Mercoledi 15 Agosto 2018
MarketingStimolare i sensi: l’attuale frontiera del neuromarketing

Stimolare i sensi: l’attuale frontiera del neuromarketing

La nuova provocazione del neuromarketing è colpire a tal punto i sensi del consumatore verso specifici brand da creare coinvolgenti esperienze sensoriali.


Giuliana Maria Volpe

A cura di: Giuliana Maria Volpe Autore Inside Marketing

Stimolare i sensi: l’attuale frontiera del neuromarketing

Spesso ci si chiede perché uno stesso oggetto colpisce differentemente le persone, come ad esempio una parete bianca che per alcuni non comunica nulla, per altri è qualcosa in continuo sviluppo e divenire e per altri ancora un’opportunità irripetibile di esprimere se stessi…Ma perché questo? La risposta è semplicemente insita in quello che è definito come il senso soggettivo della realtà, il senso che, in accordo ai propri sensi, personalmente e individualmente si dà alla realtà esterna….ed interna.

Proprio grazie alla necessaria funzione di filtro della realtà e di sua organizzazione in un senso unico e personale, i sensi restano il primo aspetto da colpire per indurre qualcosa a qualcuno. Ed ecco che, il nuovo scopo del marketing emozionale diviene proprio quello di capire, di volta in volta, quali sensi stimolare per ottenere l’effetto atteso.

Simili considerazioni si traducono nella costante attenzione verso le strategie di marketing che più funzionano e persuadono il consumatore.

Questa tendenza, difatti, ha portato all’affermazione del neuromarketing, l’attuale scienza che, associando le conoscenze e le pratiche neuroscientifiche alle strategie di marketing, rivela i processi irrazionali che influenzano le decisioni di acquisto del consumatore potenziale e il suo coinvolgimento emotivo verso un brand piuttosto che un altro.

Considerando che è stato dimostrato da diversi studi che le emozioni intervengono su ogni aspetto della vita umana, in particolar sulle decisioni da prendere, la sfida del nuovo marketing emozionale è cogliere e stimolare le emozioni attraverso i sensi.

Ed è in quest’ambito che si inquadrano le parole di Martin Lindstrom, uno dei massimi esperti di neuromarketing e autore di “Brand Sense: Sensory Secrets Behind The Stuff We Buy”. Secondo l’autore danese, le aziende, per indirizzare il proprio messaggio, devono puntare alle emozioni dei consumatori, toccando più sensi possibili. Afferma Martin Lindstrom: “i brand devono attivarsi per offrire una piena esperienza sensoriale ed emozionale. Non è sufficiente presentare un prodotto o servizio solo visivamente in un annuncio“.

Lo studio del neuromarketing, attraverso i propri strumenti di eye tracking e elettroencefalogrammi, è attualmente focalizzato proprio sulle tecniche riprese dal grande schermo che concorrono a stimolare determinate percezioni sensoriali nel pubblico.

Le tecniche più utilizzate sono infatti quelle che colpiscono al centro i sensi del consumatore come: i filtri di colore specifici e riprese in primo piano di parti del corpo, inquadrature ravvicinate di azioni come mangiare o toccare oggetti, per la vista e l’inserimento di suoni profondi e familiari come la respirazione o il battito cardiaco e la riproduzione di musiche con un tempo coordinato alle sequenze di immagini per l’udito. Queste tecniche, stimolando intensamente i sensi che maggiormente si utilizzano, mirano ad attivare le aree più profonde del cervello degli spettatori inducendoli a richiamare inconsciamente le proprie esperienze personali attraverso la semplice ed efficace associazione: senso = esperienza personale. Ovviamente, per ottenere il massimo risultato da questi accorgimenti, la sfida sottostante deve essere quella di avere ben chiara in mente la sensazione che si vuole trasmettere.

Concludendo, con il neuromarketing emergono delle tecniche che riescono ad essere efficaci perché accolgono la nuova frontiera del marketing: usare i sensi, stimolare le emozioni e far vivere un’innovativa e coinvolgente esperienza d’acquisto.
È possibile e soprattutto auspicabile, quindi, sfruttare le diversità sensoriali individuali per creare di volta in volta esperienze uniche e irripetibili da essere ritenute così personali, da pensarle come create ad hoc per se stessi.

FONTE ottosublog
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