concretizzazione del mandala […] rimando alla creazione del cosmo e al fluire ciclico degli eventi, dove pare non esserci un inizio, né fine».

Steellife Digital Re-life Experience

“Buddha of Steellife” di Zhang Huan nasce per la mostra del 2009 “Steellife” di Marcegaglia e viene riproposta nella mostra virtuale “Steellife Digital Re-Life Experience” del 2021. Fonte: Arthur.io.

Magdalena Fernandez Arriaga

L’artista Magdalena Fernandez Arriaga inaugura il suo spazio con tre istallazioni: “1em009“, “2em009” e “3em009“. L’opera nel suo insieme viene descritta come una «grafia metallica che ha l’esilità della grafite e la solidità dell’acciaio». Gli impianti appaiono neutri e dalle figure astratte, si caratterizzano per un gigantismo lieve e sono state ottenute tramite calcoli ingegneristici.

Steellife Digital Re-life Experience

Due delle tre istallazioni di Magdalena Fernandez Arriaga. Fonte: Studio Chiesa

È frutto della sua creatività anche una stanza luminosa, percorsa da raggi di luce che filtrano dalle fessure di quella che è stata definita «scacchiera metallica». Il visitatore con questa opera può entrare fisicamente nell’opera d’arte; la sensazione che si prova è quella di essere sospesi in un tempo e in uno spazio indefiniti: nella stanza le luci ondeggiano e il soffitto, completamente in acciaio, è inclinato.

Steellife Digital Re-life Experience

La stanza luminosa di Magdalena Fernandez Arriaga per “Steellife Digital Re-life Experience”, la mostra virtuale del 2021. Fonte: steellife.it

Adeela Suleman

Adeela Suleman è tra le artiste di Steellife che presenta il maggior numero di opere. La prima ad apparire lungo il virtual tour è “Open confinement”. L’opera è inno della sensibilità femminile, scossa dalle contraddizioni di una contemporaneità dilaniata da attentati e contrasti socio-religiosi. L’installazione assume le sembianze di un bozzolo, un ventre nel quale sentirsi difesi quando fuori regna il caos. I bulloni sono introflessi, mentre i filtri doccia che sono accostati gli uni agli altri sembrano suggerire l’immagine di corolle di fiori.

“Open Confinement” di Adeela Suleman per “Steellife Digital Re-life Experience”, la mostra virtuale del 2021 promossa da Studio Chiesa.

Le donne, e la femminilità in generale, rappresentano il filo conduttore delle opere di Adeela Suleman. Il tema ricorre anche nelle installazioni in teca dell’artista. Seppur differenti rispetto al bozzolo, esse presentano la stessa esigenza e finalità: quella di proteggere il capo e il corpo dei più indifesi, in particolare delle donne. Gli impianti sono generati dalla combinazione di utensili domestici, a cui Suleman attribuisce dei nomi: “Khalida“, “Shaida” e “Capsule“. Non sono altro che inediti caschi che luccicano al contatto con la luce, assemblati come se fossero pseudo armature.

Steellife Digital Re-life Experience

Le installazioni in teca di Adeela Suleman sono un inno alla femminilità. Fonte: Studio Chiesa

Infine, è possibile ammirare That’s just the way it is” e “Hawwa bai with her apple tree and parrots”. La prima opera ricorda “Open Confinement“, un bozzolo nel quale potersi riparare e difendere da ciò che accade all’esterno e, contemporaneamente, luogo di indicibile dolore e segregazione. La seconda installazione invece si distingue per la «dotta» lavorazione ad arte della superficie. L’opera ripropone il giardino dell’Eden: i protagonisti del racconto si situano sul confine fra il profano e il mistico, «tra la sfera del mondo animale e vegetale, in cui tutto sembra fluire con naturalezza, e quella della realtà umana, sempre in bilico sull’opportunità di scegliere o meno, in conflitto poi se la scelta sia stata giusta o no».

“That’s just the way it is” e “Hawwa bai with her apple tree and parrots” di Adeela Suleman per la mostra virtuale del 2021 “Steellife Digital Re-Life Experience”. Fonte: steellife.it

Francesco Bocchini

Francesco Bocchini è l’unico artista italiano della mostra. Con ben quattro opere racconta la bellezza e la decadenza dell’Italia. Si parte dall’opera “Bel Paese”, che è un’istallazione a muro. Qui l’artista si pone una domanda ben precisa: «che cos’era il bel Paese?». L’Italia era teatro del Grand Tour e anche luogo amato dagli stranieri per i tesori artistici e naturalistici, mentre oggi nell’opera di Bocchini è rappresentata da teste di morti. Si evince così la volontà di rimandare a un’Italia che negli ultimi decenni ha coltivato più il nascere di manager che non il crescere della linfa artistica e culturale.

Steellife Digital Re-life Experience

“Bel Paese” di Francesco Bocchini per “Steellife Digital Re-life Experience”, la mostra virtuale del 2021. Fonte: Artsy

Bocchini prosegue con “Domatore alfabetico”: su una struttura metallica sono esposti diversi cappelli di rivoluzionari e anarchici, ispirati a un famoso collage di Max Ernst del 1920; a fianco, invece, figurano le teste di scienziati. Si contano ben 176 pezzi.

“Domatore alfabetico” di Francesco Bocchini nasce per la mostra del 2009 di Marcegaglia, “Steellife”, e viene riproposta per la mostra virtuale del 2021 “Steellife Digital Re-Life Experience”. Fonte: francescobocchini.com

Seguono alle prime due opere “Un ballerino non pensa mai alle proprie gambe” e “Testa di un piccolo proprietario terriero”. La terza e la quarta installazione nascono dai residui industriali e si presentano come oggetto ludico, nascondendo però la drammaticità di «un movimento a scatti, disarmonico e disarticolato, metafore di quell’equilibrio instabile che regge le stesse sorti dell’umanità e del progresso tecnocratico».

Steellife Digital Re-life Experience

“Un ballerino non pensa mai alle proprie gambe” e “Testa di un piccolo proprietario terriero” di Francesco Bocchini per la mostra virtuale “Steellife Digital Re-Life Experience” del 2021. Fonte: Studio Chiesa

Tetsuya Nakamura

The Flash of Lightning” è il titolo dell’opera di Tetsuya Nakamura. L’opera assume le sembianze di una «speady car», una macchina veloce che si contraddistingue sia per la velocità virtuale alla quale sembra correre, sia per la lucentezza.

“The Flash of Lightning” di Tetsuya Nakamura per “Steellife Digital Re-life Experience”. Fonte: steellife.it

Luc Mattenberger

Penultimo artista della mostra Steellife è Luc Mattenberger. Le installazioni dell’artista svizzero si muovono in un limbo nel quale la loro finalità non è stata ancora definita: potrebbero essere inquietanti strumenti di offesa o giochi un po’ bizzarri. Definirne l’identità diviene compito del pubblico. La prima opera è “Sans Titre”, un guardrail montato su ruote che può difendere ma anche ostruire il passo.

Steellife Digital Re-life Experience

“Sans Titre” di Luc Mattenberger nasce per la mostra “Steellife” di Marcegaglia del 2009 e viene riproposto nella mostra virtuale “Steellife Digital Re-Life Experience” del 2021. Fonte: Studio Chiesa

Segue “Candidate” che diverte e contemporaneamente suscita timore e disagio in chi la guarda; l’impianto, infatti, è ispirato a un fatto realmente accaduto: nell’ottobre del 2000 due kamikaze colpirono il porto di Aden. L’oggetto d’arte, in questo caso, è frutto di un ingegnoso collage di meccanica e può rappresentare un mezzo di morte se guidato da un potenziale suicida.

Infine, figura “Excavatrice”, un veicolo a tre ruote. Una di queste è dentata e in teoria diviene capace di fare breccia nel pavimento, di lasciarvi un solco al suo passaggio.

Segue “Candidate” di Luc Mattenberger, mostra “Steellife Digital Re-Life Experience” del 2021. Fonte: steellife.it

Steellife Digital Re-life Experience

“Excavatrice” di Luc Mattenberger per “Steellife Digital Re-life Experience”. Fonte: steellife.it

Subodh Gupta

Steellife termina con “This side is the other side” di Subodh Gupta. L’artista offre al visitatore l’immagine di uno spaccato di vita rurale, un luogo totalmente diverso in cui il latte non si acquista con semplicità in un supermercato. Comprare del banale latte si trasforma in un vero e proprio viaggio su una vespa, alla ricerca del prodotto stesso tra una stalla e l’altra. L’artista intende suggerire quanto l’apparente semplicità di alcuni gesti, l’apparente insignificanza di alcuni oggetti della quotidianità possano in realtà divenire strumento attraverso cui ricordare ciò che è stato.

“This side is the other side” di Subodh Gupta. Fonte: Studio Chiesa

Lungo tutto il percorso di Steellife Digital Re-life Experience vi sono dei piccoli monitor. La loro presenza, spiega Pozzetti, nasce dal desiderio di raccontare al visitatore il backstage di ogni opera, il work in progress. Un’opera, specie se in acciaio, non viene partorita dal proprio autore in pochi minuti: ciascuna delle installazioni è frutto di un processo ideativo assai complesso e Studio Chiesa ha ritenuto fosse necessario omaggiare l’impegno dei protagonisti della mostra.

Steellife Digital Re-Life Experience: come Marcegaglia ha portato online la cultura di impresa

Marcegaglia con Steellife Digital Re-Life Experience nel 2021 ha portato online la cultura d’impresa. La mostra virtuale è divenuta, in pochissimo tempo, elemento distintivo dell’azienda che, attraverso un progetto di così grande rilevanza cultura, ha tentato di distinguersi dagli altri marchi per innovazione . La mostra non è quindi una mera trasposizione online di un’esibizione passata, né indaga esclusivamente l’acciaio. Essa, in realtà, costituisce ciò che Enrico Chiesa, founder dell’agenzia Studio Chiesa, ha definito come «una proposta ricca di valori», capace di ampliare la visione contemporanea dell’azienda, «un elemento di novità e commitment». Steellife Digital Re-Life Experience nasce quindi per rafforzare l’identità di Marcegaglia e proiettarla costantemente verso nuove sfide imprenditoriali.

In definitiva, Marcegaglia e Studio Chiesa sono riusciti a fare qualcosa di inconsueto, originale: trasformare nel 2009 l’acciaio in arte e trasportare nel 2021 la carica emotiva di ciascuna opera nelle case dei clienti e degli appassionati, in un periodo tra l’altro di totale carestia culturale ed estetica. “Steellife Digital Re-Life Experience” appare come una vera e propria esperienza immersiva, un viaggio lungo la ricerca creativa degli artisti protagonisti dell’esposizione.

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