Da Snapchat a WhatsApp: il successo delle stories continua?

Zuckerberg ha iniziato ad uniformarsi sempre più a Snapchat attraverso le stories: strategia vincente o rischio di confusione?

Da Snapchat a WhatsApp: il successo delle stories continua?

Viviamo in un’epoca in cui i social network sono assidui compagni della nostra vita quotidiana: ci mettono in contatto e ci consentono di condividere qualsiasi tipo di contenuto in ogni momento della nostra giornata. Negli ultimi anni, infatti, è cambiato il rapporto tra gli utenti e la Rete, grazie a continue nuove modalità di condivisione e comunicazione.

Nasce così in ognuno individuo l’esigenza di raccontare la propria vita, a partire dalla vita di tutti i giorni; il canale più adatto, allora, è rappresentato proprio dai social media che, alla portata di un tocco in ogni momento e in ogni luogo, possono aiutarci a raccontare le esperienze che viviamo.

Tutto ciò è stato possibile innanzitutto con Snapchat, primo network a sbarcare nel mondo di Internet e a riscuotere successo con una piattaforma che fa dei contenuti temporanei e veloci il suo pane quotidiano. Sulla scia di questa grande diffusione, Mark Zuckerberg ha voluto sfidare il “fantasmino” e introdurre le stories su Instagram e poi anche su Facebook.

LE ORIGINI DELLE STORIES

Le stories, uno degli ultimi tormentoni in tema di social sharing, sono state lanciate e si sono affermate nel mondo del web grazie a Snapchat, social network che dà la possibilità di pubblicare video e foto visibili solo per 24 ore. Il social venne fondato nel 2011 da Bobby Murphy e Evan Spiegel e può già contare su più di 300 milioni di utenti attivi ogni mese e oltre un milione di snap pubblicati ogni giorno. Numeri importanti che trovano riscontro nei dati finanziari di fine 2016: Snapchat viene valutato circa 20 miliardi di dollari e nel 2017 si prevede che raggiungerà più di 1 miliardo di dollari di proventi solo dagli spazi pubblicitari. Il salto determinante è stato fatto nel 2014 con la decisione di inserire su Snapchat messaggi pubblicitari, scelta che ha innalzato notevolmente i ricavi dell’azienda, anche se già nel 2013 Zuckerberg notò l’incredibile potenziale della piattaforma e ne tentò l’acquisizione con un’offerta da 3 miliardi di dollari, prontamente rifiutata dai fondatori stessi.

Il pubblico più avvezzo a questa modalità di condivisione è sicuramente quello dei giovani, sempre con lo smartphone a portata di mano per catturare i momenti della propria giornata e farli vivere anche ad amici e conoscenti più lontani. Il 45% degli utenti, infatti, va dai 18 ai 24 anni, con una grande diffusione tra le donne: circa il 70% degli iscritti, infatti, è di sesso femminile. Un divide digitale e sociale notevole e difficile da superare.

Snapchat non è, però, una piattaforma tradizionale poiché segue delle regole specifiche che lo rendono particolarmente accattivante per gli utenti più social e meno appetibile per quelli un po’ più attempati. Rispetto ai suoi rivali, può essere inserito in un ambito atipico dei social media: è considerarlo alla stregua di un “friends media”. Il meccanismo base di condivisione dei contenuti, infatti, consente di pubblicare foto e video visibili solamente ai propri contatti per le 24 ore successive. Una modalità strana che sembra andare fuori dalle comuni logiche di un social network che nasce proprio per mettere in contatto il maggior numero di persone possibile in tempi velocissimi.

ZUCKERBERG ALL’ASSALTO: LA RIVOLUZIONE DI INSTAGRAM

Anche la piattaforma regina della comunicazione attraverso foto e video si è piegata alle ultime tendenze in tema di condivisione dei contenuti. A metà del 2016, Instagram ha introdotto la possibilità di postare foto e video visibili per 24 ore. Alla scadenza del limite di tempo, il contenuto si cancella automaticamente e non sarà più visibile da nessuno.

Fonte: tctechcrunch2011.files.wordpress.com

Come nel social del fantasmino, gli scatti e le riprese possono essere editati con filtri, emoji e scritte personalizzabili e al termine della modifica l’utente può scegliere se inserire il contenuto nella sua storia personale o inviarlo ad alcuni contatti precisi.

I vip e le star hanno recepito in maniera immediata questa innovazione, beneficiandone in visualizzazioni e follower: calciatori, modelle, star del cinema, della televisione e della musica hanno visto crescere in maniera esponenziale i loro seguaci negli ultimi mesi del 2016. I fan, poi, hanno uno strumento in più, molto diretto e coinvolgente, per essere davvero partecipi della vita quotidiana dei propri idoli. L’aggiornamento ha sicuramente modificato le modalità di utilizzo del social, coinvolgendo sempre più gli utenti e permettendo loro di creare un vero e proprio storytelling del proprio profilo e della vita di tutti i giorni.

L’utente tradizionale nel momento del lancio della nuova funzione ha fatto fatica ad accettarla perché dedito all’utilizzo ‘base’ della piattaforma. La strategia di Instagram, però, è puntare ad un ampio target, come dimostrato dal passaggio dal formato standard quadrato 1:1 (tipico della celebre Polaroid, madre della fotografia istantanea) al formato libero e dal rebranding, nonostante alcune critiche. Gli utenti attivi ogni giorno, aggiornati a fine 2016, comunque sono più di 400 milioni; di questi, 150 milioni condividono una storia: dati importanti e in costante crescita che confermano il forte appeal di Instagram e la giusta direzione che questa piattaforma sta prendendo grazie alle scelte portate avanti da Zuckerberg.

FACEBOOK E MESSENGER

Da qualche settimana anche Facebook ha attivato la nuova funzione delle stories, dopo gli esiti positivi della fase di test aperta solo ad alcuni utenti irlandesi.

La nuova home di Facebook appare così:

Fonte: th.downloadblog.it

Un format che richiama chiaramente la dashboard principale di Instagram, con gli utenti che hanno la possibilità di inserire contenuti temporanei in alto ed esplorabili tramite uno scroll orizzontale. La modalità, quindi, rispecchia quella già in uso da Snapchat e poi da Instagram: filtri per foto e video, possibilità di inserire testi ed emoji e di modificare gli scatti. Perché dunque implementare una cosa già vista e rivista?

Sicuramente l’ambiente di Facebook renderà le stories un elemento di uso comune, con la possibilità di condividere i propri scatti con molte più persone. E chissà che questa feature non riesca a far spopolare i contenuti temporanei anche tra gli utenti meno social e con qualche anno in più sulla carta d’identità. Tuttavia è inevitabile correre qualche rischio, come quello di creare una sensazione di confusione nel modo in cui gli utenti percepiscono e utilizzano ciascuna piattaforma: la spinta all’integrazione tra i social network potrebbe far vivere esperienze similari agli utenti che potrebbero così “abbandonare” alcuni social, soprattutto quelli meno intuitivi, perché desiderosi di un unico canale in grado di soddisfare i propri bisogni. Chiaro è, invece, l’intento di Facebook di “rubare” utenti a Snapchat e costringerli a rimanere all’interno della piattaforma blu.

L’introduzione delle stories nel social più popolare e utilizzato del mondo è anche diretta conseguenza dello straordinario successo che stanno avendo i live streaming. Il pubblico dei social sente sempre più l’esigenza di condividere la propria giornata lavorativa, con le relative beghe quotidiane, e di svago con i propri contatti, per riuscire a coinvolgerli nella vita di tutti i giorni anche soltanto virtualmente.

Il mercato americano è sicuramente il più ricettivo per quanto riguarda le tecnologie di Internet e la funzione delle stories è stata pertanto estesa anche a Messenger, la piattaforma di instant messaging integrata in Facebook. In America, infatti, WhatsApp fatica a spopolare: Facebook è il canale più utilizzato poiché fruibile anche da chi non possiede un numero di telefono mobile. La funzione, però, è stata attivata solamente per la app mobile di Messenger ed è stata lanciata con il nome di “Messenger Day ossia come il modo per condividere momenti della giornata con i propri amici sul social network.

STORIES A NON FINIRE: WHATSAPP E LA POLEMICA SULLO STATO

Per completare l’opera, Zuckerberg ha portato le stories anche su WhatsApp, il canale di instant messaging più diffuso tra gli utenti europei. Nell’app è stata inserita una nuova tab nel menù principale chiamata “Stato” da cui è possibile sia condividere che visualizzare i contenuti temporanei postati dai propri contatti.

Fonte: static.digit.in

Gli utenti, tuttavia, non hanno ben digerito la notizia dell’ennesima introduzione delle stories su un ulteriore social oltre al fatto che non vi era più la possibilità di impostare uno stato testuale. L’azienda ha riconosciuto l’errore e ha fatto un passo indietro: con l’ultimo aggiornamento dell’app è possibile, infatti, reimpostare il proprio stato testuale, condividendo in ogni caso contenuti foto e video temporanei con i propri contatti. Questa vicenda è sicuramente indice del fatto che il gruppo di Zuckerberg è molto attento alla user experience dei propri utenti, ma testimonia chiaramente che il mercato è stato saturo e sta cominciando lentamente a rigettare questa innovazione.

A QUALE FUTURO ANDIAMO INCONTRO?

Gli scenari cui potremmo assistere nel prossimo futuro sono molto incerti. Post su Facebook che si cancellano in un determinato tempo? Foto e video su Snapchat che rimangono visibili nell’album di ogni utente? Tutte innovazioni possibili di cui non ci stupiremmo vista la velocità con cui i social stanno cambiando le modalità con cui comunichiamo e condividiamo.

Una cosa però è certa: l’utente medio di qualsiasi social network si sta rivelando molto ricettivo ai cambiamenti e alle innovazioni introdotte, fattore che certamente spinge verso un costante aggiornamento delle modalità di condivisione dei contenuti, portando ad un totale coinvolgimento dell’esperienza di utilizzo dei social media. Ciascuno di noi può, infatti, costruire un vero storytelling della propria vita quotidiana e condividerlo con parenti e amici, sia vicini che lontani, per colmare il bisogno intimo che sentiamo sempre più vivo di relazioni profonde in un mondo che spesso ci fa sentire distanti.


A firma di: Samuele Gargantini Contributor
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