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ComunicazioneFacebook, Twitter, Google e TikTok annunciano nuovi strumenti social per le donne contro abusi e odio online

Facebook, Twitter, Google e TikTok annunciano nuovi strumenti social per le donne contro abusi e odio online

Lo hanno fatto a Parigi durante un forum delle Nazioni Unite dedicato alle questioni di genere. Si tratta di tool che dovrebbero garantire alle utenti maggior controllo su ciò che postano e sulle interazioni che ricevono sui social: se ancora vaghe sono le modalità con cui ciò avverrà, decisamente meno lo sono alcune finalità "collaterali".

Facebook, Twitter, Google e TikTok sono tra i primi ad annunciare nuovi strumenti social per le donne contro violenze, abusi e odio online.

Facebook, Twitter, Google e TikTok hanno annunciato nuovi strumenti social per le donne durante l’ultimo UN Generation Equality Forum (tenutosi dal 31 giugno al 2 luglio 2021 a Parigi) e lo hanno fatto spinti da dati, ricerche, storie, inchieste, studi che negli anni hanno mostrato come gli ambienti digitali siano spesso tossici e pericolosi per le utenti.

Perché le piattaforme digitali hanno bisogno di curare l’esperienza utente delle proprie iscritte

Le statistiche parlano di un 38% di donne che ha subito qualche forma di abuso online e la percentuale cresce per le giovanissime della generazione z (fino al 45%), per le donne nere e le appartenenti a minoranze sociolinguistiche o alla community LGBTQIAP+. Negli anni anche molte giornaliste donne hanno denunciato minacce e abusi di cui sono state vittime in Rete, tanto che la questione dell’online harrassment contro reporter e donne dei media è oggi una delle cause che l’UNESCO monitora con più costanza, al centro tra le altre della recente campagna #JournalistToo. La mappa dell’intolleranza ha, insomma, contorni ben definiti: le donne – specie se lavorano – sono il primo soggetto su cui si concentra l’odio online.

Se questo è lo scenario non sorprende che durante delle consultazioni della World Wide Web Foundation sul tema dell’odio online le internaute si siano dette desiderose di avere un maggior controllo su chi può commentare, rispondere ai post e vedere cosa pubblicano sui social e di più e più efficaci sistemi di segnalazione degli episodi controversi.

Dal canto loro le big tech non potrebbero aspettarsi dagli iscritti comportamenti rispettosi se non fossero per prime in prima linea nell’incentivarli, nello “spingere gentilmente” ( nudging ) chi frequenta le proprie piattaforme o utilizza i propri servizi a ripudiare ogni forma di odio, violenza e abuso. Da qui l’impegno a rilasciare nuovi strumenti social per le donne o, meglio, nuovi strumenti capaci di migliorare anche l’esperienza utente delle iscritte. Non è una precisazione superflua: far sì che le donne si sentano più al sicuro quando frequentano i social o utilizzano un motore di ricerca e che siano soddisfatte dell’esperienza vissuta può far aumentare la quantità di tempo che trascorrono sui social o la frequenza con cui utilizzano i servizi digitali e più tempo che gli utenti trascorrono connessi si traduce per le big tech in maggiori possibilità di monetizzazione.

In cosa consistono i nuovi strumenti social per le donne promessi da Facebook, Twitter, TikTok e Google

Tra i nuovi strumenti social per le donne che TikTok, Google, Facebook e Twitter, come “apripista” delle piattaforme digitali anche in virtù delle proprie dimensioni, si sono ora formalmente impegnati a rilasciare vi sono:

  • delle impostazioni «più granulari» – così le definisce la WWW Foundation – e cioè personalizzabili riguardo a chi può vedere, condividere, commentare o rispondere a un post;
  • un linguaggio più naturale;
  • un accesso più semplice a strumenti di sicurezza;
  • dei sistemi per segnalare utenti, post o commenti indesiderati e controversi che le piattaforme hanno promesso di rendere più immediati e facili da gestire, più sensibili anche a elementi di contesto, tracciabili in modo che si possa sapere cosa succede a un contenuto dopo che lo si è segnalato e più in evidenza tra i vari tool a disposizione degli utenti.

Sono aree di intervento, a guardarle bene, molto simili a quelle con cui le piattaforme digitali hanno già provato in passato a rispondere alle critiche rispetto ai pericoli a cui sarebbero esposti i bambini che ne utilizzano i servizi. Insegnare ai più piccoli come gestire la propria privacy su Facebook, così come garantire alle donne un maggior controllo sull’audience dei propri post ha l’obiettivo dichiarato di «ridurre il fardello» che non di rado è per queste categorie di utenti il semplice “stare” sui social network, provando «proattivamente a ridurre il numero di abusi che vedono».

È The Verge a sottolineare, però, come quello adottato dalle big tech in questa occasione e nell’annunciare nuovi strumenti social per le donne rischi di essere un atteggiamento ipocrita: il punto, infatti, non dovrebbe essere tanto ridurre il numero di abusi online contro le donne visibili e lampanti, quanto agire anche su forme di online harassment che rimangono nascoste e nell’ombra, ma che non per questo sono meno pericolose.

La stessa testata fa notare come, nonostante non siano mancate esternazioni entusiaste alla stampa di team e responsabili delle diverse piattaforme, è ancora poco chiaro come nella pratica le stesse metteranno a punto questi nuovi strumenti social per le donne e, soprattutto, come – e se – ne incentiveranno l’utilizzo.

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