Martedì 11 Agosto 2020
Macroambiente25 anni di lavoro da remoto? Ecco Susan, una simulazione di ciò che potremo diventare (senza le dovute precauzioni)

25 anni di lavoro da remoto? Ecco Susan, una simulazione di ciò che potremo diventare (senza le dovute precauzioni)

Susan è un'elaborazione grafica che simula 25 anni di lavoro da remoto, ricordando l'importanza di alcune necessarie abitudini da adottare se si lavora da casa.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
25 anni di lavoro da remoto? Ecco Susan, una simulazione di ciò che potremo diventare (senza le dovute precauzioni)

Provando a indagare come saremo dopo 25 anni di lavoro da remoto, la piattaforma americana per la ricerca di lavoro, DirectlyApply, ha ideato Susan, un’elaborazione grafica che mette in evidenza i potenziali effetti nocivi di questa tipologia di lavoro sulla salute fisica e mentale degli individui (qualora non vengano adottate alcune necessarie abitudini).

lavorare da casa: Susan potrebbe essere il nostro futuro?

«Il lockdown ha costretto persone, globalmente, a prendere parte a quello che è stato il maggior esperimento di lavoro da remoto al mondo», si può leggere sul sito di DirectlyApply. Dopo questo “esperimento” nasce Susan, il risultato del lavoro svolto da quest’azienda, insieme a un gruppo di psicologi ed esperti di fitness, per divulgare gli effetti negativi che il lavoro da remoto può avere sul nostro corpo se non si presta attenzione ad alcuni aspetti importanti.

Nella pagina dedicata a Susan, all’interno del proprio sito, l’azienda riprende uno studio condotto dall’Information Workers Group nel 2019, che mette in evidenza la chiara preferenza dei lavoratori per un «lavoro flessibile»: attualmente, cioè, si tenderebbe a preferire sempre di più modalità di lavoro come quella prevista dallo smart working, che consentono al dipendente di lavorare in ufficio, da casa o in qualsiasi altro luogo. Infatti, dall’indagine condotta su un campione di 15mila individui provenienti da cento paesi si evince che, a parità di offerta, l’80% degli intervistati esprimerebbe la propria preferenza per una proposta di lavoro in grado di garantire lavoro flessibile.

Di fronte alla crescente popolarità di queste forme di lavoro e più nello specifico alla possibilità di lavorare da casa, DirectlyApply avverte, in maniera creativa, circa le potenziali conseguenze di 25 anni di lavoro da remoto, partendo dall’immagine di Susan per far riferimento a tutte le problematiche che possono nascere da abitudini di lavoro scorrette.

Quale sarebbe il risultato (fisico e psicologico) di 25 anni di lavoro da remoto?

La mancanza di esercizio fisico regolare e la scarsa interazione sociale sono fra le principali abitudini problematiche che spesso diventano regola quando si lavora da casa, come fatto notare dall’azienda, potendo portare non solo a problemi di obesità ma anche di stress. Quando si parla di home working, però, esistono anche altre cattive abitudini che possono comportare danni importanti alla salute dei lavoratori.

La prima è la sindrome da visione artificiale“, un tipo di fastidio oculare (caratterizzato da sintomi come secchezza, arrossamento e infiammazione degli occhi) causato dall’utilizzo prolungato di computer o di altri dispositivi digitali. Tra i problemi riscontrati da Susan, la “lavoratrice del futuro”, c’è la cattiva postura davanti allo schermo, che può dar luogo a diversi problemi. La simulazione presenta infatti una gobba, una deformazione in questo caso causata da una postura scorretta, ma le conseguenze di quest’ultima, unite alla mancanza di esercizio fisico, possono comportare altri disagi come la rigidità del collo, problemi a spalle e cervicale. Inoltre, l’abitudine di trascorrere troppe ore di seguito a scrivere al computer può anche portare le persone a sviluppare delle lesioni da sforzo ripetitivo.

Susan presenta anche perdita di capelli e una pelle malnutrita, che tende a diventare pallida e spenta, tutti sintomi che derivano dalla mancanza di vitamina D e B-12 assorbite principalmente grazie all’esposizione al sole, che non si verifica se si rimane chiusi in casa per l’intera giornata.

Nel 2045 diventeremo come susan? Ecco come evitarlo

Tra i consigli forniti dagli esperti che hanno collaborato con DirectlyApply è indicata la necessità di creare una «routine quotidiana che si adatti alle proprie esigenze personali, ai livelli di produttività e alle richieste lavorative»: come ha affermato la psicologa Rachel M. Allan, si tratta di qualcosa di essenziale per mantenere una buona salute emotiva quando si lavora da remoto, oltre al fatto che contribuisce a una migliore gestione del tempo e dei propri compiti.

Ugualmente importante è il mantenimento dei rapporti sociali poiché la mancanza di contatto umano per tempi prolungati «può portare all’incremento dei livelli dell’ormone dello stress, il cortisolo, che aumenta la pressione sanguigna e ha effetti negativi sulla salute fisica», come fatto notare dalla psicologa clinica Kate Brierton.

Oltre all’importanza dell’esercizio fisico, è essenziale prendersi delle pause regolari nel corso della giornata, ma è anche fondamentale sfruttare il proprio tempo libero in maniera saggia, per esempio per attività sociali e all’aria aperta.

Infine, tra le buone pratiche del lavoro da remoto vi è la collaborazione tra colleghi, che può essere messa in pratica organizzando riunioni periodiche e, come suggerito dalla fisioterapista Emma James, «magari come parte di un’iniziativa di team building» potrebbe essere utile organizzare anche meeting con finalità diverse da quelle meramente lavorative, come per esempio fare stretching insieme (anche a distanza) o semplicemente socializzare con gli altri.

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